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IRAP medici: ripartizione costi tra ospedale e medico

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31845/2025, ha stabilito i principi per la gestione del costo dell’IRAP sull’attività libero-professionale dei medici in ospedale. La Corte ha chiarito che, sebbene l’imposta gravi sull’azienda sanitaria e non possa essere semplicemente ‘trasferita’ al medico, il suo costo deve essere considerato nella determinazione delle tariffe e nella ripartizione dei proventi. In caso di aumento imprevisto dell’aliquota, l’onere aggiuntivo deve essere suddiviso proporzionalmente tra azienda e professionista. La sentenza di merito, che non aveva verificato il rispetto di questi principi, è stata cassata con rinvio.

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Pubblicato il 29 dicembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

IRAP medici: la Cassazione stabilisce la ripartizione dei costi

La questione della corretta imputazione dei costi relativi all’IRAP medici nell’ambito dell’attività libero-professionale intramuraria è da tempo oggetto di dibattito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti fondamentali, stabilendo che, sebbene l’imposta non possa essere semplicemente ‘trasferita’ al professionista, il suo costo deve essere equamente considerato e ripartito. Analizziamo la decisione e le sue implicazioni pratiche.

I Fatti del Caso: La Controversia tra Medici e Azienda Sanitaria

Un gruppo di medici dipendenti di un’Azienda Ospedaliera Universitaria si era opposto all’aumento delle trattenute operate sui loro compensi derivanti dall’attività libero-professionale svolta all’interno della struttura. L’azienda sanitaria aveva aumentato le aliquote di prelievo per coprire i costi dell’IRAP, sostenendo che tale imposta rappresentasse un costo diretto del servizio. I medici, ritenendo illegittimo tale aumento unilaterale, si sono rivolti al Tribunale per chiederne l’annullamento e la restituzione delle somme indebitamente trattenute.

Il Percorso Giudiziario: Dal Tribunale alla Corte d’Appello

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno dato ragione ai medici. I giudici di merito hanno stabilito che la traslazione dell’IRAP sui professionisti sanitari non era legittima in assenza di una specifica ed esplicita previsione nel regolamento aziendale. Secondo le corti territoriali, l’azienda avrebbe dovuto adeguare le tariffe pagate dai pazienti per coprire tali costi, anziché rivalersi direttamente sui compensi dei medici.

IRAP medici e la decisione della Cassazione

L’azienda sanitaria ha impugnato la decisione d’appello dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibili i primi tre motivi di ricorso, che contestavano l’interpretazione del regolamento aziendale data dai giudici di merito. Ha invece accolto il quarto motivo, che denunciava la violazione della normativa secondo cui la determinazione delle tariffe per l’attività intra moenia deve tener conto di tutti i costi, diretti e indiretti.

Le motivazioni: i principi sulla ripartizione dei costi IRAP medici

La Corte di Cassazione ha delineato dei principi giuridici chiari, basandosi su suoi precedenti orientamenti. Innanzitutto, ha ribadito che l’IRAP è un’imposta che grava sull’azienda sanitaria in quanto soggetto che esercita l’attività produttiva. Pertanto, una ‘traslazione’ diretta dell’onere fiscale sul medico, attraverso una semplice detrazione dal suo compenso, è illegittima.

Tuttavia, questo non significa che il costo dell’IRAP sia irrilevante. Il principio fondamentale è che l’attività libero-professionale non deve generare costi aggiuntivi per il Servizio Sanitario Nazionale. Di conseguenza:

1. Inclusione nei Costi Complessivi: L’ammontare dell’IRAP deve essere incluso nel calcolo complessivo dei costi (diretti e indiretti) che l’azienda sostiene per l’erogazione delle prestazioni in regime privato. Questo calcolo è propedeutico alla determinazione delle tariffe per i pazienti.
2. Ripartizione dei Proventi: L’importo derivante dall’IRAP deve essere detratto dal ‘quantum’ totale incassato, prima che questo venga ripartito nelle rispettive quote spettanti all’azienda e al medico.
3. Divieto di Modifiche Unilaterali: L’azienda sanitaria non può modificare unilateralmente i criteri di quantificazione dei compensi già concordati in sede di contrattazione decentrata.
4. Gestione degli Aumenti Imprevisti: Qualora si verifichi un aumento dell’aliquota IRAP non previsto, il maggior esborso non può gravare interamente sul medico. Deve, invece, essere ripartito proporzionalmente tra l’azienda e il professionista, secondo le rispettive quote di partecipazione ai proventi.

Le conclusioni

La Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare il caso attenendosi a questi principi. La decisione ha importanti implicazioni pratiche: le aziende sanitarie non possono scaricare l’IRAP sui medici con una semplice trattenuta. Devono invece strutturare i regolamenti e gli accordi in modo che tutti i costi, inclusa l’imposta, siano coperti dal ricavato complessivo dell’attività, garantendo una ripartizione equa e trasparente dei proventi e degli oneri.

L’ospedale può addebitare direttamente l’IRAP al medico che svolge attività intra moenia?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che l’IRAP è un’imposta a carico dell’azienda sanitaria e non può essere oggetto di ‘traslazione’, ovvero trasferita direttamente sul medico deducendola dal suo compenso.

Come deve essere gestito il costo dell’IRAP nell’attività libero-professionale dei medici?
Il costo dell’IRAP, come tutti i costi diretti e indiretti, deve essere tenuto in conto nella fase di determinazione delle tariffe e nella ripartizione dei proventi tra l’azienda e il medico. L’importo va detratto dal totale incassato prima di suddividerlo in quote.

Cosa succede se l’aliquota IRAP aumenta in modo imprevisto?
L’aumento imprevisto del costo dell’IRAP non può gravare solo sul medico. Deve essere ripartito proporzionalmente tra il medico e l’azienda sanitaria, in base alle rispettive quote di partecipazione ai proventi dell’attività.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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