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Giurisdizione nomina dirigenti: quando decide il G.O.

In un caso riguardante la nomina del Direttore Generale di un ente pubblico economico, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito la giurisdizione del giudice ordinario del lavoro. La decisione si fonda sulla natura non concorsuale della procedura di selezione, assimilabile a una scelta di carattere imprenditoriale e privatistico, e sull’assenza di un atto di macro-organizzazione, confermando un importante principio sulla giurisdizione nomina dirigenti.

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Nomina Dirigenti Pubblici: La Cassazione Sceglie il Giudice del Lavoro

La questione della giurisdizione nomina dirigenti negli enti pubblici è un tema complesso, al confine tra diritto pubblico e privato. Una recente ordinanza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale, stabilendo che le controversie sull’assunzione del Direttore Generale di un Ente Pubblico Economico (EPE) rientrano nella competenza del giudice ordinario del lavoro, e non del giudice amministrativo. Questa pronuncia delinea con precisione i criteri per distinguere un atto di gestione privatistica da un provvedimento autoritativo.

I Fatti di Causa: Una Nomina Contestata

La vicenda nasce dall’impugnazione, davanti al Tribunale Amministrativo Regionale, della delibera di nomina del Direttore Generale di un’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale (un ente pubblico economico). Il professionista che aveva avviato il giudizio amministrativo contestava la nomina di un architetto, sostenendo che quest’ultimo non possedesse i requisiti richiesti dal bando. L’architetto nominato, a sua volta, ha sollevato un’eccezione di difetto di giurisdizione, chiedendo alla Corte di Cassazione di stabilire che la competenza fosse del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro.

La Questione sulla Giurisdizione Nomina Dirigenti

Il cuore del problema era determinare la natura della procedura di selezione. Si trattava di un concorso pubblico, i cui atti sono espressione di un potere autoritativo e quindi soggetti al sindacato del giudice amministrativo? Oppure era una procedura selettiva di natura privatistica, con cui l’ente, agendo come un datore di lavoro privato, sceglieva il proprio manager sulla base di una valutazione discrezionale e fiduciaria? La risoluzione di questo dilemma determina quale giudice abbia il potere di decidere sulla legittimità della nomina.

La Decisione delle Sezioni Unite

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’architetto, dichiarando la giurisdizione del giudice ordinario. La decisione si basa su due pilastri argomentativi fondamentali.

La Natura “Non Concorsuale” della Selezione

Il primo punto chiave è che la procedura, sebbene avviata con un “avviso pubblico”, non aveva le caratteristiche di un vero concorso. La Corte ha osservato l’assenza di elementi tipici della concorsualità pubblica, quali:
– Una commissione giudicatrice per la valutazione del merito.
– L’attribuzione di un punteggio basato su una griglia predeterminata.
– La formulazione di una graduatoria finale.

Al contrario, la selezione era incentrata sulla “valutazione discrezionale di idoneità” da parte del Commissario Straordinario, che si riservava anche la facoltà di un colloquio conoscitivo (intuitus personae). Questo modus operandi è tipico del datore di lavoro privato che sceglie un collaboratore, non di una P.A. che esercita un potere pubblico.

L’Assenza di un Atto di “Macro-Organizzazione”

In secondo luogo, la Cassazione ha chiarito che la nomina del Direttore Generale non costituiva un atto di macro-organizzazione. Tali atti, che definiscono le “linee fondamentali di organizzazione degli uffici”, rientrano nella giurisdizione amministrativa. In questo caso, però, l’atto contestato non riguardava la struttura dell’ente, ma si limitava all’individuazione nominativa di un singolo dirigente. Era quindi un atto gestionale del rapporto di lavoro, non un atto organizzativo di portata generale.

Le Motivazioni della Corte

Le Sezioni Unite hanno motivato la loro decisione ribadendo un principio consolidato: i rapporti di lavoro con gli enti pubblici economici sono interamente disciplinati dal diritto privato. Di conseguenza, anche la fase di costituzione del rapporto, pur se mediata da una procedura selettiva, ricade nella giurisdizione del giudice ordinario quando la selezione non assume i caratteri del concorso pubblico. La scelta dell’ente è espressione di discrezionalità imprenditoriale e non di potestà pubblica. La Corte ha quindi distinto questa fattispecie da casi precedenti in cui era stata affermata la giurisdizione amministrativa, sottolineando che quelli riguardavano l’autoannullamento di nomine già conferite (atti di autotutela) o questioni diverse dalla selezione dell’incaricato.

Le Conclusioni

Questa ordinanza rafforza il criterio della natura sostanziale dell’atto per il riparto di giurisdizione. Non è sufficiente il nomen iuris di “avviso pubblico” per attrarre una controversia nell’alveo del giudice amministrativo. È necessario verificare se la P.A. abbia agito esercitando un potere autoritativo, come nel caso dei concorsi pubblici, o se abbia operato con la capacità e gli strumenti del diritto privato. Per la giurisdizione nomina dirigenti in enti pubblici economici, la regola è la competenza del giudice del lavoro, salvo che la procedura di selezione non presenti tutti i caratteri tipici e rigorosi di un concorso pubblico.

A quale giudice spetta decidere sulle controversie relative alla nomina del Direttore Generale di un Ente Pubblico Economico?
Spetta al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, perché il rapporto di lavoro con tali enti è di natura privatistica e la nomina è considerata un atto di gestione, non l’esercizio di un potere pubblico.

Perché la procedura di selezione, pur essendo un “avviso pubblico”, non è stata considerata un concorso pubblico?
Perché mancavano gli elementi essenziali del concorso pubblico, come una commissione giudicatrice per la valutazione di merito, una griglia di punteggio predefinita e una graduatoria finale. La selezione si basava su una valutazione discrezionale di idoneità da parte dell’organo di vertice.

La nomina di un Direttore Generale rientra negli atti di “macro-organizzazione” della Pubblica Amministrazione?
No. Secondo la Corte, la nomina di un singolo dirigente è un atto di gestione che riguarda l’individuazione di una persona specifica. Non rientra negli atti di macro-organizzazione, i quali definiscono le linee fondamentali della struttura degli uffici e sono di competenza del giudice amministrativo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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