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Indennità di accompagnamento: requisiti e limiti

Il Tribunale di Bari ha esaminato la domanda di un soggetto affetto da morbo di Parkinson che richiedeva l’indennità di accompagnamento. Nonostante il riconoscimento di un handicap grave, la corte ha rigettato la domanda poiché il perito medico ha rilevato la capacità di deambulazione autonoma e la possibilità di svolgere gli atti quotidiani, escludendo così il requisito dell’assistenza continua.

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Riferimento Sentenza del Tribunale di Bari n. 2340/2026 del 21/05/2026 (Trib. Bari n. 2340/2026)

Indennità di accompagnamento: quando la gravità non basta

Il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento rappresenta una delle tutele più importanti per le persone con gravi disabilità, ma la sua concessione è legata a parametri sanitari molto rigorosi. Una recente pronuncia del Tribunale di Bari offre lo spunto per chiarire la distinzione tra la gravità della patologia e il diritto effettivo alla prestazione economica.

Il caso e la contestazione medica

Il procedimento nasce dal ricorso di un cittadino affetto da morbo di Parkinson e patologie cardiache. L’istante aveva contestato le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio (CTU), sostenendo che le proprie condizioni fisiche, caratterizzate da rigidità e tremori agli arti, rendessero impossibile compiere autonomamente gli atti elementari del vivere quotidiano, come vestirsi o preparare i pasti.

Il ricorrente chiedeva dunque che venisse riconosciuto il diritto a percepire l’indennità di accompagnamento, oltre allo stato di handicap grave già parzialmente riconosciuto. Tuttavia, la valutazione medica ha giocato un ruolo decisivo nel determinare l’esito della causa.

Indennità di accompagnamento e autonomia motoria

Il giudice ha ricordato che per ottenere l’indennità di accompagnamento non è sufficiente essere affetti da una patologia invalidante al 100%. È necessario dimostrare l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore o, in alternativa, l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita, con la conseguente necessità di assistenza continua.

Nel caso analizzato, il perito medico ha rilevato che, nonostante la rigidità e i tremori a riposo, il soggetto conservava una deambulazione autonoma e la capacità di effettuare cambi posturali senza aiuto. Questo dettaglio tecnico ha precluso il riconoscimento del beneficio economico, poiché la legge non tutela il rischio di un peggioramento futuro, ma valuta la condizione sanitaria attuale.

Differenza tra Legge 104 e benefici economici

Un punto cruciale della sentenza riguarda la coesistenza di diverse valutazioni. Il Tribunale ha infatti confermato lo stato di handicap in situazione di gravità (ai sensi dell’art. 3, comma 3 della Legge 104/92), ma ha rigettato la domanda per l’indennità. Questo dimostra che si può essere considerati portatori di handicap grave senza però soddisfare i requisiti restrittivi richiesti per l’accompagnamento.

le motivazioni

Il Tribunale ha rigettato la domanda di indennità di accompagnamento basandosi sulle risultanze della CTU, la quale ha escluso la sussistenza del requisito sanitario necessario. Secondo il giudice, il ricorrente non ha fornito argomentazioni medico-legali capaci di smentire le osservazioni del perito, il quale ha accertato che il paziente, pur con limitazioni funzionali, è in grado di camminare autonomamente e di svolgere funzioni motorie basilari. La mera limitazione o fatica negli spostamenti non equivale all’impossibilità totale richiesta dalla normativa per l’erogazione del sussidio.

le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che l’indennità di accompagnamento spetta esclusivamente in presenza di un’assoluta dipendenza da terzi per la mobilità o per le attività vitali di base. Il riconoscimento di un handicap grave garantisce tutele assistenziali e permessi, ma non si traduce automaticamente in una pensione di accompagnamento se permane una minima quota di autonomia motoria e funzionale del richiedente.

Si può ricevere l’indennità di accompagnamento se si riesce a camminare da soli?
No, se il soggetto è in grado di deambulare autonomamente, anche se con difficoltà o rigidità, il requisito sanitario per l’indennità di accompagnamento non viene considerato soddisfatto.

Cosa succede se la CTU riconosce la Legge 104 ma nega l’accompagnamento?
In questo caso il cittadino avrà diritto alle tutele previste per l’handicap grave ma non riceverà l’indennità economica mensile perché i due benefici richiedono requisiti sanitari differenti.

È possibile ottenere l’indennità se la malattia è destinata a peggiorare in futuro?
No, il giudice valuta esclusivamente le condizioni di salute presenti al momento della domanda e dell’accertamento, senza che un ipotizzabile peggioramento futuro possa giustificare il beneficio attuale.

Termini giuridici

Indennità di accompagnamento
Aiuto economico versato a chi non è in grado di camminare da solo o di svolgere le normali attività quotidiane senza assistenza.
Accertamento tecnico preventivo
Procedimento rapido davanti a un giudice per far verificare subito da un medico le condizioni di salute di una persona.
CTU
Consulente Tecnico d'Ufficio, ovvero il medico esperto incaricato dal giudice per valutare lo stato di salute del ricorrente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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