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Fideiussione art 1956: oneri prova e ricorso

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un fideiussore che invocava la liberazione dalla garanzia ai sensi dell’art. 1956 c.c. La Corte ha stabilito che le allegazioni del ricorrente sulla presunta conoscenza da parte della banca del peggioramento delle condizioni economiche della società debitrice erano generiche e non supportate da prove decisive. Il caso di fideiussione art 1956 si conclude con la condanna del ricorrente per abuso del processo.

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Pubblicato il 23 dicembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Fideiussione art 1956: Onere della Prova e Inammissibilità del Ricorso

L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame offre importanti chiarimenti sulla fideiussione art 1956 del Codice Civile, una norma cruciale per la tutela del garante. La pronuncia sottolinea i rigorosi oneri probatori a carico del fideiussore che intende ottenere la liberazione dalla propria obbligazione di garanzia. La Corte, nel dichiarare inammissibile il ricorso, ribadisce come la genericità delle censure e la mancata specificazione di fatti decisivi non possano trovare accoglimento in sede di legittimità, portando anche a una condanna per abuso del processo.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine dalla domanda di un fideiussore, all’epoca legale rappresentante della società debitrice, volta a far dichiarare l’estinzione della garanzia prestata in favore di un istituto di credito. Il garante sosteneva che la banca avesse continuato a concedere credito alla società nonostante fosse a conoscenza del progressivo peggioramento delle sue condizioni patrimoniali, rendendo così più difficile il soddisfacimento del credito. Tale comportamento, secondo il ricorrente, avrebbe dovuto comportare la sua liberazione dall’obbligo di garanzia, in applicazione dell’art. 1956 c.c.

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano rigettato le sue richieste, ritenendo che non fossero stati forniti elementi probatori sufficienti a dimostrare la consapevolezza della banca riguardo al deterioramento finanziario della società garantita. In particolare, i giudici di merito avevano qualificato le argomentazioni del fideiussore come mere “congetture”. Contro la decisione d’appello, il garante ha quindi proposto ricorso per cassazione.

Fideiussione art 1956: l’Analisi della Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato i due motivi di ricorso presentati.

Con il primo motivo, il ricorrente denunciava l’omesso esame di fatti decisivi e la violazione di diverse norme, tra cui l’art. 1956 c.c. Egli sosteneva che la Corte d’Appello non avesse adeguatamente considerato un fatto storico cruciale: il “blocco” di una linea di credito nel marzo 2009, che a suo dire sarebbe stato un chiaro indizio della consapevolezza della banca circa l’insolvibilità della società.

Con il secondo motivo, lamentava il mancato accoglimento della sua richiesta di disporre una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) per accertare presunti addebiti illegittimi sul conto corrente della società.

La Cassazione ha ritenuto entrambi i motivi inammissibili.

Le Motivazioni della Decisione

Per quanto riguarda il primo motivo, la Corte ha osservato che il ricorrente non ha adeguatamente illustrato la “decisività” del presunto “blocco” della linea di credito. Non è stato sufficientemente spiegato nel ricorso perché tale evento avrebbe dovuto inequivocabilmente dimostrare la conoscenza da parte della banca di un peggioramento irreversibile delle condizioni economiche della debitrice. Le censure sono state giudicate generiche, poiché non hanno trascritto le deduzioni specifiche formulate nei gradi di merito che avrebbero dovuto convincere i giudici della rilevanza di tale fatto. Il successivo fallimento della società, inoltre, non è stato considerato un fatto decisivo il cui esame sia stato omesso, in quanto la Corte d’Appello lo aveva già valutato, ritenendolo non rappresentativo di una pregressa conoscenza da parte della banca.

Relativamente al secondo motivo, i giudici hanno confermato che la richiesta di CTU era stata correttamente respinta dalla Corte d’Appello a causa dell’assoluta genericità delle contestazioni. Il ricorrente si era limitato a contestare in modo vago una presunta capitalizzazione illegittima degli interessi e il superamento del tasso soglia, senza fornire alcun principio di prova o indicazione specifica. La Cassazione ha ricordato che la CTU non è un mezzo per sopperire alla carenza probatoria della parte, ma uno strumento a disposizione del giudice il cui utilizzo è discrezionale. La decisione di merito, basata su una pluralità di ragioni autonome (la cosiddetta “doppia ratio decidendi”), non è stata efficacemente scalfita dalle censure del ricorrente, rendendole inammissibili.

Conclusioni

L’ordinanza si conclude con una dichiarazione di inammissibilità del ricorso e una pesante condanna per il ricorrente. La Corte, applicando le recenti normative sull’abuso del processo (art. 96 c.p.c.), ha condannato il fideiussore al pagamento delle spese legali e di una somma equitativa in favore della controparte, oltre a un’ulteriore somma in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione finale sottolinea un principio fondamentale: insistere in un giudizio di legittimità, dopo una proposta di definizione accelerata e in assenza di motivi fondati, configura un abuso del processo che merita di essere sanzionato. Per chiunque si trovi in una situazione di fideiussione art 1956, questa pronuncia serve da monito: le proprie ragioni devono essere supportate da allegazioni precise e prove concrete fin dai primi gradi di giudizio, poiché la genericità in Cassazione conduce inevitabilmente all’inammissibilità e a possibili sanzioni economiche.

Quando un fideiussore può essere liberato dall’obbligazione ai sensi dell’art. 1956 c.c.?
Il fideiussore è liberato se il creditore, senza la sua speciale autorizzazione, ha fatto credito al terzo (il debitore principale), pur conoscendo che le condizioni patrimoniali di questo erano divenute tali da rendere notevolmente più difficile il soddisfacimento del credito.

Perché il ricorso del fideiussore è stato dichiarato inammissibile in questo caso?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile principalmente per la genericità delle censure. Il ricorrente non ha dimostrato in modo specifico e decisivo come i fatti addotti (come il “blocco” di una linea di credito) provassero in modo inequivocabile la conoscenza da parte della banca del peggioramento delle condizioni finanziarie della società debitrice.

Cosa comporta la condanna per abuso del processo in un giudizio di Cassazione?
Quando un ricorso viene definito in conformità a una proposta di definizione e la parte ricorrente insiste senza valide ragioni, la Corte può presumere una responsabilità aggravata. Ciò comporta la condanna della parte soccombente al pagamento non solo delle spese legali, ma anche di una somma aggiuntiva a titolo di risarcimento alla controparte e di un’ulteriore sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’art. 96 c.p.c.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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