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Interessi usurari: quando il giudice può dissentire?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 13603/2024, ha rigettato un ricorso in materia di interessi usurari. Ha stabilito che il giudice di merito può discostarsi dalle conclusioni della perizia tecnica (CTU) se fornisce una motivazione adeguata, in base al principio ‘iudex peritus peritorum’. L’inammissibilità del ricorso è derivata anche dal fatto che l’appellante non aveva contestato tutte le autonome ‘rationes decidendi’ della sentenza impugnata.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Interessi usurari: il giudice può ignorare la CTU?

L’analisi degli interessi usurari nei contratti bancari è una materia complessa, spesso decisa dall’esito di una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU). Ma cosa accade se il giudice non condivide le conclusioni del perito? La recente ordinanza della Corte di Cassazione, n. 13603 del 16 maggio 2024, offre chiarimenti cruciali su questo punto e sul principio del iudex peritus peritorum, riaffermando l’autonomia del giudice nella valutazione delle prove tecniche.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un’azione legale intentata da una società a responsabilità limitata contro un istituto di credito. La società contestava l’applicazione di commissioni di massimo scoperto non pattuite e di interessi usurari sul proprio conto corrente.

Nel corso del giudizio, la società veniva cancellata dal registro delle imprese e l’azione legale veniva proseguita dall’erede dell’unico socio. La Corte d’Appello, pur riconoscendo la legittimazione ad agire dell’erede, rigettava nel merito le domande. In particolare, la Corte di merito riteneva che, nonostante alcune criticità nella CTU di primo grado, non vi fossero elementi sufficienti per dichiarare l’usurarietà dei tassi applicati. La Corte stessa procedeva a un ricalcolo, concludendo che il tasso soglia non era stato superato. L’erede proponeva quindi ricorso in Cassazione, basandolo su tre motivi principali.

La Decisione della Cassazione: Analisi dei Motivi

La Suprema Corte ha esaminato e rigettato tutti i motivi di ricorso, fornendo importanti precisazioni sia di carattere processuale che sostanziale.

L’inammissibilità per mancata impugnazione di tutte le ‘rationes decidendi’

I primi due motivi di ricorso, analizzati congiuntamente, sono stati dichiarati inammissibili. La ricorrente si doleva della valutazione della Corte d’Appello sulla non usurarietà dei tassi. Tuttavia, la Cassazione ha evidenziato come la decisione del giudice di secondo grado fosse fondata su più argomentazioni autonome e distinte (rationes decidendi).

Una di queste argomentazioni, non specificamente contestata dalla ricorrente, era che anche ricalcolando il TEG (Tasso Effettivo Globale) secondo una metodologia diversa (escludendo la commissione di massimo scoperto prima del 2009), il risultato non cambiava: gli interessi usurari non sussistevano. La mancata impugnazione di questa specifica ratio ha reso l’intero motivo inammissibile, in quanto quella parte della sentenza era passata in giudicato.

La valutazione degli interessi usurari e il potere del giudice

Il terzo motivo di ricorso criticava la Corte d’Appello per essersi discostata dalla CTU senza disporre una nuova perizia, basandosi su una propria valutazione tecnica. Anche questo motivo è stato respinto. La Cassazione ha ribadito il consolidato principio del iudex peritus peritorum (il giudice è il perito dei periti).

Questo principio conferisce al giudice il potere di non aderire alle conclusioni del consulente tecnico, a condizione che fornisca una motivazione adeguata, logica e priva di errori di diritto, spiegando le ragioni del suo dissenso. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva motivato la sua decisione, spiegando di aver applicato la formula della Banca d’Italia per ricalcolare i tassi in un trimestre specifico, giungendo a escludere il superamento della soglia di usura. La Cassazione ha ritenuto tale motivazione sufficiente e non censurabile in sede di legittimità.

Le Motivazioni

La decisione della Corte si fonda su due pilastri giuridici fondamentali. Il primo è di natura processuale: l’onere della parte che impugna una sentenza di contestare specificamente tutte le ragioni autonome che la sorreggono. Se anche una sola di esse, da sola sufficiente a giustificare la decisione, non viene contestata, il ricorso è destinato all’inammissibilità. Questo principio garantisce la stabilità delle decisioni e previene ricorsi generici.

Il secondo pilastro è il ruolo del giudice quale ‘peritus peritorum’. La consulenza tecnica è uno strumento di ausilio per il giudice, non un vincolo. Il magistrato conserva la piena facoltà di valutazione delle prove e può, con una motivazione congrua e logica, arrivare a conclusioni diverse da quelle del perito. Questo riafferma la centralità della funzione giurisdizionale nella valutazione dei fatti, anche quando questi presentano profili di elevata tecnicità come nel calcolo degli interessi usurari.

Le Conclusioni

L’ordinanza 13603/2024 della Cassazione offre due importanti lezioni pratiche. Per gli avvocati, sottolinea l’importanza di strutturare un ricorso in modo chirurgico, attaccando ogni singola argomentazione della sentenza sfavorevole. Per i correntisti e le imprese che agiscono contro le banche, chiarisce che il solo esito di una CTU favorevole non garantisce la vittoria. La decisione finale spetta al giudice, il quale ha il potere e il dovere di vagliare criticamente ogni elemento, compresa la perizia. La solidità della motivazione del giudice diventa, quindi, l’elemento cruciale per la tenuta della decisione nei successivi gradi di giudizio.

Un giudice può ignorare le conclusioni di una perizia tecnica (CTU) in una causa per interessi usurari?
Sì, il giudice può discostarsi dalle risultanze della CTU in base al principio ‘iudex peritus peritorum’ (il giudice è il perito dei periti), a condizione che fornisca una motivazione adeguata, logica e priva di errori di diritto per spiegare le ragioni del suo dissenso.

Cosa succede se un ricorso in appello o in Cassazione non contesta tutte le ragioni su cui si fonda la sentenza precedente?
Se la sentenza impugnata si basa su più ragioni autonome (rationes decidendi), ciascuna idonea a sorreggere la decisione, e il ricorso non le contesta tutte, il ricorso viene dichiarato inammissibile. Le ragioni non contestate passano in giudicato, rendendo inutile l’esame delle altre censure.

In questo caso specifico, perché la Corte d’Appello ha ritenuto non superato il tasso soglia di usura?
La Corte d’Appello ha effettuato un proprio ricalcolo, discostandosi dalla CTU. Ha precisato che, anche scomputando la commissione di massimo scoperto dal TEG per il periodo antecedente al 2009 e applicando la formula della Banca d’Italia, la ‘significativa riduzione’ del tasso calcolato consentiva di escludere il superamento della soglia di usura.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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