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Giurisdizione consumatore: il caso dei legali esteri

Una cittadina straniera ha contestato la giurisdizione italiana in una causa relativa al pagamento di onorari professionali richiesti dai suoi avvocati per un sinistro avvenuto in Italia. La ricorrente sostiene che, operando i legali anche verso il mercato estero, debba applicarsi la giurisdizione consumatore del proprio Stato di residenza. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità e la rilevanza nomofilattica della questione, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per definire i criteri di applicazione del foro del consumatore nelle prestazioni professionali transfrontaliere.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Giurisdizione consumatore: la Cassazione e i compensi professionali transfrontalieri

La questione della giurisdizione consumatore rappresenta un nodo centrale nel diritto dell’Unione Europea, specialmente quando riguarda le prestazioni professionali rese da avvocati a clienti residenti in altri Stati membri. La corretta individuazione del giudice competente non è solo un tecnicismo, ma un pilastro della tutela del contraente debole.

Il caso: la richiesta di compensi e l’eccezione di giurisdizione

La vicenda trae origine da una richiesta di condanna al pagamento di compensi professionali avanzata da uno studio legale italiano nei confronti di una cliente straniera. L’attività difensiva era stata prestata in sede civile e penale a seguito di un incidente sciistico avvenuto in territorio italiano. La cliente, costituendosi in giudizio, ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano, invocando la tutela prevista per i contratti conclusi dai consumatori. Secondo la tesi difensiva, i professionisti avrebbero diretto la propria attività verso lo Stato di residenza della cliente, rendendo così applicabile il foro del domicilio di quest’ultima.

La decisione dell’organo giurisdizionale

La Corte di Cassazione, investita del ricorso dopo che i giudici di merito avevano confermato la giurisdizione italiana, ha emesso un’ordinanza interlocutoria. La Suprema Corte ha ritenuto che la questione relativa alla giurisdizione consumatore e ai criteri per stabilire quando un’attività professionale possa considerarsi “diretta” verso un altro Stato membro sia di particolare rilevanza. Per tale ragione, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza, sede deputata all’assunzione di decisioni con valenza nomofilattica, ovvero capaci di fornire un orientamento interpretativo uniforme per il futuro.

Le motivazioni

Le motivazioni del rinvio risiedono nella necessità di approfondire l’interpretazione dell’art. 17 del Regolamento UE n. 1215/2012. La ricorrente ha evidenziato diversi elementi indiziari che dimostrerebbero come lo studio legale operasse verso l’estero: la presenza di un sito internet con prefissi telefonici internazionali e comunicazioni mirate. La Corte intende chiarire se il giudice di merito abbia correttamente valutato tali prove o se, al contrario, abbia omesso di considerare fatti decisivi, violando anche il principio del contraddittorio per non aver concesso termini alle parti su una questione rilevata d’ufficio.

Le conclusioni

Le conclusioni che emergeranno dalla pubblica udienza saranno determinanti per definire i confini della giurisdizione consumatore nelle professioni intellettuali. Se venisse confermato che la semplice promozione internazionale dei servizi legali sposta la competenza nel Paese del cliente, i professionisti dovrebbero riconsiderare le proprie strategie di marketing e contrattuali. Al contempo, per i cittadini europei, si rafforzerebbe la certezza di poter essere giudicati nel proprio Stato di residenza per le liti derivanti da contratti professionali transfrontalieri.

Quando un avvocato può essere citato all’estero dal proprio cliente?
Un avvocato può essere citato nello Stato di residenza del cliente se si dimostra che il professionista ha diretto la propria attività verso quel mercato specifico, ad esempio tramite pubblicità mirata o siti web internazionali.

Cosa si intende per attività diretta verso lo Stato del consumatore?
Si intende lo svolgimento di attività commerciali o professionali nello Stato del consumatore o la direzione di tali attività verso quello Stato con qualsiasi mezzo, inclusi i canali digitali.

Qual è il rischio di una decisione a sorpresa del giudice?
Una decisione a sorpresa avviene quando il giudice decide su una questione rilevata d’ufficio senza permettere alle parti di discutere e presentare difese sul punto, rischiando di rendere nulla la sentenza per violazione del contraddittorio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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