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Fondo di garanzia TFR: obbligo anche post-cessione

La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia TFR dell’INPS è tenuto a corrispondere l’intero trattamento di fine rapporto ai lavoratori, anche per la quota maturata prima di una cessione d’azienda. L’obbligo scatta quando il nuovo datore di lavoro (cessionario) diventa insolvente, poiché è questo evento a rendere esigibile il credito. La Corte ha inoltre chiarito che l’obbligazione del Fondo non è sussidiaria, quindi i lavoratori non sono tenuti a rivalersi prima sull’originario datore di lavoro (cedente).

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Fondo di garanzia TFR: Pagamento Assicurato Anche in Caso di Cessione d’Azienda

In un contesto economico dinamico, la cessione d’azienda è un’operazione frequente, ma può generare preoccupazioni nei lavoratori riguardo alla sorte dei loro diritti, in particolare del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha rafforzato le tutele per i dipendenti, chiarendo il ruolo e gli obblighi del Fondo di garanzia TFR gestito dall’INPS proprio in questi scenari. La decisione conferma che il Fondo deve intervenire anche quando a diventare insolvente è il nuovo datore di lavoro, coprendo l’intero TFR maturato, inclusa la quota accumulata con il precedente proprietario.

I Fatti del Caso: La Cessione d’Azienda e il Fallimento

Il caso esaminato riguardava un gruppo di lavoratori il cui rapporto di lavoro era stato trasferito, insieme all’azienda, da una società a un’altra. Successivamente, la nuova società (cessionaria) è stata dichiarata fallita, rendendo impossibile il pagamento del TFR ai dipendenti. I lavoratori si sono quindi rivolti al Fondo di garanzia dell’INPS per ottenere quanto loro spettante. L’INPS si opponeva, sostenendo che i lavoratori avrebbero dovuto prima rivolgersi all’azienda originaria (cedente) per la quota di TFR maturata alle sue dipendenze. La questione è giunta fino alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Cassazione e il Ruolo del Fondo di garanzia TFR

La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell’INPS, confermando le decisioni dei giudici di merito. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: l’obbligo di intervento del Fondo di garanzia TFR sorge nel momento in cui si verifica l’insolvenza del datore di lavoro presso cui il dipendente sta prestando servizio al momento della cessazione del rapporto. In caso di cessione d’azienda, questo soggetto è il cessionario, ovvero il nuovo proprietario.

Le Motivazioni: Perché il Fondo Deve Intervenire

La Corte ha basato la sua decisione su tre pilastri logico-giuridici:
1. L’Insolvenza Rilevante: Il presupposto per l’intervento del Fondo è l’insolvenza del datore di lavoro che determina la cessazione del rapporto e rende esigibile il TFR. Nel caso di una cessione, se il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo acquirente, è l’eventuale insolvenza di quest’ultimo a far scattare la tutela.
2. Obbligazione Solidale, non Sussidiaria: Ai sensi dell’art. 2112 del Codice Civile, in caso di trasferimento d’azienda, il cedente (vecchio proprietario) e il cessionario (nuovo proprietario) sono obbligati in solido per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Tuttavia, l’obbligo del Fondo di garanzia non è sussidiario. Ciò significa che il lavoratore non è tenuto a escutere preventivamente il cedente, che pure è un coobbligato in solido. Può rivolgersi direttamente al Fondo, una volta accertata l’insolvenza del datore di lavoro cessionario.
3. Diritto di Surroga del Fondo: Una volta pagato il TFR al lavoratore, il Fondo di garanzia si surroga nei diritti del lavoratore stesso. Questo significa che l’INPS può agire per recuperare le somme versate non solo nei confronti del datore di lavoro insolvente (il cessionario), ma anche nei confronti degli altri condebitori solidali, come l’azienda cedente. Questa previsione normativa, secondo la Corte, non indebolisce la posizione del lavoratore ma, al contrario, agevola l’azione di recupero dell’INPS senza porre oneri aggiuntivi sul dipendente.

Conclusioni: Maggiore Tutela per i Lavoratori

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza per la tutela dei lavoratori. Si afferma con chiarezza che, in caso di cessione d’azienda seguita dal fallimento dell’acquirente, i dipendenti hanno diritto a un intervento diretto e completo del Fondo di garanzia TFR per l’intero importo del loro trattamento di fine rapporto. Viene così garantita una protezione efficace, evitando che i lavoratori debbano intraprendere complesse e lunghe azioni legali contro l’originario datore di lavoro per recuperare una parte del loro credito.

Se l’azienda dove lavoro viene ceduta e il nuovo proprietario fallisce, il Fondo di garanzia dell’INPS paga il TFR maturato anche con il vecchio datore di lavoro?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che l’obbligo del Fondo di garanzia copre l’intero TFR, inclusa la quota maturata presso il datore di lavoro cedente, prima del trasferimento d’azienda.

Per ottenere il pagamento dal Fondo di garanzia, devo prima fare causa al mio vecchio datore di lavoro (il cedente)?
No, l’obbligo del Fondo di garanzia non è sussidiario. Il lavoratore non è tenuto a escutere preventivamente il cedente, anche se quest’ultimo è un coobbligato in solido. È sufficiente l’insolvenza del datore di lavoro attuale (il cessionario) per attivare la tutela.

L’insolvenza di quale datore di lavoro fa scattare l’intervento del Fondo di garanzia TFR?
L’intervento del Fondo di garanzia è attivato dall’insolvenza del datore di lavoro presso cui il rapporto di lavoro è in corso e che, a causa di tale insolvenza, non può adempiere all’obbligo di pagare il TFR. In caso di cessione d’azienda, questo soggetto è il cessionario (il nuovo proprietario).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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