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Indennità di trasferta: onere della prova del rientro

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gruppo di lavoratori, negando il loro diritto all’indennità di trasferta per pasto serale e pernottamento. La Corte ha stabilito che, una volta che l’azienda fornisce prove sufficienti a dimostrare la possibilità per i dipendenti di rientrare alla propria abitazione entro un orario stabilito (le 21:00 in questo caso), spetta ai lavoratori l’onere di provare specificamente le singole giornate in cui ciò non è stato possibile. I lavoratori non hanno fornito tale prova, rendendo legittimo il diniego dell’indennità.

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Indennità di Trasferta: Quando Spetta e Chi Deve Provare Cosa?

L’indennità di trasferta rappresenta un elemento cruciale della retribuzione per molti lavoratori che operano fuori dalla sede abituale. Recentemente, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso emblematico, chiarendo la ripartizione dell’onere probatorio tra azienda e dipendente riguardo al diritto all’indennità per il pasto serale e il pernottamento. Questa ordinanza fornisce indicazioni preziose per comprendere i limiti di tale diritto e le prove necessarie per farlo valere in giudizio.

I Fatti del Caso: La Controversia sull’Indennità

Un gruppo di lavoratori aveva ottenuto dei decreti ingiuntivi nei confronti della propria azienda per ottenere il pagamento dell’indennità di trasferta in misura piena, comprensiva cioè delle quote per il pasto meridiano, il pasto serale e il pernottamento, come previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore.

L’azienda si è opposta, sostenendo che i lavoratori non avessero diritto alle quote per la cena e il pernottamento. Secondo la tesi aziendale, pur lavorando in cantieri distanti dalla sede, i dipendenti erano in grado di rientrare presso le proprie abitazioni entro le ore 21:00, orario limite fissato dal CCNL per maturare il diritto all’indennità serale. A supporto, l’azienda ha prodotto documentazione attestante le località di trasferta e la loro prossimità ai luoghi di residenza dei lavoratori, stimando un tempo di percorrenza di circa un’ora. Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno accolto la tesi dell’azienda, revocando parzialmente i decreti ingiuntivi.

La Decisione della Corte di Cassazione e l’onere della prova sull’indennità di trasferta

I lavoratori hanno quindi presentato ricorso in Cassazione, basandolo su due motivi principali: la violazione delle norme del CCNL sull’onere della prova e l’omessa valutazione di un presunto “uso aziendale” che prevedeva il pagamento dell’indennità sempre in misura piena. La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso.

Il Primo Motivo: La Prova del Rientro a Casa

La Corte ha chiarito un punto fondamentale sull’onere probatorio. Se l’azienda fornisce elementi di prova sufficienti a sostenere che, in via generale, il rientro a casa entro l’orario limite è possibile (come mappe, tempi di percorrenza medi, orari di fine turno), l’onere della prova si sposta sul lavoratore. Spetta a quest’ultimo, infatti, allegare e dimostrare in modo specifico le singole giornate e le circostanze eccezionali per cui il rientro non è stato possibile (ad esempio, turni terminati oltre l’orario consueto, problemi di traffico straordinari, etc.). Nel caso di specie, i lavoratori si erano limitati a una contestazione generica, senza fornire dettagli specifici che potessero smentire la ricostruzione dell’azienda, ritenuta verosimile dai giudici.

Il Secondo Motivo: L’Uso Aziendale

Anche il secondo motivo è stato respinto. La Corte ha rilevato che i lavoratori non avevano adeguatamente allegato e provato l’esistenza di una prassi aziendale consolidata e vincolante nei precedenti gradi di giudizio. La censura sollevata in Cassazione è stata quindi considerata un tentativo inammissibile di ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità.

Le Motivazioni della Corte

Le motivazioni della Corte si fondano su un’interpretazione logica e bilanciata del CCNL e dei principi processuali. La regola contrattuale prevede che l’indennità di trasferta per pasto serale e pernottamento non sia dovuta se il lavoratore può rientrare a casa entro un certo orario. La Corte ha ritenuto che la prova fornita dall’azienda (distanza tra cantiere e residenza, percorribilità in circa un’ora, orario di fine turno alle 20:00) fosse sufficiente a creare una presunzione di rientro entro le 21:00. Di fronte a questa presunzione, i lavoratori avrebbero dovuto fornire una “contro-prova” specifica, indicando le eccezioni alla regola. La loro inerzia probatoria è stata decisiva per il rigetto della domanda.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Lavoratori e Aziende

Questa ordinanza consolida un importante principio: nel contenzioso sull’indennità di trasferta, non è sufficiente per il lavoratore affermare genericamente l’impossibilità del rientro. Una volta che il datore di lavoro ha fornito una prova ragionevole della fattibilità del rientro, spetta al dipendente contestarla nel dettaglio, giorno per giorno. Per le aziende, ciò sottolinea l’importanza di documentare con precisione gli orari di lavoro e le condizioni logistiche delle trasferte. Per i lavoratori, evidenzia la necessità di raccogliere e conservare prove specifiche (es. registri presenze, comunicazioni su orari prolungati) per poter rivendicare con successo i propri diritti in caso di contestazione.

Quando un lavoratore ha diritto all’indennità di trasferta per il pasto serale secondo la sentenza in esame?
Secondo la decisione, il diritto all’indennità per il pasto serale matura quando il lavoratore, utilizzando i normali mezzi di trasporto, non può rientrare nella propria abitazione entro l’orario stabilito dal contratto collettivo (nel caso specifico, le 21:00).

Chi ha l’onere di provare che il lavoratore non poteva rientrare a casa in tempo?
La Corte ha stabilito che, una volta che l’azienda dimostra in via generale la possibilità del rientro tempestivo (ad esempio, tramite tempi di percorrenza e orari di fine turno), l’onere della prova si sposta sul lavoratore. È quest’ultimo che deve dimostrare specificamente le giornate e le ragioni per cui non è riuscito a rientrare entro l’orario limite.

È sufficiente depositare solo un estratto del contratto collettivo in un ricorso per Cassazione?
No. La Corte ha ribadito che, a pena di improcedibilità del ricorso, è necessario depositare il testo integrale del contratto collettivo su cui si basano le censure, in quanto ciò è essenziale per permettere alla Corte stessa di esercitare la sua funzione di corretta interpretazione delle norme.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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