LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Esecuzione forzata abusiva: onere della prova creditore

Un ente creditore avviava una seconda esecuzione forzata per un credito già oggetto di una precedente procedura conclusasi con ordinanza di assegnazione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni di merito, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’ente. La decisione stabilisce che si configura una esecuzione forzata abusiva se il creditore, prima di avviare una nuova azione, non allega specificamente che la precedente ordinanza di assegnazione non ha portato alla soddisfazione del credito. L’onere di tale allegazione ricade interamente sul creditore.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 dicembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Esecuzione forzata abusiva: il creditore deve allegare la mancata soddisfazione del credito

Quando un creditore può avviare una seconda azione esecutiva per lo stesso credito? La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, torna sul tema della esecuzione forzata abusiva, delineando con precisione gli oneri che gravano sul creditore. Se la prima esecuzione si è conclusa con un’ordinanza di assegnazione, avviare una nuova procedura senza le dovute cautele può costare caro. Vediamo perché.

I Fatti di Causa

Il caso nasce dall’opposizione di un debitore a un avviso di addebito notificatogli da un importante ente creditore nazionale. Il debitore sosteneva che la pretesa creditoria fosse illegittima, in quanto l’ente aveva già avviato in precedenza una procedura di esecuzione presso terzi per lo stesso identico debito. Quella prima procedura si era conclusa con un’ordinanza di assegnazione delle somme dovute al debitore da un terzo.

Sia il tribunale di primo grado che la Corte d’Appello avevano dato ragione al debitore, ritenendo che la seconda azione esecutiva fosse illegittima. Secondo i giudici di merito, l’ente creditore non aveva dimostrato l’assenza di abusività nella sua condotta, non avendo provato che il credito non fosse stato integralmente soddisfatto tramite la precedente ordinanza di assegnazione.

La questione della esecuzione forzata abusiva in Cassazione

L’ente creditore ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che la Corte d’Appello avesse errato nell’invertire l’onere della prova. A suo dire, avrebbe dovuto essere il debitore a provare l’avvenuto pagamento, e non il creditore a dover dimostrare la legittimità della seconda azione. L’ente affermava che fosse un fatto pacifico e non contestato tra le parti che il credito non fosse stato pagato per intero.

La questione giuridica centrale, quindi, verte sull’equilibrio tra il diritto del creditore di agire per la tutela del proprio credito e il dovere di non abusare degli strumenti processuali, in violazione dei principi di buona fede e correttezza.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non perché l’argomento del creditore fosse infondato in astratto, ma perché non coglieva la vera ratio decidendi della sentenza d’appello.

Il punto cruciale, chiarisce la Corte, non è tanto la prova del mancato pagamento, quanto la sua preliminare allegazione. Richiamando un proprio precedente consolidato (Cass. 7078/2015), la Suprema Corte ribadisce un principio fondamentale: sebbene sia possibile promuovere più esecuzioni forzate in base allo stesso titolo, quando la prima si è conclusa con un’ordinanza di assegnazione, la situazione cambia.

L’ordinanza di assegnazione, infatti, trasferisce il credito dal debitore al creditore, creando un’aspettativa di soddisfazione. Pertanto, se il creditore intende avviare una seconda azione, ha l’onere di allegare, cioè di dichiarare specificamente, che il terzo pignorato non ha adempiuto all’ordine del giudice e che, di conseguenza, il suo credito è rimasto insoddisfatto.

In assenza di questa specifica allegazione, la seconda esecuzione è da considerarsi abusiva, poiché viola i doveri di correttezza e buona fede. La Corte d’Appello aveva correttamente sanzionato proprio questa omissione: l’ente creditore non aveva spiegato le ragioni della reiterazione dell’azione esecutiva. Il motivo di ricorso dell’ente, incentrato su una questione di fatto (la mancata soddisfazione) senza prima averla correttamente allegata, è stato quindi ritenuto inammissibile.

Le Conclusioni

Questa ordinanza offre un importante monito per i creditori. Prima di intraprendere una seconda azione esecutiva per un credito già oggetto di una procedura conclusa con assegnazione, è indispensabile e proceduralmente necessario allegare in modo chiaro e inequivocabile la mancata ottemperanza del terzo all’ordine del giudice e la conseguente, persistente insoddisfazione del credito. Non basta essere convinti di avere ancora diritto a delle somme; è essenziale esporre correttamente le proprie ragioni nel nuovo atto giudiziario. Per i debitori, questa decisione rappresenta un’ulteriore conferma della possibilità di difendersi da azioni esecutive reiterate che appaiono vessatorie e non giustificate da precise allegazioni fattuali.

Quando una seconda esecuzione forzata per lo stesso credito è considerata abusiva?
Una seconda esecuzione forzata è considerata abusiva quando la precedente si è conclusa con un’ordinanza di assegnazione del credito e il creditore, nel promuovere la nuova azione, omette di allegare la mancata ottemperanza all’ordine da parte del terzo pignorato e la conseguente mancata soddisfazione del suo credito.

Su chi ricade l’onere di giustificare una seconda azione esecutiva?
L’onere ricade sul creditore. È quest’ultimo che deve allegare, ovvero affermare specificamente, le ragioni che rendono necessaria una nuova esecuzione, dimostrando che la precedente non ha raggiunto il suo scopo satisfattivo, in rispetto ai doveri di buona fede e correttezza.

È sufficiente per il creditore sostenere che il credito non è stato pagato per intero?
No, non è sufficiente. Secondo la Corte, il creditore deve prima di tutto adempiere a un onere di allegazione specifico, spiegando perché l’ordinanza di assegnazione non ha sortito effetti. Sollevare la questione come un dato di fatto senza averla prima formalmente e correttamente introdotta nel processo rende il ricorso inammissibile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati