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Istanza di prelievo: obbligo per l’indennizzo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina che chiedeva un indennizzo per l’irragionevole durata di un processo amministrativo. La domanda era stata respinta perché non era stata presentata l’istanza di prelievo. La Corte ha confermato che tale istanza non è una mera formalità, ma un rimedio preventivo obbligatorio ed efficace, la cui omissione preclude il diritto all’equa riparazione, in linea con la giurisprudenza della Corte Costituzionale.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Istanza di Prelievo: La Cassazione Conferma l’Obbligo per l’Indennizzo da Lentezza della Giustizia

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17980 del 2024, è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale per chiunque si trovi ad affrontare le lungaggini della giustizia: l’indennizzo per l’irragionevole durata del processo. La decisione ribadisce un principio fondamentale: per ottenere l’equa riparazione nel processo amministrativo, è indispensabile aver prima esperito i cosiddetti ‘rimedi preventivi’, tra cui spicca l’istanza di prelievo. Questa pronuncia chiarisce che tale strumento non è una semplice formalità, ma un requisito sostanziale che dimostra l’interesse attivo della parte a una rapida definizione della lite.

I Fatti di Causa

Il caso nasce dal ricorso di una cittadina che, dopo aver subito un processo amministrativo eccessivamente lungo, aveva richiesto un indennizzo ai sensi della ‘Legge Pinto’. La Corte di Appello, tuttavia, aveva dichiarato la sua domanda inammissibile. La motivazione? La ricorrente non aveva depositato un’istanza di prelievo, ovvero l’atto con cui si sollecita il giudice a fissare l’udienza di discussione. Secondo i giudici di merito, questa omissione dimostrava una carenza di interesse a una sollecita definizione del giudizio, precludendo così il diritto al risarcimento.

La Decisione della Cassazione e la Funzione dell’Istanza di Prelievo

Investita della questione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cittadina, confermando la decisione della Corte di Appello. I giudici supremi hanno respinto la tesi secondo cui l’obbligo di presentare l’istanza di prelievo fosse incostituzionale. Al contrario, la Corte ha allineato la propria decisione alla consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale (in particolare le sentenze n. 121/2020 e n. 107/2023), che ha già validato la natura di questo strumento come ‘rimedio preventivo’ efficace.

Perché l’Istanza di Prelievo è un Rimedio Efficace?

La sentenza chiarisce che l’istanza di prelievo non è un mero invito al giudice ad accelerare, ma un atto che può concretamente attivare un percorso processuale più rapido. Nello specifico, la sua presentazione può portare il giudice a decidere il ricorso con un modello procedimentale alternativo e semplificato, come quello previsto dall’art. 71-bis del codice del processo amministrativo (decisione in camera di consiglio con sentenza in forma semplificata). Questo meccanismo realizza un giusto equilibrio tra la necessità di garantire alla parte un rimedio effettivo contro i ritardi e l’esigenza di salvaguardare le garanzie processuali.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte si fondano principalmente sul concetto di ‘modello procedimentale alternativo’ elaborato dalla Corte Costituzionale. Un rimedio è ‘preventivo’ non quando si limita a segnalare un ritardo, ma quando è in grado di innescare meccanismi procedurali che abbreviano i tempi decisionali. L’istanza di prelievo rientra a pieno titolo in questa categoria perché non si limita a manifestare l’interesse della parte, ma sollecita una scelta del giudice tra il rito ordinario e uno più celere.

La Corte ha inoltre sottolineato come questa impostazione sia perfettamente in linea con la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Anche la Corte di Strasburgo, infatti, predilige i rimedi che accelerano il procedimento (‘remedies to speed up the proceedings’) rispetto a quelli puramente risarcitori, poiché i primi prevengono la violazione del diritto a un processo di ragionevole durata, anziché limitarsi a compensarla a posteriori. La giurisprudenza europea e quella costituzionale italiana, conclude la Corte, ‘vanno mano nella mano’.

Le Conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 17980/2024 consolida un principio di fondamentale importanza pratica per cittadini e avvocati. Chi intende chiedere un’equa riparazione per i ritardi della giustizia amministrativa deve prima dimostrare di aver fatto tutto il possibile per accelerare il processo presupposto. La presentazione dell’istanza di prelievo, almeno sei mesi prima che maturino i termini per l’indennizzo, non è un’opzione, ma un onere procedurale il cui mancato assolvimento comporta l’inammissibilità della domanda risarcitoria. È la conferma che la collaborazione attiva delle parti è un elemento essenziale per il corretto funzionamento del sistema giudiziario.

È possibile ottenere un indennizzo per l’eccessiva durata di un processo amministrativo senza aver prima presentato l’istanza di prelievo?
No, la sentenza conferma che la mancata presentazione dell’istanza di prelievo, quale rimedio preventivo, rende inammissibile la domanda di indennizzo per irragionevole durata del processo.

L’istanza di prelievo è un semplice atto formale o ha un’efficacia concreta nell’accelerare il processo?
Secondo la Corte, non è un atto meramente formale. È uno strumento efficace che può attivare un ‘modello procedimentale alternativo’, come la decisione con sentenza in forma semplificata, accelerando così concretamente la definizione del giudizio.

L’obbligo di presentare l’istanza di prelievo è in contrasto con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)?
No. La Corte di Cassazione chiarisce che questa soluzione non entra in tensione con la giurisprudenza della CEDU, la quale privilegia i rimedi volti ad accelerare il procedimento piuttosto che quelli meramente risarcitori, ritenendoli più efficaci nel prevenire le violazioni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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