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Giurisdizione opere pubbliche: a chi spetta decidere?

Un consorzio edile ha citato enti pubblici dinanzi al TAR per inadempienze successive alla cessazione di una concessione per opere pubbliche, come stabilito da una precedente sentenza civile. La Corte di Cassazione, decidendo sulla questione, ha affermato che la giurisdizione opere pubbliche in questi casi spetta al giudice ordinario, poiché la controversia non verte più sul rapporto concessorio originario, ma sui diritti e obblighi scaturiti da una decisione del giudice civile, configurando un rapporto paritetico tra le parti.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Giurisdizione Opere Pubbliche: Quando la Controversia Passa al Giudice Ordinario

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite getta luce su una questione fondamentale in materia di giurisdizione opere pubbliche. Quando un contratto di concessione per la realizzazione di un’opera pubblica cessa i suoi effetti per decisione di un giudice civile, chi ha il potere di decidere sulle successive obbligazioni? La Suprema Corte ha stabilito un principio chiaro: la competenza torna al giudice ordinario.

I Fatti del Caso: Un Contratto di Concessione Interrotto

La vicenda trae origine da una convenzione stipulata nel 1982 tra un consorzio di imprese e alcuni enti pubblici per la progettazione e realizzazione di un’importante arteria stradale. Durante l’esecuzione dei lavori, un tragico evento ha portato al sequestro penale di uno dei lotti, causando la sospensione a tempo indeterminato delle attività.

Da questa sospensione è scaturito un lungo contenzioso civile. La Corte d’Appello, con una sentenza non ancora definitiva, ha dichiarato la convenzione cessata ope legis (per effetto di legge) a far data dal 1° gennaio 2002, in applicazione di una specifica normativa finanziaria.

La Nuova Controversia Davanti al TAR

Sulla base di questa sentenza, il consorzio ha intimato agli enti pubblici di adempiere a una serie di obblighi che riteneva conseguenti alla cessazione del contratto. Tra questi, la presa in consegna delle aree e delle opere già realizzate, la gestione delle procedure di esproprio e la risoluzione di problematiche ambientali emerse nel cantiere.

Di fronte al silenzio degli enti, il consorzio ha adito il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), chiedendo di accertare l’illegittimità del silenzio-inadempimento e di condannare le amministrazioni ad agire, oltre al risarcimento dei danni.

Il Conflitto sulla Giurisdizione Opere Pubbliche

Nel giudizio amministrativo, uno degli enti convenuti ha sollevato un’eccezione di difetto di giurisdizione, sostenendo che la causa dovesse essere trattata dal giudice ordinario. A questo punto, il consorzio ha proposto un ricorso per regolamento di giurisdizione dinanzi alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, al fine di ottenere una decisione definitiva su quale giudice fosse competente a decidere.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha risolto la questione a favore del giudice ordinario. Il ragionamento dei giudici si è concentrato sulla causa petendi, ovvero sulla ragione giuridica posta a fondamento della domanda. Il consorzio non ha agito davanti al TAR per far valere pretese derivanti direttamente dal contratto di concessione originario, bensì per ottenere l’adempimento di obblighi che considerava una “doverosa applicazione” della sentenza della Corte d’Appello.

Secondo la Cassazione, la pretesa avanzata non si colloca più nell’ambito del rapporto concessorio, ma in un nuovo contesto giuridico generato dalla decisione del giudice civile. Questo nuovo rapporto è di natura paritetica, in cui non vi è più la supremazia della pubblica amministrazione, ma un confronto tra posizioni di diritto soggettivo. Di conseguenza, la controversia esula dalla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di pubblici servizi e rientra pienamente nella competenza del giudice ordinario.

Le Conclusioni

Questa ordinanza stabilisce un importante criterio per orientarsi nel complesso riparto di giurisdizione opere pubbliche. Se la controversia riguarda la fase esecutiva o patologica di un rapporto di concessione ancora in essere, la giurisdizione è tendenzialmente del giudice amministrativo. Se, invece, il rapporto di concessione è stato dichiarato cessato da una sentenza del giudice ordinario, le liti che ne conseguono, volte a dare attuazione a tale sentenza, devono essere portate davanti allo stesso giudice ordinario. Questa distinzione offre un’indicazione preziosa per le imprese e le pubbliche amministrazioni, chiarendo quale sia il foro competente per risolvere le dispute che sorgono nella fase terminale di un contratto di opere pubbliche.

A quale giudice spetta decidere sulle controversie che nascono dopo la cessazione di una concessione di opere pubbliche dichiarata da un tribunale civile?
Secondo la Corte di Cassazione, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. La controversia, infatti, non riguarda più il rapporto di concessione, ma gli obblighi che derivano dalla sentenza civile che ne ha dichiarato la fine.

Perché la giurisdizione non è del giudice amministrativo (TAR) in questo caso?
La giurisdizione non è del giudice amministrativo perché la pretesa del consorzio non si fonda più sul contratto di concessione (un atto di natura pubblicistica), ma sulla “doverosa applicazione” di una sentenza del giudice ordinario. Questo trasforma il rapporto tra le parti in paritetico, basato su diritti soggettivi.

Cosa si intende per causa petendi e perché è importante per determinare la giurisdizione?
La causa petendi rappresenta i fatti e le ragioni giuridiche su cui si basa la domanda in giudizio. È fondamentale perché la Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione si determina analizzando la natura della pretesa (la causa petendi), non solo l’oggetto della richiesta (petitum). In questo caso, la pretesa era l’adempimento di obblighi derivanti da una sentenza, non dal contratto di concessione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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