LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Estinzione del giudizio: la Cassazione decide

Una lavoratrice aveva citato in giudizio una società di radiotelevisione per ottenere il riconoscimento di mansioni superiori e il risarcimento del danno. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso e la società ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione, preso atto dell’accordo tra le parti che prevedeva anche la compensazione delle spese, ha dichiarato l’estinzione del giudizio. Di conseguenza, ha stabilito che non si applica il raddoppio del contributo unificato.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Estinzione del Giudizio in Cassazione: Cosa Succede Quando si Rinuncia al Ricorso?

Un processo può concludersi non solo con una sentenza, ma anche attraverso un atto di volontà delle parti. L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze procedurali di una rinuncia al ricorso, focalizzandosi sul concetto di estinzione del giudizio e sulle sue implicazioni in termini di spese e oneri fiscali, come il raddoppio del contributo unificato. Questo meccanismo, previsto dal nostro ordinamento, permette alle parti di porre fine a una controversia in modo consensuale, anche nell’ultimo grado di giudizio.

Il Caso: Dalle Mansioni Superiori alla Rinuncia in Cassazione

La vicenda legale ha origine dalla domanda di una lavoratrice nei confronti di una nota società di radiotelevisione. La dipendente chiedeva l’accertamento del suo diritto a un inquadramento superiore e il conseguente risarcimento del danno per demansionamento e attività lavorativa forzata.

Tuttavia, le sue richieste sono state respinte sia dal Tribunale in primo grado sia dalla Corte d’Appello. Non soddisfatta delle decisioni, la lavoratrice ha deciso di portare il caso davanti alla Corte di Cassazione, proponendo un ricorso basato su due specifici motivi. La società, dal canto suo, si è difesa depositando un controricorso.

A un certo punto del procedimento, prima della decisione finale, si è verificata una svolta decisiva: la lavoratrice ha depositato un atto di rinuncia al ricorso. Questa rinuncia è stata formalmente accettata dalla società datrice di lavoro.

L’Estinzione del Giudizio e le sue Conseguenze

Di fronte alla rinuncia formale della ricorrente, sottoscritta personalmente e autenticata dal suo avvocato, e alla successiva dichiarazione di accettazione da parte del legale rappresentante della società, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che prendere atto della volontà concorde delle parti di chiudere la controversia.

Rinuncia e Accettazione: I Pilastri della Decisione

L’articolo 390 del Codice di Procedura Civile regola la rinuncia al ricorso in Cassazione. L’articolo 391 dello stesso codice stabilisce che, se la rinuncia viene accettata dalle altre parti, il giudizio si estingue. Nel caso specifico, entrambe le condizioni sono state soddisfatte in modo regolare. Le parti hanno inoltre concordato sulla compensazione delle spese legali, il che significa che ciascuna si è fatta carico dei propri costi.

Le Motivazioni: La Procedura per l’Estinzione del Giudizio

La Corte ha motivato la sua decisione basandosi sulla regolarità formale degli atti di rinuncia e di accettazione. Entrambi i documenti sono stati depositati telematicamente e contenevano le firme autenticate dai rispettivi procuratori, garantendo così la piena validità della volontà espressa dalle parti.

Poiché la rinuncia e l’accettazione erano valide e conformi alla legge, il giudice ha dovuto dichiarare l’estinzione del giudizio. Questo atto pone fine al processo senza una decisione sul merito del ricorso, ma semplicemente registrando la cessazione della materia del contendere per volontà delle parti.

Compensazione delle Spese e Inapplicabilità del Raddoppio del Contributo Unificato

Una conseguenza importante di questa decisione riguarda il cosiddetto “raddoppio del contributo unificato”. L’articolo 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 prevede che la parte che ha perso l’impugnazione debba versare un ulteriore importo pari a quello del contributo unificato già pagato.

Tuttavia, la Corte ha specificato, richiamando precedenti orientamenti giurisprudenziali (Cass. n. 34025/2023 e Cass. n. 33175/2015), che questa norma non si applica nei casi di estinzione del giudizio. La ratio è che non c’è una parte soccombente in senso tecnico, ma solo una chiusura concordata del processo.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Rinuncia al Ricorso

L’ordinanza offre importanti spunti pratici. In primo luogo, conferma che la rinuncia al ricorso, se accettata, è uno strumento efficace per chiudere definitivamente una lite, evitando i tempi e le incertezze di una decisione della Cassazione. In secondo luogo, chiarisce che l’estinzione del giudizio evita alla parte che rinuncia al ricorso di dover pagare il raddoppio del contributo unificato, un onere economico significativo previsto solo in caso di rigetto o inammissibilità dell’impugnazione. La scelta di rinunciare, spesso frutto di un accordo transattivo tra le parti, si rivela quindi vantaggiosa anche dal punto di vista fiscale.

Cosa succede se una parte rinuncia al ricorso in Cassazione e la controparte accetta?
Il processo si conclude con una declaratoria di estinzione del giudizio. Questo significa che la Corte non emette una sentenza sul merito della questione, ma prende semplicemente atto della volontà delle parti di porre fine alla controversia.

In caso di estinzione del giudizio per rinuncia, chi paga le spese legali?
Nel caso analizzato, le parti hanno concordato che le spese fossero “compensate”, il che significa che ogni parte ha sostenuto i propri costi legali. Questo è un esito comune quando la rinuncia è frutto di un accordo.

La rinuncia al ricorso comporta il pagamento del raddoppio del contributo unificato?
No. La Corte di Cassazione ha confermato che la norma sul raddoppio del contributo unificato non si applica in caso di estinzione del giudizio, poiché tale sanzione è prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione, dove c’è una parte soccombente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati