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Equo indennizzo fallimento: decorrenza del termine

La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull’equo indennizzo fallimento. Con l’ordinanza n. 17343/2024, ha stabilito che il termine di sei mesi per la richiesta di risarcimento per irragionevole durata della procedura decorre dalla conclusione definitiva per tutti i creditori. Se il decreto di chiusura non viene comunicato a tutti, la procedura diventa definitiva solo dopo la scadenza del termine lungo di impugnazione, rendendo irrilevante la notifica ricevuta da un singolo creditore ai fini del calcolo generale. La Corte ha anche accolto un ricorso incidentale per errata liquidazione delle spese legali.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Equo Indennizzo Fallimento: la Cassazione Chiarisce la Decorrenza del Termine

Quando una procedura concorsuale dura decenni, i creditori hanno diritto a un risarcimento. Ma da quando inizia a decorrere il termine per richiederlo? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17343 del 24 giugno 2024, ha fornito un chiarimento cruciale sul calcolo del termine per la domanda di equo indennizzo fallimento, stabilendo un principio fondamentale a tutela di tutti i creditori coinvolti.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda una società creditrice in una procedura fallimentare iniziata nel lontano 1997 e conclusasi solo nel settembre 2020. A seguito della chiusura, la società aveva presentato una domanda di equo indennizzo per l’irragionevole durata del procedimento, ai sensi della Legge Pinto (L. 89/2001).

Il Ministero della Giustizia si opponeva alla richiesta, sostenendo che fosse tardiva. Secondo il Ministero, il termine di sei mesi per agire sarebbe dovuto decorrere dalla data in cui la società aveva ricevuto la comunicazione del decreto di chiusura del fallimento. La società, invece, sosteneva che il termine decorresse da un momento successivo, poiché il decreto non era stato comunicato a tutti gli altri creditori.

La Questione Giuridica sul Termine per l’Equo Indennizzo Fallimento

Il cuore della controversia risiedeva nell’individuazione del dies a quo, ovvero il giorno dal quale far partire il conteggio del termine perentorio di sei mesi per la richiesta di indennizzo. La domanda era: questo termine decorre individualmente per ogni creditore dal momento in cui riceve la comunicazione, oppure da un momento unico in cui la procedura può dirsi definitivamente conclusa per tutti i soggetti coinvolti?

La Corte d’Appello aveva dato ragione alla società, ma il Ministero aveva impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione.

Il Principio Unitario della Procedura Fallimentare

La Suprema Corte ha respinto il ricorso del Ministero, confermando un orientamento giurisprudenziale consolidato. Il decreto di chiusura di una procedura concorsuale ha un carattere unitario e inscindibile. Ciò significa che non è possibile considerare il fallimento ‘chiuso’ per alcuni creditori e ‘aperto’ per altri.

Se il decreto di chiusura non viene comunicato a tutti i creditori, la procedura non può considerarsi definitivamente conclusa. Per i creditori che non hanno ricevuto la notifica, infatti, continua a decorrere il cosiddetto ‘termine lungo di impugnazione’ (previsto dall’art. 327 c.p.c.). Finché anche un solo creditore ha ancora la possibilità di impugnare la chiusura, la procedura nel suo complesso non è stabile e definitiva.

Il Ragionamento della Suprema Corte

I giudici hanno chiarito che il momento da cui decorre il termine per la richiesta di equo indennizzo fallimento è quello in cui la procedura presupposta si conclude in modo definitivo. Nel caso specifico, non essendo stata data comunicazione a tutti i creditori, questo momento coincide con la scadenza del termine lungo di impugnazione.

La comunicazione inviata alla singola società creditrice ha il solo effetto di far decorrere, per lei, il termine breve per proporre reclamo, ma non incide sulla definitività dell’intera procedura. Confondere i due piani, come sostenuto dal Ministero, sarebbe un errore, poiché la facoltà di un creditore di presentare reclamo potrebbe rimettere in discussione la chiusura del fallimento per tutti.

L’Accoglimento del Ricorso Incidentale sulle Spese Legali

Oltre a decidere sul ricorso principale, la Corte ha anche accolto il ricorso incidentale presentato dalla società. Quest’ultima lamentava che la Corte d’Appello avesse liquidato le spese legali in misura inferiore al dovuto per due ragioni:
1. Non aveva considerato la fase istruttoria del giudizio.
2. Aveva applicato uno scaglione di valore errato, inferiore a quello corrispondente all’importo dell’indennizzo liquidato (€ 6.400,00).

La Cassazione ha ritenuto fondate entrambe le censure, cassando la decisione sul punto e rinviando alla Corte d’Appello per una nuova e corretta liquidazione delle spese.

Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza ribadisce un principio di certezza del diritto fondamentale per i creditori coinvolti in lunghe procedure fallimentari. La decisione chiarisce che il diritto a richiedere un indennizzo sorge solo quando la stabilità della chiusura del fallimento è garantita per tutte le parti. Di conseguenza, i creditori e i loro legali dovranno verificare non solo la propria posizione, ma l’avvenuta comunicazione del decreto di chiusura a tutti i partecipanti alla procedura per calcolare correttamente i termini per agire. In mancanza di tale comunicazione generalizzata, il riferimento sicuro diventa la scadenza del termine lungo di impugnazione.

Da quando decorre il termine di sei mesi per chiedere l’equo indennizzo per l’irragionevole durata di un fallimento?
Il termine decorre dal momento in cui la procedura fallimentare può considerarsi ‘definitivamente conclusa’, ovvero quando il decreto di chiusura non è più impugnabile da nessuna delle parti.

Quando un fallimento si considera ‘definitivamente concluso’ se il decreto di chiusura non è stato comunicato a tutti i creditori?
Si considera concluso solo alla scadenza del termine lungo di impugnazione previsto dall’art. 327 c.p.c., che decorre dalla pubblicazione del decreto per i creditori che non lo hanno ricevuto via notifica. La procedura deve essere stabile per tutti.

La comunicazione del decreto di chiusura del fallimento a un solo creditore è sufficiente per far decorrere il termine per la richiesta di indennizzo per tutti?
No. La comunicazione a un singolo creditore fa decorrere solo il termine breve per l’impugnazione da parte di quel creditore, ma non rende definitiva la chiusura dell’intera procedura, che ha carattere unitario e inscindibile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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