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Interessi usurari conto corrente: la CTU è decisiva

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni correntisti in una causa per interessi usurari conto corrente. La decisione si fonda sulla mancata contestazione specifica della Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) del primo grado, che aveva escluso il superamento del tasso soglia. La Corte ha ribadito che non è possibile, in sede di legittimità, sostituire la valutazione del perito del tribunale con quella di parte, confermando la condanna al pagamento di una somma inferiore a quella originariamente richiesta dalla banca.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Interessi Usurari Conto Corrente: Perché la Perizia del Tribunale è Cruciale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione mette in luce un aspetto fondamentale nelle controversie bancarie relative agli interessi usurari conto corrente: l’importanza di contestare in modo specifico e tempestivo le conclusioni della Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU). Quando la perizia del tribunale esclude l’usura, diventa estremamente difficile ribaltare la decisione nei gradi di giudizio successivi. Analizziamo insieme questo caso per capire le implicazioni pratiche per correntisti e professionisti.

I Fatti del Caso: Dalla Richiesta della Banca alla Decisione del Tribunale

La vicenda ha origine da un decreto ingiuntivo ottenuto da un istituto di credito nei confronti di una società e dei suoi fideiussori per un debito di oltre 250.000 euro, derivante da un saldo di conto corrente. I debitori si sono opposti al decreto, sostenendo non solo l’illegittimità di varie spese e dell’anatocismo, ma anche l’applicazione di interessi usurari. Hanno inoltre avanzato una domanda riconvenzionale per la restituzione di oltre 300.000 euro.

Il Tribunale, dopo aver disposto una CTU contabile, ha accolto parzialmente le ragioni dei correntisti. Ha revocato il decreto ingiuntivo e, ricalcolando il dovuto senza anatocismo e altre spese non pattuite, ha ridotto significativamente il debito a circa 110.000 euro. Tuttavia, il perito del tribunale aveva chiarito un punto cruciale: i tassi di interesse applicati non avevano mai superato la soglia dell’usura.

Insoddisfatti della decisione, i correntisti hanno presentato appello, ma la Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado, spingendoli a ricorrere in Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione: il Ruolo degli interessi usurari conto corrente e della CTU

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ponendo fine alla controversia. La decisione si basa su principi procedurali solidi che meritano un’attenta analisi. I giudici hanno sottolineato come i ricorrenti non avessero colto il nucleo della motivazione della Corte d’Appello, che poggiava su una ‘doppia ratio’.

L’Inammissibilità del Ricorso per Mancata Critica Specifica

Il primo motivo del rigetto risiede nel fatto che l’appello non aveva mosso critiche specifiche e puntuali alle conclusioni tecniche della CTU, che erano state integralmente recepite dal primo giudice. La Corte d’Appello aveva già evidenziato questa lacuna. In Cassazione, i ricorrenti hanno riproposto le loro tesi, basate sulla propria perizia di parte (CTP), senza però smontare il ragionamento logico-giuridico che aveva portato i giudici di merito a fidarsi della CTU.

Divieto di riesame nel merito in Cassazione

La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Non può, quindi, sostituire la propria valutazione delle prove (come una perizia) a quella compiuta dai giudici dei gradi precedenti. Tentare di far prevalere la propria CTP sulla CTU senza denunciare vizi logici o giuridici nella motivazione della sentenza equivale a chiedere un inammissibile riesame dei fatti. Di conseguenza, la censura è stata definita ‘a carattere esclusivamente meritale’ e quindi respinta.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si concentrano sulla tecnica processuale del ricorso. La sentenza impugnata aveva confermato la decisione di primo grado basandosi su due pilastri: l’assenza di usura, come accertato dalla CTU, e la correttezza del ricalcolo del debito escludendo anatocismo e altre voci. I ricorrenti, nel loro appello, si erano limitati a insistere sul carattere usurario degli interessi, senza attaccare specificamente il percorso argomentativo con cui il Tribunale, basandosi sulla CTU, aveva escluso tale circostanza. Questa debolezza dell’atto di appello è stata fatale. La Corte di Cassazione ha evidenziato che, di fronte a una motivazione con una ‘doppia ratio’, il ricorrente ha l’onere di criticarle entrambe. Non avendolo fatto, il ricorso è risultato inammissibile, assorbendo anche le altre censure sollevate.

Le Conclusioni

Questa ordinanza offre due lezioni importanti. La prima è che nelle cause bancarie, la Consulenza Tecnica d’Ufficio assume un ruolo centrale e quasi decisivo. Le sue conclusioni, se non vengono contestate in modo circostanziato e specifico fin dal primo grado di giudizio, cristallizzano un accertamento tecnico che è molto difficile scardinare in seguito. La seconda lezione è di natura processuale: un ricorso, sia in appello che in Cassazione, non può limitarsi a riproporre le proprie tesi, ma deve demolire punto per punto le fondamenta logico-giuridiche della sentenza che si intende impugnare. In assenza di questa critica mirata, il tentativo di far valere le proprie ragioni è destinato a fallire.

Perché il ricorso dei correntisti è stato dichiarato inammissibile dalla Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile principalmente perché non ha criticato in modo specifico tutte le ragioni (‘doppia ratio’) su cui si basava la sentenza della Corte d’Appello. In particolare, i ricorrenti non hanno contestato efficacemente le motivazioni tecnico-giuridiche per cui il giudice, basandosi sulla perizia (CTU), aveva escluso la natura usuraria degli interessi.

È possibile contestare in Cassazione le conclusioni di una perizia tecnica (CTU)?
No, non direttamente. La Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti o sostituire la propria valutazione a quella del perito. È possibile contestare la sentenza solo se la sua motivazione, nel fare proprie le conclusioni della CTU, presenta vizi logici evidenti o viola specifiche norme di legge, cosa che in questo caso non è stata dimostrata.

Qual è stato l’esito finale per i correntisti?
L’esito finale è stata la conferma della decisione di secondo grado. I correntisti sono stati condannati in solido a pagare alla società creditrice la somma di circa 110.906,80 euro (inferiore a quella originaria), oltre al pagamento delle spese legali del giudizio di Cassazione, liquidate in 7.200 euro più accessori.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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