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Fallimento omisso medio: criteri e limiti legali

La Corte d’Appello di L’Aquila ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società già in regime di concordato preventivo, applicando il principio del fallimento omisso medio. La decisione stabilisce che, qualora il piano concordatario risulti oggettivamente inattuabile, è legittimo dichiarare l’insolvenza anche senza la preventiva risoluzione formale del concordato, permettendo ai creditori di agire per l’intero credito originario.

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Il Fallimento Omisso Medio e la Gestione della Crisi d’Impresa

Il tema del fallimento omisso medio rappresenta uno dei punti più complessi e dibattuti del diritto fallimentare moderno. Si verifica quando una società, nonostante sia stata ammessa alla procedura di concordato preventivo, non riesce a dare esecuzione al piano promesso ai creditori. In questi casi, sorge il problema se sia necessario attendere la risoluzione formale del concordato o se si possa procedere direttamente alla dichiarazione di insolvenza.

Il principio della prevalenza dell’insolvenza

Secondo l’orientamento consolidato della Suprema Corte, l’omologazione di un concordato non cancella definitivamente lo stato di insolvenza, ma lo vincola al successo del piano di ristrutturazione. Se tale piano si rivela oggettivamente inattuabile, l’insolvenza riemerge in tutta la sua gravità. Il fallimento omisso medio permette quindi di tutelare i creditori evitando inutili lungaggini processuali legate alla risoluzione del contratto concordatario.

Diritti dei creditori e crediti originari

Un aspetto fondamentale di questa procedura riguarda l’entità del credito che può essere fatto valere. La giurisprudenza ha chiarito che, se il fallimento viene dichiarato mentre è ancora possibile chiedere la risoluzione del concordato, i creditori non sono vincolati alla cosiddetta falcidia. Possono, in altre parole, richiedere l’intero importo del loro credito originario e non solo la percentuale ridotta prevista dal piano fallito.

Inattuabilità del piano liquidatorio

Nel caso analizzato, l’impossibilità di procedere alla vendita dei beni immobili entro i termini stabiliti è stata considerata una prova inconfutabile dell’insolvenza. Quando l’attivo previsto non viene realizzato, il piano perde la sua funzione di soddisfacimento dei creditori, rendendo la liquidazione giudiziale l’unica strada percorribile per garantire equità e trasparenza.

Le motivazioni

La decisione si fonda sul rilievo che l’esecuzione del concordato era divenuta impossibile a causa dell’inerzia nelle attività liquidatorie e della mancanza di offerte congrue per il patrimonio immobiliare. La Corte ha ritenuto che la persistenza dello stato di insolvenza, non risolto dalla procedura minore, legittimasse pienamente il ricorso al fallimento. Inoltre, è stato ribadito che la legittimazione attiva del creditore sussiste anche se questi richiede il pagamento del debito integrale, poiché la funzione esdebitatoria del concordato decade di fronte all’inadempimento totale del piano.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte d’Appello ha rigettato il reclamo della società debitrice, confermando la sentenza di primo grado. Il provvedimento sottolinea come il favore dell’ordinamento per le soluzioni concordate della crisi non possa spingersi fino a tollerare situazioni di insolvenza irreversibile che danneggiano il ceto creditorio. Il fallimento rimane l’estrema ratio necessaria quando gli strumenti di regolazione negoziale della crisi si dimostrano inidonei al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

È possibile dichiarare il fallimento senza la risoluzione del concordato?
Sì, secondo il principio del fallimento omisso medio, se il piano concordatario risulta oggettivamente inattuabile, il tribunale può dichiarare il fallimento anche senza la preventiva risoluzione formale prevista dall’art. 186 l.fall.

Il creditore può chiedere l’intero importo del credito originario?
Sì, qualora il fallimento venga dichiarato prima che il termine per la risoluzione del concordato sia scaduto, il creditore non è vincolato alla falcidia concordataria e può insinuarsi al passivo per l’intero credito originariamente vantato.

Come incide il mancato raggiungimento degli obiettivi liquidatori?
L’impossibilità di vendere i beni previsti dal piano nei tempi prestabiliti è considerata un sintomo decisivo di insolvenza attuale, rendendo la procedura concordataria inidonea e giustificando l’apertura immediata della liquidazione fallimentare.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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