Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 989 Anno 2026
Civile Ord. Sez. L Num. 989 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 17/01/2026
ORDINANZA
sul ricorso 30382-2022 proposto da:
RAGIONE_SOCIALE, COGNOME NOME, rappresentati e difesi dall’avvocato NOME COGNOME;
ricorrenti –
contro
I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE;
intimato –
avverso la sentenza n. 585/2022 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 17/06/2022 R.G.N. 345/2022;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 21/10/2025 dal AVV_NOTAIO.
R.G. 30382/22
Rilevato che:
Con sentenza del giorno 17.6.2022 n. 585, la Corte d’appello di Milano rigettava il gravame proposto COGNOME NOME e COGNOME
Oggetto
R.G.N.NUMERO_DOCUMENTO/2022
COGNOME.
Rep.
Ud. 21/10/2025
CC
NOME avverso la sentenza del Tribunale di Milano che aveva rigettato il ricorso di questi ultimi volto a chiedere l’intervento del RAGIONE_SOCIALE con condanna dell’RAGIONE_SOCIALE a pagare loro gli importi meglio indicati in ricorso, a titolo di retribuzioni, TFR e a titolo di quote non versate al fondo complementare, somme maturate nel corso del rapporto di lavoro intrattenuto con RAGIONE_SOCIALE -successivamente dichiarata insolvente e per la quale era stata aperta la procedura di amministrazione straordinaria -nei limiti del credito ammesso al passivo, nella corrispondente procedura concorsuale.
Il tribunale ha rigettato la domanda di richiesta di intervento del RAGIONE_SOCIALE per l’assenza dei relativi presupposti, perché al momento del passaggio dei lavoratori dall’impresa cedente, RAGIONE_SOCIALE, all’impresa cessionaria, RAGIONE_SOCIALE, entrambe le aziende erano in bonis, essendo stata solo successivamente a tale passaggio, dichiarata insolvente l’impresa cedente (e non la cessionaria), né vi era stata risoluzione del rapporto di lavoro, essendo il rapporto proseguito con l’impresa cessionaria, senza soluzione di continuità.
La Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado, all’esito del gravame dei ricorrenti, non potendo gli accordi sindacali, ex art. 47 della legge n. 428/90 (di rinuncia dei lavoratori ad avvalersi della solidarietà tra le imprese, per ottenere l e proprie spettanze), derogare all’applicazione dell’art. 2112 c.c., in quanto intervenuti, nell’ambito della vicenda circolatoria dell’azienda, quando le imprese erano entrambe in bonis e la procedura di amministrazione straordinaria aveva riguardato la sola società cedente, ma successivamente al trasferimento d’azienda e al passaggio dei lavoratori alle dipendenze della società cessionaria. In riferimento alla richiesta di intervento del RAGIONE_SOCIALE per le somme non
corrisposte dal datore di lavoro al fondo di previdenza complementare, la Corte del merito ha escluso l’erogazione diretta al lavoratore delle prestazioni erogate dal RAGIONE_SOCIALE, a titolo di prestazioni complementari, escludendo che si trattasse di retribuzione direttamente esigibile dal prestatore di lavoro nei confronti del datore di lavoro anche perché l’obbligo del datore di lavoro al versamento sussiste nei confronti del fondo complementare e non del lavoratore e nasce da un rapporto contrattuale distinto dal rapporto di lavoro che ne è un mero presupposto, ma non la fonte.
Avverso tale sentenza, COGNOME NOME e COGNOME NOME ricorrono in cassazione, sulla base di due motivi, mentre l’RAGIONE_SOCIALE non ha spiegato difese scritte.
Il RAGIONE_SOCIALE riserva ordinanza, nel termine di sessanta giorni dall’adozione della presente decisione in camera di consiglio.
Considerato che:
Con il primo e secondo motivo di ricorso (aventi sostanzialmente analogo contenuto), i ricorrenti deducono il vizio di violazione di legge, in particolare, dell’art. 2 della legge n. 297/82 e degli artt. 2 commi 1 e 3, dell’art. 5 commi 1 e 2 del d.lgs. n. 80/92, con riferimento all’art. 2112 c.c. e all’art. 47 della legge n. 428/90, in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., per non avere la Corte del merito ritenuto intervenuta la deroga all’art. 2112 c.c., in presenza di accordi ex art. 47 della legge 428/90 e in relazione alla società cedente in amministrazione controllata.
Il primo e secondo motivo, che possono essere oggetto di un esame congiunto, sono infondati.
Si controverte dell’idoneità dell’accordo sindacale, ex art. 47 commi 4 bis e 5 cit., intervenuto nell’ambito del trasferimento del ramo di azienda dalla cedente RAGIONE_SOCIALE alla cessionaria
RAGIONE_SOCIALE, a derogare al principio di cui all’art. 2112 c.c., secondo il quale il trasferimento dell’azienda non produce alcuna soluzione di continuità nel rapporto di lavoro, che continua con il cessionario alle medesime condizioni per le quali era stato stipulato dal cedente.
Come già affermato da questa Corte in numerose pronunce, in materia di trasferimento d’azienda (vedi, tra le altre, Cass. n. 3963/22, Cass. 6842/23, con ampi riferimenti alla disciplina del diritto dell’Unione e alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, da intendersi qui richiamati) , l’accordo sindacale di cui all’art. 47, comma 4-bis, della l. n. 428 del 1990, nella sua formulazione ratione temporis vigente, può prevedere deroghe all’art. 2112 c.c. concernenti le condizioni di lavoro, fermo restando il trasferimento dei rapporti di lavoro al cessionario.
La fattispecie in esame, come quelle trattate con le richiamate decisioni, in cui pacificamente si è avuta continuazione dell’attività aziendale, è stata ricondotta nell’ambito dell’art. 47, comma 4 – bis, ricordato, mentre il successivo comma 5 disciplina i casi in cui “la continuazione dell’attività (aziendale) non sia stata disposta o sia cessata” e, ciò nonostante, nell’ambito di una procedura concorsuale finalizzata alla liquidazione dell’azienda, si raggiunga un accordo con un’impresa acquirente che preveda “il mantenimento anche parziale dell’occupazione”, ossia l’assunzione di lavoratori già occupati dall’impresa cessata e in fase di liquidazione concorsuale.
Nell’esaminare una fattispecie del tutto sovrapponibile alla presente, questa Corte, con la sentenza n.37789 del 27/12/2022, ha ritenuto che l’accordo concluso non fosse
riconducibile alla disposizione di cui alla legge n. 428 del 1990, art. 47, comma 5.
In quel caso, come nell’odierna fattispecie, l’accordo, nel far gravare sul fallimento della società cedente i debiti concernenti il TFR maturato fino alla data del trasferimento del personale, non determina l’immediata esigibilità del credito a titolo di TFR e l’esigibilità rappresenta il presupposto indefettibile per il subentro del RAGIONE_SOCIALE di RAGIONE_SOCIALE, secondo i principi generali enunciati dall’art. 2120 c.c., e consegue soltanto alla cessazione definitiva del rapporto di lavoro.
Specificamente, e con diretta attinenza al caso in disamina, secondo Cass. n. 23499/24 deve escludersi che un accordo sindacale stipulato in concomitanza con un trasferimento d’azienda possa in alcun modo derogare al principio posto dall’art. 2112, comma 1°, c.c. e ciò a prescindere dal fatto che l’azienda oggetto di trasferimento sia di proprietà di un’impresa che versi in situazione di “crisi aziendale” ex art. 2, comma 5, lett. c), l. n. 675/1977, oppure si trovi sottoposta ad “amministrazione straordinaria”, ai sensi del D.Lgs. n. 270/1999.
Sulla scorta di tali premesse, questa Corte ha evidenziato che l’accordo previsto dalla norma è res inter alios acta, sprovvisto di effetto vincolante verso l’RAGIONE_SOCIALE, che gestisce il RAGIONE_SOCIALE, ed esso non potrebbe comunque alterare la disciplina eminentemente pubblicistica che presiede all’intervento del RAGIONE_SOCIALE.
Si deve aggiungere che non induce a diverse conclusioni la disciplina che, successivamente ai fatti per cui è causa, è stata dettata dal comma 5-bis dell’art. 47, L. n. 428/1990 (per come introdotto dall’art. 368, comma 4, lett. d, D.Lgs. n. 14/2019, c.d. codice della crisi d’impresa): al riguardo, con particolare
riferimento alla novità e discontinuità della previsione, si rinvia a quanto statuito da Cass. n. 31338/24 e Cass. n. 30995/24.
La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’RAGIONE_SOCIALE esonera il RAGIONE_SOCIALE dal provvedere sulle spese.
Sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, rispetto a quello già versato a titolo di contributo unificato.
P.Q.M.
LA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
Rigetta il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma del comma 1 -bis dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 21.10.25
Il Presidente AVV_NOTAIOssa NOME COGNOME