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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso

Un candidato in un concorso pubblico ha citato in giudizio un’amministrazione per presunte irregolarità nell’assunzione di personale, che aveva scavalcato la graduatoria. Dopo essere stato sconfitto nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha rinunciato al ricorso. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia senza una decisione nel merito e senza pronunciarsi sulle spese legali.

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Estinzione del Giudizio: Quando la Rinuncia al Ricorso Pone Fine alla Causa

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito le conseguenze della rinuncia al ricorso, un atto che può determinare l’estinzione del giudizio e chiudere definitivamente una controversia legale. Il caso in esame riguardava un candidato a un concorso pubblico che si era visto scavalcare da altri assunti tramite canali diversi dallo scorrimento della graduatoria. Vediamo nel dettaglio come si è svolta la vicenda e cosa ha deciso la Suprema Corte.

I Fatti di Causa

Un cittadino aveva partecipato nel 2006 a un concorso pubblico per la nomina di dirigenti presso un’amministrazione pubblica, posizionandosi utilmente in graduatoria. Successivamente, l’amministrazione procedeva all’assunzione di altro personale dirigenziale senza attingere da tale graduatoria, ma utilizzando nomine esterne o procedure di mobilità. Ritenendo illegittime tali assunzioni e leso il proprio diritto all’assunzione per scorrimento, il candidato agiva in giudizio chiedendo l’accertamento del suo diritto al posto di lavoro o, in alternativa, il risarcimento dei danni.

Le sue richieste venivano respinte sia in primo grado dal Tribunale sia in secondo grado dalla Corte d’Appello. Non dandosi per vinto, il candidato proponeva ricorso per cassazione, portando la questione dinanzi alla Suprema Corte.

La Rinuncia al Ricorso e l’Estinzione del Giudizio

Il colpo di scena è avvenuto prima che la Corte potesse pronunciarsi nel merito della complessa questione. Il ricorrente ha depositato una nota formale con la quale rinunciava al proprio ricorso. La sentenza evidenzia che tale rinuncia era stata comunicata alle controparti (le amministrazioni pubbliche coinvolte), le quali l’avevano accettata nell’ambito di una più ampia “definizione bonaria”, ovvero un accordo transattivo.

Di fronte a questa situazione, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che prendere atto della volontà delle parti di porre fine alla lite. La rinuncia, accettata dalla controparte, costituisce infatti uno dei presupposti previsti dalla legge per dichiarare l’estinzione del giudizio. Questo significa che il processo si chiude senza una sentenza che stabilisca chi avesse ragione o torto sulla questione originaria.

Le motivazioni

La decisione della Corte si fonda su una precisa norma procedurale, l’articolo 391 del Codice di Procedura Civile. Questa disposizione regola, tra le altre cose, proprio l’ipotesi di rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte ha verificato la sussistenza di tutti i presupposti: il ricorrente ha formalmente rinunciato, la rinuncia è stata comunicata e le controparti non solo non si sono opposte, ma l’hanno di fatto accettata. Pertanto, il giudizio non poteva più proseguire.

Una conseguenza diretta dell’estinzione del giudizio per rinuncia riguarda le spese legali. La sentenza stabilisce “Nulla sulle spese”. Questo perché lo stesso articolo 391 c.p.c. prevede che, in caso di estinzione, ogni parte debba farsi carico delle proprie spese legali sostenute fino a quel momento. La Corte, quindi, non condanna nessuno al pagamento delle spese della controparte.

Conclusioni

La sentenza offre un importante spunto pratico sul funzionamento del processo civile. Dimostra come una controversia, anche complessa e arrivata fino all’ultimo grado di giudizio, possa concludersi non con una decisione sul merito, ma con un atto di volontà delle parti. L’estinzione del giudizio per rinuncia, spesso legata a un accordo extragiudiziale, rappresenta uno strumento per porre fine a una lite in modo definitivo, evitando le incertezze e i costi di un’ulteriore fase processuale. La decisione sulle spese, che rimangono a carico di chi le ha sostenute, è un corollario logico di questa scelta processuale, incentivando le parti a trovare soluzioni concordate.

Cosa comporta la rinuncia al ricorso in Cassazione?
La rinuncia al ricorso, se accettata o non contestata dalla controparte, porta la Corte a dichiarare l’estinzione del giudizio, chiudendo il processo senza una decisione sul merito della controversia.

In caso di estinzione del giudizio per rinuncia, chi paga le spese legali?
Come stabilito dalla sentenza in base all’art. 391 del codice di procedura civile, in caso di estinzione del giudizio le spese legali restano a carico delle parti che le hanno sostenute. Non vi è quindi una condanna al pagamento delle spese della controparte.

La controparte deve accettare la rinuncia perché il giudizio si estingua?
La sentenza sottolinea che la rinuncia è stata comunicata ai controricorrenti e che questi l’hanno accettata nell’ambito di una definizione bonaria, senza sollevare obiezioni. Questo indica che l’accettazione, o quantomeno la mancata opposizione, è un presupposto fondamentale per l’estinzione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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