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Esibizione documenti bancari: diritto senza limiti?

La Corte di Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito a restituire somme indebitamente percepite per interessi anatocistici. Al centro della decisione vi è il principio secondo cui il diritto del correntista all’esibizione dei documenti bancari, ai sensi dell’art. 119 del Testo Unico Bancario, non ha limiti temporali e può essere esercitato anche in corso di causa. La Corte rigetta il ricorso della banca, stabilendo che il giudice di rinvio ha correttamente applicato il principio di diritto enunciato in una precedente sentenza di Cassazione, e che la consulenza tecnica basata sui documenti coattivamente acquisiti era pienamente utilizzabile.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Esibizione Documenti Bancari: Un Diritto del Cliente Anche a Causa Iniziata

L’accesso alla documentazione bancaria è un aspetto cruciale per ogni correntista che intenda verificare la correttezza dell’operato del proprio istituto di credito. Ma cosa succede se la necessità di questi documenti sorge quando un contenzioso è già in corso? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale a tutela dei clienti, facendo luce sull’ esibizione documenti bancari e confermando che tale diritto non si esaurisce prima dell’avvio della causa. Analizziamo insieme questa importante decisione.

I Fatti del Caso: La Lunga Battaglia di un’Azienda contro la Banca

Una società ospedaliera aveva citato in giudizio il proprio istituto di credito, contestando l’applicazione illegittima della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi (anatocismo) su diversi rapporti di conto corrente. Per poter quantificare con precisione le somme indebitamente pagate, la società aveva la necessità di esaminare tutti gli estratti conto relativi a un lungo periodo.

Il percorso giudiziario si è rivelato complesso. Inizialmente, la richiesta di una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) contabile non aveva avuto successo per mancanza di documentazione. La società aveva quindi richiesto al giudice di ordinare alla banca l’esibizione di tutti i documenti necessari. La Corte d’Appello, in una prima fase, aveva respinto le richieste della società, ritenendo che il cliente avrebbe dovuto attivarsi per ottenere i documenti prima di iniziare la causa.

Il Principio di Diritto sull’Esibizione Documenti Bancari

La questione è giunta all’attenzione della Corte di Cassazione una prima volta, la quale ha ribaltato la decisione d’appello. La Suprema Corte ha stabilito un principio di diritto di fondamentale importanza: il diritto del cliente a ottenere copia della documentazione bancaria, sancito dall’art. 119 del Testo Unico Bancario (TUB), non è soggetto a restrizioni temporali e non si limita alla fase precedente l’instaurazione del giudizio.

Secondo la Cassazione, il cliente può esercitare questa facoltà anche in corso di causa, e la richiesta giudiziale di esibizione (ex art. 210 c.p.c.) è uno strumento idoneo a concretizzare tale diritto. Questa interpretazione trasforma l’art. 119 TUB da semplice obbligo pre-contenzioso a un potente strumento di protezione del cliente, utilizzabile nel processo per acquisire le prove necessarie.

Le Motivazioni della Decisione Finale

Dopo la prima pronuncia della Cassazione, il caso è stato rinviato alla Corte d’Appello, che, applicando il principio di diritto indicato, ha accolto la domanda della società e condannato la banca alla restituzione di oltre 8.000 euro. La banca ha nuovamente presentato ricorso in Cassazione, ma con esito negativo.

Nell’ordinanza in esame, la Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi del ricorso della banca, fornendo chiarimenti cruciali.

In primo luogo, ha smontato la tesi della banca secondo cui si sarebbe formato un “giudicato interno” sull’inutilizzabilità della CTU. La Corte ha spiegato che la sua precedente dichiarazione di inammissibilità di un motivo di ricorso della società era legata a un vizio processuale (concerneva una valutazione di merito non consentita in sede di legittimità) e non aveva mai sancito nel merito l’inutilizzabilità dei documenti o della perizia. Una volta stabilita la legittimità degli ordini di esibizione, anche la CTU basata su quei documenti diventava pienamente valida.

In secondo luogo, la Corte ha affrontato l’argomento della mancata produzione del contratto di conto corrente. Ha ribadito che, nelle azioni di ripetizione dell’indebito, sebbene spetti all’attore provare la mancanza di una giusta causa del pagamento, questa prova può essere fornita con ogni mezzo, incluse le presunzioni. Il comportamento processuale della banca, che aveva ammesso di aver applicato la capitalizzazione trimestrale in base a un presunto “uso normativo”, unito all’acquisizione legittima degli estratti conto, è stato ritenuto sufficiente a superare la questione della mancata produzione del contratto.

Conclusioni

Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale a forte tutela dei correntisti. Le conclusioni che possiamo trarre sono chiare:

1. Diritto senza tempo: Il diritto del cliente di ottenere la documentazione bancaria ai sensi dell’art. 119 TUB è un potere sostanziale che può essere esercitato in qualsiasi momento, anche durante un processo già avviato.
2. La richiesta in causa è valida: Una richiesta di esibizione dei documenti formulata in giudizio è un mezzo legittimo per far valere il diritto previsto dal TUB, senza che sia necessario dimostrare di aver tentato invano di ottenerli prima della causa (secondo l’orientamento applicato nel caso di specie).
3. Onere della prova: Nelle cause di indebito bancario, la produzione del contratto non è l’unica via per dimostrare il proprio diritto. La prova può emergere anche dagli estratti conto e dal comportamento processuale della banca.

La sentenza rafforza quindi gli strumenti a disposizione dei cittadini e delle imprese per difendersi da pratiche bancarie illegittime, garantendo un accesso più efficace alle prove necessarie per far valere i propri diritti in tribunale.

Un correntista può chiedere alla banca i documenti del proprio conto anche dopo aver iniziato una causa contro di essa?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto del cliente a ricevere copia della documentazione, previsto dall’art. 119 del Testo Unico Bancario, non è limitato alla fase pre-contenziosa e può essere esercitato anche durante lo svolgimento del processo.

Se la Cassazione dichiara inammissibile un motivo di ricorso, la questione si considera definitivamente decisa (giudicato interno)?
Non necessariamente. L’ordinanza chiarisce che una dichiarazione di inammissibilità per ragioni puramente processuali (ad esempio, perché il motivo attiene a una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità) non crea un giudicato sulla fondatezza della questione. Pertanto, la questione può essere riesaminata in un’altra fase del giudizio se le circostanze lo permettono.

Per avviare un’azione di ripetizione dell’indebito contro una banca è indispensabile produrre il contratto di conto corrente?
No. La Corte ha affermato che, sebbene l’onere della prova gravi sul cliente che agisce in giudizio, la prova della mancanza di una giusta causa del pagamento può essere fornita con vari mezzi, non solo con la produzione del contratto. Anche le presunzioni, gli argomenti di prova derivanti dal comportamento della controparte (come l’ammissione di aver applicato interessi anatocistici) e gli estratti conto possono essere sufficienti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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