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Giurisdizione giudice ordinario per rette RSA non pagate

Una cooperativa sociale ha richiesto il pagamento delle rette di una RSA al figlio di un degente. A seguito di un conflitto tra tribunali, la Corte di Cassazione ha stabilito la giurisdizione del giudice ordinario, poiché la controversia riguarda un’obbligazione di natura privatistica e non un atto della pubblica amministrazione.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Rette RSA: a chi rivolgersi se non pagate? La giurisdizione del giudice ordinario

Il mancato pagamento delle rette per il ricovero in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) è una problematica diffusa che solleva importanti questioni legali, prima fra tutte l’individuazione del giudice competente a decidere. Con l’ordinanza n. 17054/2024, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno fornito un chiarimento decisivo, affermando la giurisdizione del giudice ordinario in queste controversie. Questo articolo analizza la decisione e le sue implicazioni pratiche.

Il Caso: Debito Privato o Questione Pubblica?

La vicenda ha origine dalla richiesta di pagamento avanzata da una cooperativa sociale, gestore di una RSA, nei confronti del figlio di un degente. La cooperativa aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per una somma corrispondente alla compartecipazione alla retta di ricovero del padre. Il figlio si era opposto a tale decreto davanti al Tribunale ordinario, il quale però aveva declinato la propria giurisdizione a favore del giudice amministrativo.

Successivamente, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), investito della questione, ha sollevato un conflitto negativo di giurisdizione, ritenendo a sua volta di non essere competente. La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, l’organo supremo incaricato di risolvere tali conflitti.

La giurisdizione del giudice ordinario: un principio consolidato

La Corte di Cassazione ha accolto il conflitto e dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario. La decisione si fonda su un’attenta analisi della natura della controversia. Secondo i giudici supremi, la domanda della cooperativa non riguardava la legittimità di un atto amministrativo, ma si basava su un’obbligazione di natura prettamente privatistica.

Il credito vantato dalla struttura sanitaria derivava da un rapporto contrattuale sorto per la prestazione assistenziale fornita al degente, con il figlio che si era impegnato al pagamento. Di conseguenza, la causa petendi (la ragione della richiesta) e il petitum (l’oggetto della richiesta, cioè la somma di denaro) erano di natura civile e non amministrativa.

L’atto amministrativo “a monte” e il potere di disapplicazione

Un punto cruciale della motivazione riguarda il ruolo dell’eventuale provvedimento amministrativo che determina la quota di compartecipazione alla spesa sanitaria. La Corte chiarisce che tale atto rappresenta un mero “fatto giuridico” che, sebbene collegato all’obbligazione, non ne costituisce la fonte diretta. La fonte del debito rimane il rapporto contrattuale tra la struttura e il privato.

Inoltre, la Cassazione ribadisce un principio fondamentale: il giudice ordinario, nel decidere sulla controversia di natura privatistica, ha il potere di valutare eventuali profili di illegittimità dell’atto amministrativo “a monte” e, se necessario, di disapplicarlo ai fini della decisione del caso concreto, senza bisogno di un annullamento che spetterebbe solo al giudice amministrativo.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si concentrano sulla distinzione tra la contestazione di un potere pubblico e la richiesta di adempimento di un’obbligazione patrimoniale. Nel caso di specie, la cooperativa non agiva come un’autorità pubblica che esercita un potere, ma come un creditore privato che chiede il pagamento di un corrispettivo per un servizio reso. Il rapporto obbligatorio dedotto in giudizio ha natura contrattuale e patrimoniale, rientrando a pieno titolo nella sfera di competenza del giudice ordinario. La Corte ha voluto dare continuità a un orientamento già espresso in casi analoghi, sottolineando che non rileva l’eventuale regime di convenzionamento tra l’ente locale e la struttura sanitaria. Ciò che conta è la natura della pretesa fatta valere, che è un diritto di credito.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha affermato che le controversie relative al mancato pagamento delle rette di ricovero in RSA, quando la richiesta si fonda su un rapporto contrattuale, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario. Questa pronuncia stabilisce un punto fermo, orientando correttamente le strutture sanitarie e i privati cittadini nel determinare l’autorità giudiziaria competente e garantendo una gestione più lineare del contenzioso in materia di prestazioni assistenziali.

Chi è competente a decidere sulle cause per il mancato pagamento delle rette di una RSA?
La competenza è del giudice ordinario, poiché la controversia riguarda l’adempimento di un’obbligazione di natura privatistica basata su un rapporto contrattuale.

Perché la controversia non è di competenza del giudice amministrativo?
Perché la domanda non ha per oggetto la legittimità di un provvedimento autoritativo della Pubblica Amministrazione, ma la richiesta di pagamento di un credito vantato da un soggetto privato (la struttura sanitaria) nei confronti di un altro privato.

Il giudice ordinario può valutare un atto amministrativo che stabilisce la quota di pagamento?
Sì, il giudice ordinario può valutare l’atto amministrativo che determina la compartecipazione alla spesa. Se lo ritiene illegittimo, può disapplicarlo ai fini della decisione del caso specifico, senza annullarlo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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