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Estinzione del giudizio: la guida completa

Un’ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso accettata dalla controparte. Il caso riguarda un lavoratore che, dopo aver impugnato una sentenza d’appello sfavorevole, ha rinunciato al proprio ricorso. La controparte, un’azienda, ha accettato la rinuncia. La Corte ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio, stabilendo che, in questi casi, non vi è condanna alle spese e il ricorrente è esonerato dal pagamento del doppio del contributo unificato.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Estinzione del Giudizio: Cosa Significa e Quali Sono le Conseguenze

L’estinzione del giudizio rappresenta una delle possibili conclusioni di un processo e si verifica quando, per varie ragioni, la causa si interrompe prima di giungere a una sentenza definitiva sul merito. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione offre spunti preziosi per comprendere le conseguenze pratiche di questo istituto, in particolare quando deriva dalla rinuncia al ricorso accettata dalla controparte. Analizziamo insieme il caso e le sue implicazioni.

I Fatti del Caso: Un Lavoratore contro un’Azienda

La vicenda nasce da una controversia di diritto del lavoro. Un lavoratore aveva impugnato un verbale di conciliazione sindacale. Dopo aver perso sia in primo grado che in appello, il lavoratore decide di portare la questione davanti alla Corte di Cassazione, presentando un ricorso basato su cinque motivi. L’azienda si è costituita in giudizio per difendersi, presentando un controricorso.

Tuttavia, prima che la Corte potesse decidere nel merito, si è verificato un fatto nuovo e decisivo: il lavoratore ha depositato un atto di rinuncia al ricorso. L’azienda ha formalmente accettato tale rinuncia, aprendo la strada alla conclusione anticipata del procedimento.

La Decisione della Corte: L’Estinzione del Giudizio per Rinuncia

Di fronte alla rinuncia del ricorrente e all’accettazione della controparte, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che prendere atto della volontà delle parti di porre fine alla controversia. La Corte ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio.

La Rinuncia e l’Accettazione

Il Codice di Procedura Civile, all’art. 390, prevede espressamente la possibilità per il ricorrente di rinunciare al proprio ricorso. Quando questa rinuncia viene accettata dalla controparte, l’effetto è la chiusura immediata del processo. Questo meccanismo consente alle parti di evitare i tempi e i costi di un’ulteriore fase processuale, specialmente se nel frattempo hanno raggiunto un accordo stragiudiziale.

Le Conseguenze sulle Spese Processuali

Una delle domande più importanti in questi casi riguarda la ripartizione delle spese legali. La Corte, applicando l’art. 391, quarto comma, del codice di procedura civile, ha stabilito che nulla doveva essere disposto in merito alle spese. Questa norma prevede infatti che, in caso di rinuncia accettata, le spese restino a carico delle parti che le hanno sostenute, a meno che non sia stato diversamente pattuito tra loro. La reciproca adesione alla chiusura del processo neutralizza la regola generale della soccombenza.

Le Motivazioni dietro l’Estinzione del Giudizio

Le motivazioni della Corte sono radicate nei principi procedurali che governano il processo civile. La decisione si fonda su due pilastri fondamentali: il rispetto della volontà delle parti e l’applicazione corretta delle norme sulle spese e sul contributo unificato.

Il Principio dell’Art. 390 c.p.c.

La motivazione principale per la declaratoria di estinzione del giudizio è la constatazione della sussistenza dei presupposti dell’art. 390 c.p.c. La Corte ha verificato che vi era un atto formale di rinuncia da parte del ricorrente e un’accettazione altrettanto formale da parte della controricorrente. La volontà concorde delle parti di non proseguire la lite è sovrana e il giudice deve prenderne atto, chiudendo il procedimento.

L’Esonero dal Doppio Contributo Unificato

Un aspetto di grande rilevanza pratica è quello relativo al cosiddetto ‘doppio contributo unificato’. La legge (D.P.R. 115/2002) prevede che la parte il cui ricorso viene respinto, dichiarato inammissibile o improcedibile debba versare un ulteriore importo pari a quello già pagato come contributo unificato. La Corte ha chiarito, richiamando precedenti orientamenti giurisprudenziali (Cass. n. 3688/2016; Cass. n. 23175/2015), che la declaratoria di estinzione non è equiparabile a nessuna di queste ipotesi. Di conseguenza, il ricorrente che rinuncia al ricorso (con l’accettazione della controparte) è esonerato dal pagamento di tale somma aggiuntiva.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

L’ordinanza in esame conferma un principio fondamentale: la rinuncia al ricorso, se accettata, è uno strumento efficace per chiudere una lite in modo consensuale, con importanti vantaggi economici. La parte che rinuncia evita non solo il rischio di una condanna alle spese legali della controparte, ma anche il pagamento del raddoppio del contributo unificato. Questa pronuncia offre quindi una chiara indicazione sui benefici procedurali e fiscali derivanti dalla scelta di porre fine a un contenzioso in Cassazione attraverso un accordo tra le parti.

Cosa succede quando una parte rinuncia al ricorso in Cassazione e l’altra parte accetta?
In presenza di una rinuncia formale al ricorso e della relativa accettazione da parte della controparte, la Corte dichiara l’estinzione del giudizio, ponendo fine al processo in modo anticipato.

In caso di estinzione del giudizio per rinuncia accettata, chi paga le spese processuali?
La Corte non dispone nulla in ordine alle spese processuali. In base all’art. 391, comma quarto, c.p.c., la reciproca adesione delle parti alla rinuncia comporta che ogni parte sostenga le proprie spese, salvo diverso accordo tra loro.

La parte che rinuncia al ricorso deve pagare l’ulteriore importo del contributo unificato?
No. La declaratoria di estinzione non è equiparabile al rigetto o alla dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione. Di conseguenza, il ricorrente è esonerato dal versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto dall’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. 115/2002.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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