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Errore materiale: quando non si può correggere?

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la correzione di un errore materiale relativo alla liquidazione delle spese legali. I ricorrenti sostenevano che l’importo fosse sproporzionato rispetto al valore della causa. La Corte ha chiarito che contestare i criteri di valutazione del giudice non costituisce un errore materiale, bensì un “error in iudicando” (errore di giudizio), non emendabile con la procedura di correzione.

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Errore materiale: quando la correzione non è la via giusta

Un provvedimento giudiziario può contenere imprecisioni, ma non tutte sono uguali. Esiste una differenza fondamentale tra una svista e un errore di valutazione. Comprendere questa distinzione è cruciale, poiché determina lo strumento processuale corretto per far valere le proprie ragioni. Un recente caso esaminato dalla Corte di Cassazione illumina perfettamente i confini dell’istituto della correzione dell’errore materiale, chiarendo quando non è possibile utilizzarlo per contestare la quantificazione delle spese legali.

I Fatti del Caso: La Controversia sulle Spese Legali

La vicenda trae origine da una procedura fallimentare. Due soggetti si erano opposti allo stato passivo del fallimento di una S.r.l. La loro opposizione era stata rigettata dal Tribunale. Successivamente, anche il loro ricorso in Cassazione aveva avuto esito negativo. Con la prima ordinanza, la Suprema Corte li aveva condannati a rimborsare le spese di giudizio alla controparte, liquidate in una somma complessiva di 7.700,00 Euro.

Ritenendo tale importo eccessivo e sproporzionato rispetto al valore della causa (poco più di 22.000 Euro), i due soccombenti hanno presentato un nuovo ricorso, questa volta chiedendo la correzione dell’errore materiale contenuto, a loro dire, nella precedente ordinanza.

L’Istanza di Correzione per Errore Materiale

Secondo i ricorrenti, la Corte aveva commesso un palese errore di calcolo. Sostenevano che, applicando correttamente le tariffe professionali previste dal D.M. 55/2014, l’importo dovuto avrebbe dovuto essere di soli 2.935,00 Euro, ovvero meno della metà di quanto stabilito. La liquidazione effettuata dalla Corte, quasi pari alla metà del valore del contendere, era a loro avviso “palesemente sproporzionata” e quindi frutto di un errore correggibile.

La Decisione della Cassazione: la distinzione tra errore materiale ed errore di giudizio

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo un’importante lezione sulla differenza tra i diversi tipi di errore in cui un giudice può incorrere.

Cos’è l’Errore Materiale?

L’articolo 287 del Codice di Procedura Civile permette la correzione di errori materiali o di calcolo. Si tratta di sviste puramente formali che non intaccano il percorso logico-giuridico seguito dal giudice per arrivare alla sua decisione. Esempi classici sono un errore di trascrizione di un nome, una data sbagliata o un’operazione matematica errata (es. 2+2=5). La correzione serve a rendere il testo del provvedimento coerente con la volontà del giudice, non a cambiarla.

Cos’è l’Error in Iudicando?

Ben diverso è l'”error in iudicando”, ovvero l’errore di giudizio. Questo si verifica quando il giudice sbaglia nell’individuare o nell’applicare una norma di legge, o quando compie una valutazione di merito che la parte ritiene errata. In questo caso, non si contesta la forma, ma la sostanza della decisione.

Le motivazioni

Nel caso specifico, la Corte ha spiegato che i ricorrenti non stavano denunciando un errore di calcolo in senso stretto. Essi non contestavano la correttezza di un’operazione matematica basata su dati certi, ma l’individuazione stessa dei parametri utilizzati per la liquidazione delle spese. In altre parole, criticavano la valutazione discrezionale fatta dalla Corte nel determinare un importo che ritenevano ingiusto. Questa critica, ha sottolineato la Suprema Corte, attiene al merito della decisione e configura, se mai, un error in iudicando. Tale tipo di errore, però, non può essere fatto valere con la semplice procedura di correzione, ma richiede, quando possibile, i mezzi di impugnazione ordinari.

Le conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del nostro sistema processuale: la procedura di correzione dell’errore materiale è uno strumento agile ma con un ambito di applicazione molto ristretto. Non può essere trasformata in un’occasione per rimettere in discussione le valutazioni di merito del giudice o la sua interpretazione delle norme, come quelle sui parametri per la liquidazione delle spese legali. Per contestare questi aspetti, le parti devono utilizzare gli specifici mezzi di impugnazione previsti dalla legge, rispettandone i termini e le forme.

Posso chiedere la correzione di un errore materiale se ritengo che le spese legali liquidate dal giudice siano troppo alte?
No, se la contestazione riguarda i criteri di valutazione o la congruità dell’importo stabilito dal giudice. La procedura di correzione è ammessa solo per errori di calcolo oggettivi (ad esempio, una somma aritmetica sbagliata), non per contestare l’entità della liquidazione, che è frutto di una valutazione discrezionale.

Qual è la differenza principale tra un ‘errore materiale’ e un ‘error in iudicando’?
L’errore materiale è una svista formale che non tocca il ragionamento del giudice (es. un nome scritto male, un calcolo sbagliato). L’error in iudicando è un errore di giudizio che riguarda l’applicazione o l’interpretazione della legge. Il primo si corregge con una procedura semplificata, il secondo si contesta con i mezzi di impugnazione ordinari (come l’appello).

Come ha risolto la Corte di Cassazione il caso in esame?
La Corte ha dichiarato il ricorso per correzione inammissibile. Ha stabilito che la doglianza dei ricorrenti non riguardava un errore di calcolo, ma una critica alla valutazione discrezionale della Corte sulla quantificazione delle spese. Tale critica configura un potenziale ‘error in iudicando’, non sanabile tramite la procedura di correzione di errore materiale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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