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Giurisdizione contenzioso climatico: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha stabilito la giurisdizione del giudice ordinario italiano nelle cause intentate da associazioni ambientaliste e cittadini contro una grande compagnia energetica per i danni derivanti dal cambiamento climatico. La decisione chiarisce che tali azioni, basate sulla lesione di diritti fondamentali, rientrano nella competenza dei tribunali civili e non costituiscono un’indebita ingerenza nella sfera politica. Per la giurisdizione sul contenzioso climatico, è stato ritenuto determinante il luogo in cui si manifesta il danno, ovvero il territorio italiano dove risiedono i ricorrenti.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Giurisdizione Contenzioso Climatico: La Cassazione Apre le Porte dei Tribunali Italiani

Con una decisione storica, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato la giurisdizione del contenzioso climatico in capo al giudice italiano. L’ordinanza stabilisce che le cause per il risarcimento dei danni derivanti dal cambiamento climatico, anche se promosse contro grandi aziende energetiche, rientrano a pieno titolo nella competenza dei tribunali ordinari. Questa pronuncia segna un punto di svolta fondamentale per la tutela dell’ambiente attraverso le vie legali nel nostro Paese.

I Fatti di Causa: La Sfida Legale al Gigante Energetico

Diverse associazioni ambientaliste, insieme a un gruppo di cittadini residenti in aree esposte agli effetti del cambiamento climatico, hanno avviato un’azione legale dinanzi al Tribunale di Roma. I convenuti erano una delle principali compagnie energetiche nazionali, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e un’importante istituzione finanziaria pubblica, in qualità di suoi azionisti di controllo.

I ricorrenti hanno chiesto al tribunale di accertare la responsabilità dei convenuti per l’inadempimento degli obblighi legati agli obiettivi climatici internazionali. Le richieste includevano:
1. La condanna della compagnia a limitare progressivamente le proprie emissioni di CO2.
2. L’obbligo per il Ministero e l’istituto finanziario di adottare una politica aziendale volta a monitorare e raggiungere gli obiettivi climatici.
3. Il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti a causa del cambiamento climatico.

Le Eccezioni dei Convenuti e la Questione di Giurisdizione

I convenuti si sono difesi sollevando numerose eccezioni, la più rilevante delle quali riguardava il difetto assoluto di giurisdizione. Essi sostenevano che la domanda dei ricorrenti non fosse giustiziabile, in quanto avrebbe comportato una valutazione di scelte politiche e legislative riservate al Parlamento e al Governo. In altre parole, secondo i convenuti, un giudice non avrebbe potuto imporre una specifica politica energetica a un’azienda privata o allo Stato, invadendo così la sfera di competenza di altri poteri. È stata inoltre contestata la giurisdizione italiana per le attività svolte all’estero dal gruppo societario. Di fronte a queste obiezioni, i ricorrenti hanno proposto un regolamento preventivo di giurisdizione, portando la questione direttamente davanti alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Cassazione sulla Giurisdizione nel Contenzioso Climatico

La Corte di Cassazione ha rigettato le eccezioni dei convenuti e ha dichiarato che la giurisdizione sulla controversia spetta all’Autorità giudiziaria italiana. La Corte ha chiarito che il caso in esame non è un tentativo di sindacare l’attività politica, ma una comune azione di responsabilità extracontrattuale. I ricorrenti, infatti, lamentano la lesione di diritti soggettivi fondamentali – come il diritto alla vita, alla salute e al rispetto della vita privata e familiare – a causa delle presunte condotte illecite dei convenuti.

Le Motivazioni della Corte

Il percorso argomentativo delle Sezioni Unite si è snodato attraverso punti cruciali. In primo luogo, la Corte ha qualificato l’azione come una causa risarcitoria basata sugli articoli 2043 e seguenti del codice civile. Il compito del giudice di merito non sarà quello di creare nuove norme, ma di verificare se le fonti normative esistenti (Costituzione, norme europee, accordi internazionali ratificati) impongano doveri specifici ai convenuti e se la loro violazione abbia causato un danno ingiusto.

In secondo luogo, è stato affrontato il tema della territorialità. I convenuti sostenevano che gran parte delle emissioni provenissero da attività di società controllate con sede all’estero. La Cassazione ha applicato il Regolamento UE n. 1215/2012, che prevede una competenza speciale per gli illeciti civili. Secondo la giurisprudenza europea, il giudice competente può essere sia quello del luogo in cui è avvenuto l’evento che ha generato il danno, sia quello del luogo in cui il danno si è concretizzato. Nel caso di specie, il danno lamentato (lesione della salute, del benessere, ecc.) si verifica in Italia, dove i ricorrenti vivono. Questo criterio è sufficiente a radicare la giurisdizione del giudice italiano. Inoltre, la Corte ha sottolineato che le decisioni strategiche del gruppo, da cui deriverebbe l’omissione contestata, sono prese in Italia, sede della capogruppo convenuta.

Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione rappresenta una pietra miliare per il contenzioso climatico in Italia. Affermando la giurisdizione del giudice ordinario, la Corte ha riconosciuto che le questioni climatiche non sono relegate esclusivamente alla sfera politica, ma possono essere oggetto di tutela giurisdizionale quando ledono diritti fondamentali dei singoli. La decisione non entra nel merito della fondatezza della domanda, ma apre la porta a un esame giudiziario approfondito sulla responsabilità delle grandi imprese per il loro impatto sul clima. Si tratta di un passo decisivo che allinea l’Italia alle tendenze giurisprudenziali internazionali e rafforza gli strumenti legali a disposizione dei cittadini per la difesa dell’ambiente.

Un tribunale italiano può giudicare una causa contro un’azienda per danni da cambiamento climatico?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che i tribunali ordinari italiani hanno la giurisdizione per decidere le cause di risarcimento danni per la lesione di diritti fondamentali (come salute e vita) derivanti dal cambiamento climatico, anche se intentate contro soggetti privati come le grandi compagnie energetiche.

Una causa sul clima invade le competenze del Governo e del Parlamento?
No. Secondo la Corte, un’azione legale che chiede il risarcimento per la violazione di diritti soggettivi a causa di specifiche condotte non costituisce un’invasione della sfera politica. Il giudice non è chiamato a dettare la politica energetica nazionale, ma a verificare se le condotte dei convenuti abbiano violato norme esistenti causando un danno ingiusto.

Come si determina la giurisdizione se le emissioni inquinanti avvengono anche all’estero?
La giurisdizione si determina in base al luogo in cui il danno si concretizza. In applicazione dei regolamenti europei, anche se le attività che generano le emissioni sono dislocate in vari Paesi, la giurisdizione spetta al giudice del luogo in cui le vittime subiscono il danno. Poiché i ricorrenti vivono in Italia e qui lamentano la lesione dei loro diritti, la giurisdizione è radicata presso l’autorità giudiziaria italiana.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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