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Giurisdizione amministrativa per danni da pandemia

Un gruppo di cittadini ha citato in giudizio lo Stato e alcuni suoi rappresentanti per i danni subiti a causa della gestione della pandemia. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18540/2023, ha stabilito che la competenza a decidere su tali controversie spetta alla giurisdizione amministrativa. La Corte ha chiarito che le azioni contestate non sono meri comportamenti materiali, ma espressione del potere discrezionale della Pubblica Amministrazione nella gestione di un servizio pubblico, come quello sanitario.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Giurisdizione Amministrativa: La Cassazione si Pronuncia sui Danni da Gestione Pandemica

L’emergenza sanitaria ha sollevato questioni legali complesse, tra cui la responsabilità dello Stato per le decisioni prese. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite (n. 18540/2023) fa luce su un punto cruciale: a quale giudice spetta decidere le cause di risarcimento danni per la gestione della pandemia? La risposta è netta: la giurisdizione amministrativa è la sede competente. Questo articolo analizza la decisione e le sue importanti implicazioni.

I Fatti del Caso: La Richiesta di Risarcimento Contro lo Stato

Un gruppo di cittadini ha intentato una causa civile contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Governo e il Ministero della Salute, nonché contro le persone fisiche che all’epoca ricoprivano i ruoli di Presidente del Consiglio e Ministro della Salute.

I ricorrenti sostenevano che la situazione di emergenza sanitaria e le conseguenti misure restrittive fossero state causate da una ‘mala gestio’ colposa e/o dolosa da parte delle autorità. Essi lamentavano una serie di comportamenti negligenti, tra cui:

* Comunicazioni false sull’adeguatezza del sistema sanitario.
* Mantenimento di un numero inadeguato di posti in terapia intensiva.
* Omissione nell’implementazione di standard europei.
* Attuazione di linee guida che avrebbero causato errori diagnostici e decessi.

L’obiettivo era ottenere un risarcimento per i danni non patrimoniali derivanti dalla presunta coartazione dei diritti fondamentali.

La Questione di Giurisdizione: Giudice Ordinario o Amministrativo?

La difesa dello Stato ha immediatamente sollevato un’eccezione di difetto di giurisdizione, sostenendo che la materia rientrasse nella competenza del giudice amministrativo, in quanto relativa all’esercizio di un potere pubblico e alla gestione di pubblici servizi. I ricorrenti, invece, hanno insistito per la giurisdizione ordinaria, affermando di non contestare i provvedimenti amministrativi (i DPCM, ad esempio), ma i ‘meri comportamenti’ negligenti che avrebbero reso necessari tali provvedimenti. Secondo la loro tesi, si trattava di una normale azione di responsabilità extracontrattuale.

Giurisdizione amministrativa e potere pubblico

Il cuore della controversia risiede nella natura delle azioni contestate. Si tratta di semplici atti materiali slegati da un potere pubblico, o sono l’espressione di scelte discrezionali della Pubblica Amministrazione? È proprio su questo punto che la Corte di Cassazione ha fondato la propria decisione a favore della giurisdizione amministrativa. Le Sezioni Unite hanno chiarito che le scelte relative a come fronteggiare un’epidemia e governare il sistema sanitario nazionale costituiscono un esercizio di potere discrezionale.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte ha rigettato la tesi dei ricorrenti, definendola una ‘artificiosa scissione’ tra l’ente pubblico e la persona fisica che lo rappresenta. Le decisioni prese durante la pandemia, anche se potenzialmente errate, sono state prese nell’esercizio di una funzione pubblica. Pertanto, la posizione dei cittadini non è di diritto soggettivo pieno, ma di interesse legittimo, ovvero la pretesa che la Pubblica Amministrazione eserciti il proprio potere in modo legittimo e corretto.

I giudici hanno specificato che le azioni lamentate – dalla comunicazione pubblica all’organizzazione delle terapie intensive, fino alle linee guida sanitarie – sono tutte riconducibili all’organizzazione e alla gestione del servizio sanitario nazionale. Di conseguenza, le controversie che ne derivano rientrano nella giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo.

La Corte ha inoltre sottolineato che tentare di ‘estrarre’ le persone fisiche dei decisori dal contesto istituzionale per citarle come singoli individui è una forzatura giuridica. La responsabilità per l’esercizio di una funzione pubblica ricade sull’ente, e le relative controversie devono essere portate davanti al giudice che ha giurisdizione su quell’ente e sul suo operato: il giudice amministrativo.

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione stabilisce un principio chiaro: le azioni legali che mirano a ottenere un risarcimento danni per le modalità con cui lo Stato ha gestito l’emergenza sanitaria devono essere proposte davanti al giudice amministrativo. La decisione conferma che le scelte politiche e amministrative, sebbene possano avere un impatto diretto sui cittadini, sono espressione di un potere pubblico discrezionale. La loro legittimità può essere sindacata, ma nella sede giurisdizionale competente, che è quella amministrativa. Questa pronuncia crea un precedente fondamentale per tutte le cause simili, orientando la giurisprudenza su una delle questioni più delicate emerse dalla crisi pandemica.

Chi è competente a decidere sulle richieste di risarcimento danni contro lo Stato per la gestione della pandemia?
Secondo la Corte di Cassazione, la competenza spetta al giudice amministrativo, poiché le azioni contestate sono espressione del potere discrezionale della Pubblica Amministrazione nella gestione di un servizio pubblico.

Perché la Cassazione ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario?
Perché le condotte lamentate (es. gestione delle terapie intensive, comunicazione, linee guida) non sono ‘meri comportamenti materiali’ separabili dalla funzione pubblica, ma costituiscono l’esercizio del potere amministrativo. Di fronte a tale potere, la posizione del cittadino è di interesse legittimo, materia di competenza del giudice amministrativo.

È possibile citare in giudizio personalmente i singoli ministri o il Presidente del Consiglio per le decisioni prese durante l’emergenza?
La Corte ha ritenuto ‘artificiosa’ la scissione tra l’ente pubblico e la persona fisica che lo rappresenta pro tempore. Le azioni contestate sono state compiute nell’esercizio di una funzione pubblica e sono quindi imputabili all’ente. Pertanto, la controversia riguarda il modo in cui è stato esercitato il potere pubblico e non il comportamento di un privato cittadino.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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