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Gettone di presenza: spetta per ogni riunione?

Alcuni consiglieri comunali hanno ricevuto un gettone di presenza per la partecipazione a conferenze dei capigruppo e altri organi. Il Comune ne ha chiesto la restituzione. Il Tribunale ha dato ragione al Comune, interpretando restrittivamente la legge che limita il gettone a ‘consigli e commissioni’. La Cassazione, data la rilevanza della questione, ha rinviato il caso alla pubblica udienza per una decisione di principio.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Gettone di presenza per consiglieri: la Cassazione fa il punto

Il tema dei compensi per gli amministratori locali è da sempre delicato, in bilico tra il giusto riconoscimento per l’impegno pubblico e la necessità di un rigoroso contenimento della spesa. Una recente ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione ha riacceso i riflettori su una questione specifica: il gettone di presenza spetta ai consiglieri comunali solo per la partecipazione ai consigli e alle commissioni, o può essere esteso anche ad altri organi previsti dai regolamenti comunali?

La Corte, riconoscendo la complessità e la rilevanza della questione, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente, rimettendo la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. Vediamo nel dettaglio i contorni di questa vicenda.

I Fatti di Causa

La controversia nasce quando un gruppo di consiglieri comunali e di quartiere di un importante Comune italiano si vede richiedere la restituzione di somme percepite a titolo di gettone di presenza tra il 2008 e il 2010. Tali compensi erano stati erogati per la partecipazione a sedute di organi quali la conferenza dei capigruppo, la conferenza di programmazione e l’ufficio di presidenza.

I consiglieri, ritenendo legittimo il compenso sulla base del Regolamento comunale che parificava tali organi alle commissioni consiliari permanenti, hanno agito in giudizio per far accertare l’inesistenza del credito vantato dall’amministrazione comunale.

La restrittiva interpretazione del gettone di presenza nei gradi di merito

Il Tribunale di primo grado ha rigettato la domanda dei consiglieri. Secondo il giudice, le norme nazionali, in particolare l’art. 82 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), sono chiare nel limitare il diritto al gettone di presenza alla sola partecipazione a ‘consigli e commissioni’.

Il Tribunale ha argomentato che questa previsione, essendo finalizzata al contenimento della spesa pubblica, deve essere interpretata in modo restrittivo e non può essere derogata o estesa da un regolamento comunale. Pertanto, l’assimilazione di altri organi alle commissioni, operata dal regolamento locale, è stata ritenuta inefficace e contraria alla legge nazionale.

L’appello proposto dai consiglieri è stato poi dichiarato inammissibile, portando la questione direttamente all’attenzione della Corte di Cassazione.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

I consiglieri hanno basato il loro ricorso su tre principali motivi:

1. Violazione di legge: Hanno sostenuto che la dicitura ‘consigli e commissioni’ dovrebbe essere interpretata in senso estensivo, includendo tutti gli organi con funzioni simili o equivalenti, come previsto dal loro regolamento.
2. Violazione dei principi costituzionali: Una lettura eccessivamente restrittiva del TUEL lederebbe l’autonomia regolamentare degli enti locali, garantita dalla Costituzione (artt. 117 e 118), in materia di organizzazione interna.
3. Vizio di motivazione: Hanno lamentato che il giudice di primo grado non avesse adeguatamente motivato il rigetto della domanda relativa alla partecipazione alle sedute dell’Ufficio di Presidenza.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza interlocutoria in esame, non ha risolto la disputa nel merito. Ha invece compiuto un’analisi preliminare sulla natura della questione, giungendo a una conclusione di carattere procedurale ma di grande sostanza.

Il Collegio ha osservato che le questioni di diritto sollevate dai ricorrenti presentano una spiccata ‘valenza nomofilattica’. Questo termine tecnico indica che la risoluzione del caso è cruciale per assicurare un’interpretazione uniforme della legge su tutto il territorio nazionale. La Corte ha rilevato che non esistono precedenti specifici sulla materia e che il problema è suscettibile di riproporsi in molti altri Comuni italiani.

In sostanza, la domanda è: il principio di contenimento della spesa pubblica, sancito dal TUEL, prevale in modo assoluto sull’autonomia organizzativa e regolamentare del Comune? Oppure esiste uno spazio in cui il Comune può, nell’ambito della propria autonomia, riconoscere un compenso per la partecipazione a organi da esso stesso ritenuti strategici e parificati alle commissioni?

Data la ‘particolare rilevanza’ di tali questioni, la Corte ha ritenuto necessario un dibattito più ampio e approfondito, tipico della pubblica udienza, anziché una decisione più rapida in camera di consiglio. Ha quindi disposto la remissione della causa alla pubblica udienza della Prima sezione civile.

Le Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione lascia la questione aperta, ma ne sottolinea l’importanza fondamentale. La decisione finale, quando arriverà, rappresenterà un punto di riferimento per tutti gli enti locali italiani. Sarà chiarito una volta per tutte il confine tra la rigida disciplina statale sui costi della politica e l’autonomia organizzativa dei Comuni. Nel frattempo, la vicenda serve da monito sulla necessità di un’attenta valutazione della conformità dei regolamenti locali alle normative nazionali, specialmente in materia di spesa pubblica.

I consiglieri comunali hanno sempre diritto al gettone di presenza per la partecipazione a qualsiasi organo del Comune?
No, la legge nazionale (Art. 82 del TUEL) menziona esplicitamente solo ‘consigli e commissioni’. La questione al centro del caso è proprio se questa elencazione sia tassativa o se possa essere estesa tramite regolamento comunale ad altri organi con funzioni analoghe.

Perché la Corte di Cassazione non ha deciso subito la controversia?
La Corte ha ritenuto che le questioni legali sollevate fossero di ‘particolare rilevanza’ e avessero ‘valenza nomofilattica’, ovvero che la decisione finale influenzerà l’interpretazione uniforme della legge in tutta Italia. Mancando precedenti specifici, ha preferito rinviare il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito.

Qual è stato il ragionamento del Tribunale che ha negato il diritto al compenso?
Il Tribunale ha adottato un’interpretazione restrittiva delle norme del TUEL, affermando che queste sono volte al contenimento della spesa pubblica. Di conseguenza, l’elenco degli organi che danno diritto al gettone di presenza (‘consigli e commissioni’) non può essere ampliato da un regolamento locale, che in quella parte risulterebbe in contrasto con la legge nazionale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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