Estinzione del Giudizio per Rinuncia in Cassazione: Analisi di un Caso Pratico
L’esito di una causa non è sempre una sentenza di vittoria o sconfitta. A volte, il percorso processuale si interrompe prima, come nel caso di estinzione del giudizio. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio di come la rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, porti a questa conclusione, con importanti conseguenze sulle spese legali e su altri oneri processuali. Analizziamo insieme la vicenda.
I Fatti di Causa: Dalle Infiltrazioni Condominiali alla Cassazione
La vicenda trae origine da una disputa condominiale. Due condomini avevano eseguito lavori urgenti di manutenzione e rifacimento del tetto a causa di dannose infiltrazioni d’acqua nel loro appartamento. Successivamente, citavano in giudizio altri due condomini per ottenere il rimborso della quota di spese di loro competenza.
I convenuti non solo si opponevano alla richiesta, ma proponevano a loro volta delle domande riconvenzionali, chiedendo il risarcimento per danni subiti a causa di infiltrazioni provenienti dall’appartamento degli attori e un’indennità per la costruzione di una nuova struttura sul lastrico solare.
Il Giudice di Pace accoglieva la domanda principale dei primi due condomini e rigettava le domande riconvenzionali. La decisione veniva confermata in appello dal Tribunale. A questo punto, i condomini soccombenti decidevano di portare la questione davanti alla Corte di Cassazione, presentando un ricorso.
La Svolta Processuale: La Rinuncia che Causa l’Estinzione del Giudizio
Il colpo di scena avviene durante il giudizio di Cassazione. La parte che aveva promosso il ricorso (ricorrente) deposita un atto formale di rinuncia. Le controparti (controricorrenti), a loro volta, dichiarano di aderire a tale rinuncia. Questo accordo tra le parti cambia radicalmente il destino del processo.
La rinuncia agli atti del giudizio, quando accettata dalle altre parti costituite che potrebbero avere interesse alla prosecuzione, è una delle cause che porta direttamente all’estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione, in questi casi, non entra nel merito dei motivi del ricorso, ma si limita a prendere atto della volontà delle parti di porre fine alla contesa.
Le Motivazioni della Corte: le Conseguenze della Rinuncia
La Corte di Cassazione, con la sua ordinanza, ha dichiarato formalmente l’estinzione del giudizio di cassazione. Le motivazioni della decisione sono fondamentali per comprendere le implicazioni pratiche di questa scelta processuale.
In primo luogo, la Corte ha chiarito che l’adesione della controparte alla rinuncia impedisce al giudice di prendere qualsiasi provvedimento in merito alle spese legali. Anche se una delle parti aveva depositato un’istanza per la liquidazione dei propri compensi, la Corte ha specificato che tale statuizione è preclusa. In sostanza, l’accordo sulla fine del processo si estende implicitamente anche alla gestione delle spese, che restano a carico di chi le ha sostenute o vengono regolate privatamente tra le parti.
In secondo luogo, la declaratoria di estinzione esclude l’applicazione di una norma sanzionatoria prevista per chi perde un’impugnazione. Si tratta dell’art. 13, comma 1-quater, del d.p.r. 115/2002, che obbliga la parte impugnante soccombente a versare un’ulteriore somma pari al contributo unificato già pagato. Citando un precedente (Cass. 25485/2018), la Corte ha ribadito che l’estinzione non equivale a una soccombenza, pertanto tale obbligo non sorge.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Decisione
Questa ordinanza conferma un principio procedurale di grande importanza. La rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, rappresenta uno strumento efficace per chiudere una controversia in modo definitivo e consensuale, anche nell’ultimo grado di giudizio. Le implicazioni pratiche sono significative:
1. Nessuna Decisione sulle Spese: Le parti che optano per questa via devono essere consapevoli che, di norma, la Corte non si pronuncerà sulle spese legali, che dovranno essere gestite autonomamente.
2. Inapplicabilità del Raddoppio del Contributo: La parte che rinuncia evita il rischio di dover pagare il cosiddetto “doppio contributo”, una sanzione economica prevista solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione.
La scelta di rinunciare a un ricorso è quindi una decisione strategica che, se condivisa, permette di evitare i costi e le incertezze di una pronuncia finale sul merito, chiudendo il contenzioso in modo tombale.
Cosa succede se una parte rinuncia al ricorso in Cassazione e l’altra accetta?
Il giudizio di Cassazione si estingue. La Corte non esamina il merito della questione ma si limita a dichiarare la fine del processo per intervenuta rinuncia.
In caso di estinzione del giudizio per rinuncia, chi paga le spese legali?
La Corte di Cassazione non emette alcun provvedimento sulle spese legali, poiché l’adesione alla rinuncia preclude una tale decisione. Le parti devono regolare la questione autonomamente o ciascuna sostiene i propri costi.
La parte che rinuncia al ricorso deve pagare il doppio del contributo unificato?
No. La declaratoria di estinzione del giudizio esclude l’applicazione della norma che prevede il versamento di un’ulteriore somma pari al contributo unificato, in quanto tale sanzione è legata a un esito negativo dell’impugnazione (rigetto, inammissibilità) e non alla sua estinzione.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 17977 Anno 2024
Civile Ord. Sez. 2 Num. 17977 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 01/07/2024
ORDINANZA
sul ricorso 24066/2018 proposto da:
NOME, difesa dall’AVV_NOTAIO NOME COGNOME;
-ricorrente-
contro
COGNOME NOME, COGNOME NOME, difesi dall’AVV_NOTAIO NOME AVV_NOTAIO COGNOME;
-controricorrenti- avverso la sentenza del Tribunale di Gela n. 417/2017 depositata il 20/06/2017;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza dal consigliere relatore NOME COGNOME;
udito il P.M, nella persona del Sostituto P.AVV_NOTAIO NOME COGNOME, che ha concluso per l’ estinzione del giudizio.
Fatti di causa e ragioni della decisione
NOME COGNOME e NOME COGNOME narrano di avere provveduto a lavori di manutenzione e rifacimento del tetto condominiale, resi urgentemente necessari per le infiltrazioni d’acqua dannose per il loro
appartamento e convengono dinanzi al Giudice di Pace di Mazzarino AVV_NOTAIO e NOME COGNOME per la condanna al rimborso della quota delle correlative spese da loro anticipate, pari a circa € 1.638, e della quota delle spese per la conseguente tinte ggiatura dell’appartamento, pari a € 450. I convenuti propongono eccezioni di rito, rigettate con sentenza non definitiva, e riconvenzionali per il risarcimento dei danni derivanti al loro appartamento da infiltrazioni da condutture dell’appartamento degli attori e per l’indennità ex art. 1127 c.c. per sopraelevazione del lastrico solare. In primo grado è accolta la domanda degli attori e sono rigettate le riconvenzionali dei convenuti. Il Tribunale rigetta l’appello.
Ricorrono in cassazione i convenuti con nove motivi. Resistono gli attori con controricorso. Con atto del 24/4/2024 la parte ricorrente ha rinunciato al ricorso per cassazione e i controricorrenti vi hanno aderito. Ne segue l’estinzione del giudizio di cassazione, senza l’adozione di alcun provvedimento sulle spese, poiché l’adesione alla rinuncia preclude a questa Corte una tale statuizione (cosicché non è da considerare l’istanza di liquidazione dei compensi, depositata il 14/5/2024 dall’AVV_NOTAIO NOME NOME). Inoltre, la declaratoria di estinzione del giudizio esclude l’applicabilità dell’art. 13, co. 1 quater d.p.r. 115/2002, relativo all’obbligo della parte impugnante non vittoriosa di versare una somma pari al contributo unificato già versato all’atto della proposizione dell’impugnazione (cfr. Cass 25485/2018).
P.Q.M
La Corte dichiara l’estinzione del giudizio di cassazione per intervenuta rinuncia.
Così deciso a Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione ci-