LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Insinuazione al passivo: come modificare la domanda

Una società creditrice ha presentato una domanda di insinuazione al passivo per un importo errato a causa di un errore di calcolo. Il Tribunale aveva respinto la successiva correzione, ritenendola una domanda nuova non ammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la rettifica del quantum, basata sui medesimi fatti e contratti originariamente prodotti, costituisce una semplice e lecita ‘emendatio’ della domanda di insinuazione al passivo, non una ‘mutatio’ vietata.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Errore nella domanda di insinuazione al passivo: è possibile correggerlo?

Presentare una domanda di insinuazione al passivo in una procedura fallimentare è un passo cruciale per ogni creditore. Ma cosa succede se, per un mero errore di calcolo, l’importo richiesto è sbagliato? È possibile correggere la domanda o si rischia di perdere parte del proprio credito? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale, distinguendo tra una modifica sostanziale e vietata della domanda (mutatio libelli) e una semplice e permessa correzione (emendatio libelli).

I fatti di causa

Il caso ha origine dalla domanda tardiva di ammissione al passivo presentata da una società di servicing, per conto di una società veicolo cessionaria di crediti bancari. La domanda riguardava un credito di circa 54.000 euro, garantito da ipoteca e derivante da tre distinti contratti di mutuo stipulati con la società poi fallita. Il curatore fallimentare, nel progetto di stato passivo, aveva proposto il rigetto integrale della domanda per carenza di prova e mancata specificazione del credito per ciascun contratto.

In risposta, nella fase delle osservazioni, la società creditrice rettificava l’importo, chiedendo l’ammissione per una somma molto superiore (circa 371.000 euro in via ipotecaria e 107.000 euro in via chirografaria), sostenendo che l’importo iniziale era frutto di un palese errore materiale di trascrizione. Il Tribunale, tuttavia, respingeva l’opposizione, qualificando la rettifica come una domanda nuova, e quindi inammissibile, perché presentata oltre i termini.

La correzione del quantum nell’insinuazione al passivo non è una domanda nuova

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione del giudice di merito. Secondo i giudici di legittimità, il Tribunale ha errato nel considerare la rettifica dell’importo come una mutatio libelli. La distinzione chiave risiede nella differenza tra modificare gli elementi costitutivi della pretesa e semplicemente precisarne l’entità economica.

Il divieto di mutatio libelli serve a impedire che il creditore introduca una pretesa completamente nuova, basata su fatti o titoli diversi da quelli indicati nella domanda originaria. Nel caso di specie, invece, la società creditrice non ha cambiato né il petitum (la richiesta di ammissione al passivo) né la causa petendi (i tre contratti di mutuo originari e le relative garanzie ipotecarie, già tutti prodotti con la prima istanza).

Le motivazioni

La Corte ha chiarito che l’aumento quantitativo della pretesa, finalizzato a correggere un errore materiale di calcolo, costituisce una semplice emendatio libelli. Questa è ammissibile nella fase di verifica, prima che il decreto renda esecutivo lo stato passivo. Il creditore, infatti, aveva fin da subito basato la sua richiesta sui tre contratti di mutuo, che rappresentavano i fatti costitutivi del suo diritto. L’errore era consistito nel calcolare l’importo dovuto sulla base di uno solo dei tre rapporti, invece che sulla loro totalità.

Le osservazioni ex art. 95 della Legge Fallimentare servono proprio a questo: consentire un dialogo con il curatore e il giudice delegato per chiarire e precisare i termini della domanda. Mantenendo inalterati i fatti costitutivi e la causa petendi, la rettifica del quantum e un migliore chiarimento della pretesa creditoria sono perfettamente legittimi. Di conseguenza, negare questa possibilità equivarrebbe a penalizzare ingiustamente il creditore per un errore di calcolo, in violazione del principio che consente la precisazione della domanda.

Le conclusioni

La decisione della Cassazione stabilisce un principio importante per le procedure di insinuazione al passivo: un creditore può correggere l’importo richiesto nella propria domanda, anche aumentandolo significativamente, a condizione che tale modifica sia una mera rettifica di un errore di calcolo e non introduca nuovi fatti o titoli a fondamento della pretesa. La domanda originaria deve già contenere tutti gli elementi essenziali (come i contratti e le garanzie) che giustificano il credito nella sua interezza. Questa pronuncia offre maggiore flessibilità ai creditori, tutelandoli da errori materiali che potrebbero altrimenti compromettere il recupero dei loro crediti.

È possibile modificare l’importo richiesto in una domanda di insinuazione al passivo dopo averla depositata?
Sì, è possibile, a condizione che la modifica sia una mera precisazione o la correzione di un errore di calcolo (emendatio libelli) e non alteri i fatti costitutivi o il titolo giuridico della pretesa (mutatio libelli). La domanda originaria deve già contenere gli elementi essenziali che giustificano il credito.

Qual è la differenza tra ‘emendatio libelli’ e ‘mutatio libelli’ in ambito fallimentare?
La ‘emendatio libelli’ è una correzione o precisazione della domanda che non ne cambia gli elementi essenziali (oggetto e causa). Ad esempio, la rettifica dell’importo dovuto per un errore di calcolo. La ‘mutatio libelli’ è una modifica sostanziale che introduce una domanda nuova, basata su fatti o titoli diversi, ed è vietata.

Il principio che permette la rettifica della domanda vale anche per le istanze tardive di insinuazione al passivo?
Sì, la Corte di Cassazione ha chiarito che le regole fondamentali sull’accertamento del passivo, incluso il divieto di ‘mutatio libelli’ e la possibilità di ‘emendatio’, sono identiche sia per le domande tempestive sia per quelle tardive.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati