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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio in un caso riguardante un’opposizione allo stato passivo di un fallimento. La decisione è stata presa a seguito della rinuncia formale al ricorso da parte del creditore ricorrente, alla quale ha aderito anche la società fallita. La controversia, originata dal rigetto di una domanda di insinuazione per un credito di notevole importo, si conclude quindi senza una pronuncia nel merito da parte della Suprema Corte, ma con la terminazione del processo.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Estinzione del Giudizio: Quando la Rinuncia al Ricorso Chiude il Caso in Cassazione

L’estinzione del giudizio rappresenta una delle modalità con cui un processo può concludersi prima di una decisione nel merito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio di questa dinamica processuale, scaturita dalla rinuncia al ricorso da parte del creditore in una complessa vicenda di diritto fallimentare. Analizziamo i fatti e le conseguenze di questa decisione.

I Fatti di Causa: Dall’Opposizione al Ricorso in Cassazione

La vicenda trae origine dalla procedura fallimentare di una società agroalimentare. Un professionista, creditore della società, aveva presentato domanda di insinuazione al passivo per un credito di quasi 500.000 euro, chiedendone il riconoscimento in via prededucibile o, in subordine, privilegiata.

Il giudice delegato, tuttavia, aveva rigettato integralmente la domanda. Il creditore non si è arreso e ha proposto opposizione allo stato passivo. Anche il Tribunale, però, ha respinto l’opposizione, confermando la decisione del primo giudice. A questo punto, al creditore non restava che l’ultima via: il ricorso per cassazione, basato su un unico motivo di impugnazione.

La Svolta Processuale e l’Estinzione del Giudizio

Il percorso legale, che sembrava destinato a un’ulteriore e complessa fase di giudizio, ha subito una svolta decisiva. Prima che la Suprema Corte potesse pronunciarsi, il creditore ricorrente ha formalizzato, con un atto datato 28 maggio 2024, la propria rinuncia al ricorso.

Questo atto unilaterale ha trovato il consenso della controparte. Il fallimento, infatti, aveva già depositato una memoria il 14 maggio 2024 con cui aderiva alla rinuncia. La convergenza delle volontà delle parti ha quindi creato i presupposti per la chiusura anticipata del procedimento. La Corte, presa visione della rinuncia e della relativa accettazione, non ha potuto fare altro che dichiarare l’estinzione del giudizio.

Le Motivazioni della Decisione della Suprema Corte

Le motivazioni dell’ordinanza sono estremamente concise e si fondano su un principio cardine del diritto processuale: la volontà delle parti può porre fine alla lite. La Corte di Cassazione, nel suo ruolo di giudice di legittimità, non entra nel merito della controversia originaria (la legittimità o meno del credito), ma si limita a prendere atto dell’intervenuto evento estintivo.

La rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, priva il processo del suo oggetto e del suo impulso. Non essendoci più una richiesta di giustizia da esaminare, il giudizio perde la sua ragion d’essere e deve essere dichiarato estinto. La decisione della Corte è, quindi, una declaratoria di un fatto processuale già consolidatosi per volontà delle parti coinvolte.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Rinuncia

L’ordinanza in esame, pur nella sua brevità, evidenzia un aspetto fondamentale della strategia processuale. La rinuncia al ricorso è uno strumento che permette alle parti di terminare una controversia in modo definitivo, evitando i costi e le incertezze di un giudizio di cassazione. Le ragioni di una tale scelta possono essere molteplici: un accordo transattivo raggiunto al di fuori del tribunale, una riconsiderazione delle probabilità di successo o semplicemente la volontà di porre fine a un lungo contenzioso.

Per il creditore, l’estinzione del giudizio implica la definitiva conferma del provvedimento impugnato, ovvero il decreto del Tribunale che rigettava la sua opposizione. Di conseguenza, il suo credito rimane escluso dal passivo fallimentare. Per il fallimento, la conclusione del procedimento rappresenta un consolidamento della propria posizione e un risparmio di ulteriori spese legali. In sintesi, l’estinzione per rinuncia segna la fine del percorso giudiziario, rendendo intangibile la decisione precedentemente emessa.

Cosa succede se un ricorrente rinuncia al suo ricorso in Cassazione?
Se il ricorrente presenta una formale rinuncia al ricorso e la controparte vi aderisce o non si oppone, la Corte di Cassazione dichiara l’estinzione del giudizio, chiudendo il processo senza una decisione nel merito.

Perché in questo caso è stato dichiarato estinto il giudizio?
Il giudizio è stato dichiarato estinto perché il ricorrente ha formalizzato la rinuncia al proprio ricorso con un atto del 28 maggio 2024, e la controparte (il fallimento) aveva già espresso la propria adesione con una memoria depositata il 14 maggio 2024.

Qual era l’oggetto iniziale della controversia?
La controversia riguardava l’opposizione di un creditore al provvedimento con cui il giudice delegato di un fallimento aveva rigettato la sua domanda di ammissione al passivo per un credito di importo rilevante.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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