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Lavoro domenicale continuativo: come si calcola?

La Cassazione chiarisce il concetto di lavoro domenicale continuativo nel settore giornalistico. La sentenza stabilisce che il lavoro svolto abitualmente di domenica, anche se non ogni settimana, deve essere incluso nel calcolo degli istituti retributivi indiretti come tredicesima e ferie. Il caso riguardava un gruppo di giornalisti contro una nota emittente televisiva. La Corte ha respinto il ricorso delle società, confermando che la regolarità della prestazione è sufficiente a qualificarla come continuativa.

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Pubblicato il 24 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Lavoro Domenicale Continuativo: Quando Incide sulla Retribuzione Indiretta?

Il tema della retribuzione per il lavoro festivo è da sempre centrale nel diritto del lavoro, specialmente in settori dove l’attività non conosce pause. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha offerto importanti chiarimenti sul concetto di lavoro domenicale continuativo e sulla sua incidenza nel calcolo di elementi retributivi indiretti come tredicesima, ferie e permessi. La decisione analizza il caso di un gruppo di giornalisti di un’emittente televisiva, fornendo principi applicabili a molte altre categorie di lavoratori.

I Fatti di Causa

Un gruppo di giornalisti professionisti, inizialmente dipendenti di una società di media (poi incorporata in un colosso delle telecomunicazioni) e successivamente trasferiti a una nota emittente televisiva, si rivolgeva al Tribunale per ottenere il corretto calcolo di alcuni elementi della loro retribuzione. Le richieste principali erano due:

1. Il ricalcolo della cosiddetta “indennità televisiva”, sostenendo che la base di calcolo dovesse essere il minimo salariale previsto dal contratto integrativo aziendale e non quello, inferiore, del Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico (CNLG).
2. Il riconoscimento dell’incidenza delle maggiorazioni percepite per il lavoro domenicale e per il mancato riposo settimanale su istituti come la tredicesima mensilità, le ferie e i permessi.

Il Tribunale rigettava le domande, ma la Corte d’Appello, in riforma della prima decisione, accoglieva parzialmente le richieste dei lavoratori, in particolare quella relativa all’incidenza del lavoro domenicale. Le due società datrici di lavoro proponevano quindi ricorso per cassazione, mentre i lavoratori presentavano un ricorso incidentale per la parte a loro sfavorevole.

La Questione del Lavoro Domenicale Continuativo

Il cuore della controversia ruotava attorno all’interpretazione della nozione di “continuità” della prestazione lavorativa domenicale. Le aziende sostenevano che, per includere le maggiorazioni nella base di calcolo della retribuzione indiretta, il lavoro domenicale dovesse essere svolto con una frequenza e sistematicità tali da essere provate rigorosamente. La Corte d’Appello, invece, aveva ritenuto che i lavoratori avessero adeguatamente provato la continuità del loro lavoro domenicale, basandosi sui conteggi e sulle buste paga depositate.

La Cassazione, nel confermare la decisione d’appello su questo punto, ha chiarito un principio fondamentale: il requisito della continuità non va confuso con la “quotidianità” della prestazione. È sufficiente che il lavoro domenicale ricorra con una certa frequenza, in modo “abituale”, in relazione al normale fabbisogno dell’impresa e alle mansioni del lavoratore. Nel caso di specie, trattandosi di giornalisti impiegati in telegiornali trasmessi tutti i giorni, anche la domenica, la natura continuativa della prestazione era evidente.

L’inammissibilità delle Altre Censure

La Corte ha dichiarato inammissibili gli altri motivi di ricorso. In particolare:

* Eccezione di prescrizione: Il motivo sollevato dalle società è stato giudicato inammissibile per difetto di “autosufficienza”, in quanto le ricorrenti non avevano trascritto integralmente il contenuto delle lettere interruttive della prescrizione, impedendo alla Corte di valutarne l’effettiva idoneità.
* Ricorso incidentale dei lavoratori: Anche il ricorso dei lavoratori, relativo al ricalcolo dell’indennità televisiva, è stato dichiarato inammissibile. La Cassazione ha ribadito che il vizio di “violazione e falsa applicazione di legge” può essere fatto valere solo per contratti e accordi collettivi nazionali, non per quelli aziendali, la cui interpretazione è riservata ai giudici di merito e non può essere censurata in sede di legittimità.

Le Motivazioni

La Suprema Corte ha fondato la sua decisione su consolidati principi giuridici. Per quanto riguarda il lavoro domenicale continuativo, ha specificato che la sua prova può emergere anche dai documenti contabili, come le buste paga, che ne attestano la cadenza temporale. Il concetto di “abitualità” è stato legato non a un criterio matematico rigido, ma alle esigenze strutturali dell’attività d’impresa. Un’emittente che trasmette sette giorni su sette ha un fabbisogno strutturale di personale anche nei giorni festivi, rendendo la prestazione domenicale una modalità ordinaria di svolgimento del lavoro per i giornalisti coinvolti.

Riguardo ai motivi procedurali, la Corte ha applicato con rigore il principio di autosufficienza del ricorso, sottolineando che la parte che lamenta un errore del giudice di merito deve fornire alla Cassazione tutti gli elementi necessari per valutare la censura, senza costringerla a ricercare atti nei fascicoli precedenti. Infine, ha confermato il proprio orientamento secondo cui l’interpretazione dei contratti collettivi aziendali sfugge al sindacato di legittimità se non per vizi logici della motivazione, non sollevati nel caso specifico.

Conclusioni

Questa sentenza rafforza la tutela dei lavoratori che prestano regolarmente la loro attività nei giorni festivi. Le conclusioni principali sono due:

1. Il lavoro domenicale continuativo non richiede una presenza fissa ogni domenica, ma una prestazione abituale e frequente, legata alla natura dell’attività aziendale. Se sussiste tale requisito, le relative maggiorazioni diventano parte integrante della retribuzione utile al calcolo di ferie, permessi e tredicesima.
2. Viene ribadita l’importanza del rigore formale nella redazione dei ricorsi per cassazione, in particolare il rispetto del principio di autosufficienza. Inoltre, si conferma che l’interpretazione della contrattazione di secondo livello (aziendale) è di competenza esclusiva dei giudici di merito.

Cosa si intende per ‘lavoro domenicale continuativo’ ai fini del calcolo della retribuzione?
Non significa lavorare obbligatoriamente ogni singola domenica, ma svolgere la prestazione in modo ‘abituale’ e con una certa frequenza, in base alle normali ed ordinarie esigenze dell’impresa. Per i giornalisti di un telegiornale che va in onda sette giorni su sette, ad esempio, il lavoro domenicale è considerato continuativo.

La maggiorazione per lavoro domenicale continuativo incide su ferie e tredicesima?
Sì, la sentenza conferma che quando la prestazione domenicale ha carattere di continuità, la relativa maggiorazione entra a far parte della base di calcolo per gli istituti retributivi indiretti e differiti, come la tredicesima mensilità, le ferie e i permessi.

È possibile contestare l’interpretazione di un contratto aziendale in Cassazione?
No, il motivo di ricorso per ‘violazione e falsa applicazione di legge’ è sindacabile in sede di legittimità solo per contratti o accordi collettivi di rango nazionale. L’interpretazione dei contratti aziendali è riservata al giudice di merito e non può essere riesaminata dalla Corte di Cassazione sotto questo profilo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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