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Incompetenza territoriale e rinuncia tacita

Una creditrice ha agito in via surrogatoria contro una società di leasing per ottenere il rimborso di rate versate da una sua debitrice inadempiente. La società di leasing ha sollevato eccezione di incompetenza territoriale, indicando un foro esclusivo contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la proposizione di domande verso terzi o domande riconvenzionali non costituisce rinuncia tacita all’eccezione di incompetenza territoriale. Pertanto, l’intera causa deve essere trasferita al giudice competente individuato nel contratto.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Incompetenza territoriale: quando la domanda riconvenzionale non annulla l’eccezione

L’incompetenza territoriale è un’eccezione processuale determinante che può spostare l’intero asse di un giudizio. In una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha chiarito i confini della rinuncia tacita a tale eccezione, stabilendo principi fondamentali per la corretta instaurazione del contraddittorio.

Il caso: azione surrogatoria e leasing

La vicenda nasce da un’azione promossa da una creditrice che, per soddisfare il proprio credito, agiva in via surrogatoria contro una società di leasing. L’obiettivo era ottenere il rimborso delle rate versate dalla propria debitrice, una società immobiliare rimasta inadempiente. La società di leasing, costituendosi in giudizio, eccepiva immediatamente l’incompetenza territoriale del Tribunale adito, richiamando la clausola di foro esclusivo presente nel contratto di leasing.

La decisione della Corte di Cassazione

Il nodo centrale riguardava il comportamento della società di leasing: dopo aver eccepito l’incompetenza, essa aveva chiesto di chiamare in causa la società debitrice (rimasta contumace) per ottenere il riconoscimento di un equo compenso. La ricorrente sosteneva che tale richiesta equivalesse a una rinuncia tacita all’eccezione di incompetenza. La Suprema Corte ha rigettato questa tesi, confermando che la volontà di far decidere una domanda connessa non implica affatto l’accettazione del giudice incompetente.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra difesa nel merito e rinuncia processuale. Secondo i giudici, se il convenuto propone una domanda riconvenzionale o una domanda verso un terzo dopo aver eccepito l’incompetenza, non sta rinunciando alla sua eccezione. Al contrario, manifesta la volontà che anche tali domande siano decise dal giudice effettivamente competente per la causa principale. L’unica competenza che rileva è quella sulla domanda principale, la quale si estende automaticamente alle domande connesse. Inoltre, l’adesione della controparte all’eccezione di incompetenza deve essere effettiva e attuale al momento della decisione del giudice; se una parte cambia strategia durante l’udienza, l’accordo processuale viene meno.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale indicato nel contratto di leasing, rigettando il ricorso e condannando la ricorrente alle spese. Questo provvedimento ribadisce che la strategia difensiva di una parte, volta a integrare il contraddittorio o a proporre domande riconvenzionali, non pregiudica la validità dell’eccezione di incompetenza territoriale tempestivamente sollevata. Per le imprese e i professionisti, ciò significa che è possibile tutelare i propri diritti in modo completo senza temere di perdere il beneficio del foro convenzionale pattuito nei contratti.

Proporre una domanda riconvenzionale comporta la rinuncia all’eccezione di incompetenza?
No, la giurisprudenza chiarisce che proporre una domanda riconvenzionale dopo aver eccepito l’incompetenza non costituisce rinuncia tacita, poiché la domanda seguirà la causa principale davanti al giudice competente.

Cosa accade se le parti concordano sull’incompetenza territoriale?
Se vi è accordo tra le parti sull’indicazione del giudice competente, il giudice adito dichiara la propria incompetenza e la causa deve essere riassunta davanti al giudice indicato entro i termini di legge.

Quali sono le conseguenze del rigetto di un regolamento di competenza?
Il rigetto comporta la conferma della decisione del giudice di merito, la dichiarazione definitiva del giudice competente e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese legali e del doppio contributo unificato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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