Errore Materiale in Ordinanza: La Cassazione Corregge Se Stessa
Nel complesso mondo della giustizia, anche un piccolo dettaglio può avere grandi conseguenze. L’ordinanza in esame ci offre un chiaro esempio di come il sistema legale preveda strumenti per rimediare a sviste e imprecisioni, senza la necessità di rimettere in discussione l’intera decisione. Parliamo del cosiddetto errore materiale, un concetto fondamentale per garantire l’accuratezza e la giustizia formale dei provvedimenti giudiziari. In questo caso, la Corte di Cassazione interviene per correggere una propria precedente ordinanza, in cui era stato indicato un beneficiario sbagliato per il pagamento delle spese processuali.
Il Caso: Un Beneficiario Sbagliato per le Spese Legali
I fatti traggono origine da un ricorso presentato da una Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore di una specifica categoria professionale. La Corte di Cassazione, con una precedente ordinanza (n. 4164/2023), aveva dichiarato inammissibile un ricorso proposto da una privata cittadina nei confronti della Cassa, condannandola di conseguenza al pagamento delle spese processuali.
Fin qui, tutto secondo la prassi. Il problema è sorto nella stesura del dispositivo, ovvero la parte finale e decisoria del provvedimento. Per una semplice svista, la Corte aveva ordinato il pagamento delle somme non in favore della Cassa di Previdenza, legittima vincitrice e parte del processo, bensì in favore di un altro grande ente previdenziale nazionale, completamente estraneo alla causa.
Accortasi dell’evidente svista, la Cassa di Previdenza ha quindi presentato un’istanza per la correzione dell’errore materiale, chiedendo alla Corte di emendare la propria ordinanza.
La Procedura di Correzione dell’Errore Materiale
La legge, e in particolare l’articolo 391 bis del codice di procedura civile, prevede uno strumento agile ed efficace per sanare questo tipo di imperfezioni. L’errore materiale si distingue dall’errore di giudizio perché non riguarda la valutazione dei fatti o l’applicazione delle norme di diritto, ma è un semplice lapsus calami, un errore di trascrizione o di calcolo che non intacca la sostanza della decisione.
Questo meccanismo permette di correggere il provvedimento senza dover ricorrere a complessi e lunghi mezzi di impugnazione, garantendo così i principi di economia processuale e di celerità. La Corte, investita della richiesta, non riesamina il merito della controversia, ma si limita a verificare la presenza della svista e a ripristinare la corretta formulazione della sua volontà.
Le Motivazioni della Decisione della Corte
Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha prontamente riconosciuto la fondatezza dell’istanza. I giudici hanno rilevato che l’errore indicato era palesemente frutto di “mera disattenzione” e, come tale, rientrava perfettamente nella definizione di errore materiale emendabile attraverso la procedura di correzione. La volontà del collegio era chiara: condannare la parte soccombente a pagare le spese alla parte vittoriosa. L’indicazione di un soggetto terzo era stata, appunto, una svista.
Pertanto, la Corte ha accolto il ricorso e disposto che, nella parte dispositiva dell’ordinanza n. 4164/2023, il riferimento all’ente previdenziale errato venisse sostituito con la corretta denominazione della Cassa di Previdenza ricorrente.
Un aspetto interessante riguarda le spese del procedimento di correzione. La Corte ha specificato che non vi era luogo a provvedere su di esse, richiamando una giurisprudenza consolidata (Cass. Sez. un. 9438/2002; Cass. n. 10203/2009; Cass. n. 21213/2013). La logica è che il procedimento di correzione non è un nuovo giudizio, ma un’attività volta a ripristinare l’esatta forma esteriore di una decisione già presa, il cui errore non è imputabile alle parti.
Conclusioni: L’Efficienza della Giustizia
Questa ordinanza, sebbene verta su un aspetto prettamente procedurale, offre importanti spunti di riflessione. In primo luogo, dimostra la capacità del sistema giudiziario di auto-correggersi in modo efficiente per garantire la coerenza e la precisione dei propri atti. In secondo luogo, evidenzia l’importanza dello strumento della correzione dell’errore materiale, che evita l’inutile aggravio di procedure per risolvere problemi che non toccano la sostanza della giustizia erogata.
Per le parti coinvolte in un processo, è una garanzia fondamentale sapere che eventuali sviste formali possono essere rettificate rapidamente, assicurando che il dispositivo di una sentenza rispecchi fedelmente ciò che il giudice ha deciso, senza ambiguità o imprecisioni che potrebbero complicarne l’esecuzione.
Cos’è un errore materiale in un provvedimento giudiziario?
È una svista, un errore di calcolo o di trascrizione che non altera la volontà del giudice ma solo la sua manifestazione esteriore. Nel caso specifico, si è trattato dell’indicazione di un beneficiario errato per il pagamento delle spese legali.
Come si può correggere un errore materiale?
Si corregge attraverso un’apposita procedura, come quella prevista dall’art. 391 bis c.p.c., che consente di emendare l’errore senza dover impugnare l’intero provvedimento, in modo rapido ed efficiente.
La parte che chiede la correzione di un errore materiale ha diritto al rimborso delle spese per questa procedura?
No. Sulla base della giurisprudenza citata nell’ordinanza, non è previsto il rimborso delle spese per il procedimento di correzione, poiché esso serve unicamente a ripristinare la corretta espressione di una volontà del giudice già manifestata.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 33722 Anno 2023
Civile Ord. Sez. L Num. 33722 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data pubblicazione: 04/12/2023
ORDINANZA PER CORREZIONE DI ERRORE MATERIALE
sul ricorso 4384-2023 proposto da:
RAGIONE_SOCIALE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in INDIRIZZO, presso lo studio dell’avvocato NOME COGNOME, che la rappresenta e difende;
– ricorrente –
contro
COGNOME NOME;
Oggetto
R.NUMERO_DOCUMENTO.N. NUMERO_DOCUMENTO
COGNOME.
Rep.
Ud. 27/09/2023
CC
– intimata –
per la correzione dell’ordinanza n. 4164/2023 della CORTE SUPREMA DI RAGIONE_SOCIALEZIONE di ROMA, depositata il 10/02/2023 R.G.N. 19541/2021;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 27/09/2023 dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME.
Rilevato che:
RAGIONE_SOCIALE a RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE (d’ora in avanti RAGIONE_SOCIALE) ha proposto ricorso per la correzione di errore materiale ex art. 391 bis c.p.c. contro l’ordinanza n. 4164/2023 emessa il 24 novembre 2022 e pubblicata il 10 febbraio 2023, con cui questa Corte, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto, nei confronti di RAGIONE_SOCIALE, da NOME COGNOME condannandola al pagamento delle spese processuali, liquidate in E. 2000,00 per compensi, oltre ad E. 200,00, rimborso forfetario al 15% ed accessori come per legge ed esborsi ;
la Corte ha tuttavia, in dispositivo, condannato la ricorrente a pagare tali somme in RAGIONE_SOCIALE dell’RAGIONE_SOCIALE, estraneo al processo, e non in RAGIONE_SOCIALE della parte controricorrente;
risulta in atti che in effetti l’ordinanza n. 4164/2023 è incorsa nell’errore materiale indicato dalla parte istante;
rileva il Collegio che l’errore costituisce frutto di mera disattenzione, emendabile attraverso il ricorso al rimedio della correzione dell’errore materiale;
il ricorso va accolto nei termini che seguono, come riportati in dispositivo.
Non vi è luogo a provvedere sulle spese del presente procedimento (Cass. Sez. un. 9438 del 2002; Cass. n. 10203 del 2009; Cass. n. 21213 del 2013).
P.Q.M.
Dispone che l’ordinanza di questa Corte di cassazione n. 4164/2023 nella parte del dispositivo, a pag. 2, dopo le parole “spese del giudizio di legittimità” rechi l’indicazione “in RAGIONE_SOCIALE di RAGIONE_SOCIALE “, in luogo ‘dell’RAGIONE_SOCIALE‘ .
Così deciso in Roma, il 27 settembre 2023.