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Indennità di frequenza: il rigetto del ricorso

Il Tribunale ha rigettato l’opposizione presentata dai genitori di una minore contro la revoca dell’indennità di frequenza. Nonostante la presenza di disturbi dell’apprendimento, la consulenza tecnica ha stabilito che la minore non presenta le difficoltà persistenti richieste dalla legge per il mantenimento del beneficio economico.

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Indennità di frequenza: quando i disturbi dell’apprendimento non bastano

Il tema dell’indennità di frequenza è centrale per molte famiglie che si trovano ad affrontare disturbi dell’apprendimento dei propri figli. Questa prestazione economica, prevista dalla Legge 289/1990, ha lo scopo di favorire l’inserimento scolastico e sociale, ma il suo riconoscimento non è automatico e dipende da criteri medico-legali molto stringenti, come confermato da una recente pronuncia del Tribunale di Cagliari.

Il requisito sanitario per l’indennità di frequenza

Per ottenere l’indennità di frequenza, la legge richiede che il minore presenti difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età. Questo significa che non è sufficiente una diagnosi medica di disturbo specifico dell’apprendimento (come dislessia o disortografia) per avere diritto all’assegno. La condizione deve essere duratura e deve rappresentare un reale ostacolo allo svolgimento delle attività quotidiane comparate a quelle di un coetaneo sano.

La prova dei requisiti per l’indennità di frequenza

Nel corso di un giudizio, la prova principale è costituita dalla consulenza tecnica d’ufficio (CTU). Il medico nominato dal tribunale ha il compito di valutare se il quadro clinico del minore rientri nelle tutele della Legge 289/1990 o se, invece, le difficoltà possano essere gestite esclusivamente attraverso misure didattiche e organizzative previste dalla Legge 170/2010. Quest’ultima norma, infatti, tutela il diritto allo studio senza necessariamente prevedere un beneficio economico.

Il parere del CTU sull’indennità di frequenza

Nel caso analizzato, la consulente tecnica ha rilevato che, sebbene la minore presentasse alcune difficoltà scolastiche, le sue autonomie personali e sociali risultavano nella norma. Il profilo cognitivo era regolare e non emergevano segni di disagio o limitazioni tali da compromettere la qualità della vita o lo sviluppo sociale. Di conseguenza, il tribunale ha ritenuto che il requisito sanitario non fosse soddisfatto.

Analisi dei fatti e del giudizio

La controversia è nata a seguito della revoca del beneficio durante una visita di revisione ordinaria. I genitori hanno presentato ricorso sostenendo che la situazione della figlia non fosse migliorata rispetto al passato. Tuttavia, il giudice ha evidenziato come le contestazioni della parte ricorrente si limitassero a un mero dissenso diagnostico, senza apportare elementi scientifici capaci di smentire le conclusioni motivate e documentate del perito d’ufficio.

le motivazioni

Il Giudice ha rigettato il ricorso osservando che le risultanze peritali erano pienamente condivisibili poiché suffragate da riscontri oggettivi anamnestici e documentali. La consulente tecnica ha spiegato che i disturbi della minore, pur presenti, non integravano la soglia di invalidità civile richiesta. Il tribunale ha inoltre ricordato che il dissenso diagnostico di parte non equivale a una prova di errore scientifico del perito e non giustifica il rinnovo delle operazioni peritali se la prima valutazione è stata completa e logica.

le conclusioni

La sentenza conclude per l’insussistenza del diritto alla prestazione invocata, confermando la revoca dell’indennità. Le spese di lite sono state compensate tra le parti in ragione della particolarità del caso, ma le spese relative alla consulenza tecnica sono state poste definitivamente a carico della parte ricorrente. Questo provvedimento sottolinea l’importanza di una documentazione medica che attesti non solo la diagnosi, ma l’impatto funzionale e persistente della patologia sulla vita quotidiana del minore.

Basta una diagnosi di dislessia per confermare l’indennità di frequenza?
No, la sola diagnosi non è sufficiente. Occorre dimostrare che il disturbo comporti difficoltà persistenti nello svolgimento dei compiti propri dell’età che ostacolino l’inserimento sociale.

Cosa succede se il perito del tribunale dà parere negativo?
Se la perizia medica è motivata e priva di vizi logici, il giudice solitamente aderisce alle conclusioni del perito e rigetta il ricorso per mancanza del requisito sanitario.

Chi sostiene i costi della perizia se il ricorso viene rigettato?
Le spese di consulenza tecnica d’ufficio vengono generalmente poste a carico della parte che ha perso la causa, salvo diversa valutazione del giudice sulle spese legali complessive.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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