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Equo compenso fonogrammi: guida alla Cassazione 2026

La Corte di Cassazione ha analizzato l’obbligo di pagamento dell’equo compenso fonogrammi per l’utilizzo di TV e radio nelle camere di agriturismi e strutture ricettive. La Corte ha confermato che la messa a disposizione di ricevitori costituisce comunicazione al pubblico e ha stabilito che il diritto alla remunerazione non è soggetto alla prescrizione breve di cinque anni, ribaltando le precedenti decisioni di merito.

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Equo compenso fonogrammi: la rivoluzione della Cassazione

Il settore dell’ospitalità si trova ad affrontare una nuova e importante precisazione giuridica riguardante l’equo compenso fonogrammi. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha fatto chiarezza su due punti fondamentali: la natura della comunicazione al pubblico nelle strutture ricettive e i tempi di prescrizione per il recupero delle somme dovute alle società di gestione dei diritti.

I fatti del caso

La vicenda ha avuto origine da un contenzioso tra alcune aziende agricole che gestiscono attività di agriturismo e una società di collecting incaricata di riscuotere i compensi per i produttori di fonogrammi. Le aziende contestavano l’obbligo di pagare per la semplice presenza di televisori nelle camere degli ospiti, sostenendo inoltre che il diritto alla riscossione fosse ormai caduto in prescrizione quinquennale. In primo e secondo grado, i giudici avevano dato parzialmente ragione alle imprese, applicando il termine di prescrizione breve.

La decisione della Corte

La Suprema Corte ha respinto il ricorso delle aziende agricole e ha accolto quello della società di collecting. In primo luogo, ha ribadito che l’installazione di apparecchi radiotelevisivi nelle camere di una struttura ricettiva non è un’attività neutrale, ma costituisce una vera e propria “comunicazione al pubblico”. Questo perché l’esercente distribuisce intenzionalmente un segnale a un pubblico “nuovo” (i clienti), che non era stato considerato al momento dell’autorizzazione alla trasmissione originaria.

L’aspetto più innovativo riguarda però la prescrizione. La Cassazione ha stabilito che il debito per l’equo compenso fonogrammi non può essere considerato un’obbligazione periodica (come un affitto o una bolletta), poiché il diritto sorge da ogni singolo atto di diffusione. Di conseguenza, non si applica la prescrizione di cinque anni, ma quella ordinaria di dieci anni.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione sull’interpretazione delle direttive europee e della normativa nazionale. Per quanto riguarda la comunicazione al pubblico, è stato chiarito che la natura privata del luogo (la camera d’albergo) non esclude la rilevanza giuridica dell’atto, poiché i destinatari sono potenzialmente un numero considerevole di persone che accedono all’opera in successione.

Relativamente alla prescrizione dell’equo compenso fonogrammi, i giudici hanno spiegato che mancano i requisiti di periodicità e di un titolo unico necessari per l’applicazione dell’art. 2948 n. 4 c.c. Ogni utilizzo del fonogramma rappresenta un fatto costitutivo autonomo, rendendo il credito non riconducibile alle prestazioni che devono essere pagate annualmente o in termini più brevi.

Le conclusioni

L’ordinanza segna un punto a favore della tutela del diritto d’autore e dei diritti connessi. Le strutture ricettive, inclusi agriturismi e piccoli alberghi, devono essere consapevoli che la messa a disposizione di musica o programmi televisivi nelle camere comporta l’obbligo di versare l’equo compenso fonogrammi. Inoltre, l’estensione del termine di prescrizione a dieci anni amplia notevolmente la finestra temporale entro cui le società di gestione possono richiedere gli arretrati, aumentando le responsabilità amministrative per gli esercenti del settore turistico.

La presenza di una TV in camera d’agriturismo obbliga al pagamento dei diritti?
Sì, la Corte ha stabilito che la messa a disposizione di un ricevitore TV o radio nelle camere per gli ospiti configura una comunicazione al pubblico che fa sorgere l’obbligo di corrispondere l’equo compenso.

Quanto tempo ha una società di collecting per richiedere i pagamenti arretrati?
Il termine di prescrizione è di dieci anni e non di cinque, in quanto il debito non è considerato un’obbligazione periodica ma deriva da singoli fatti costitutivi autonomi.

È necessario un mandato specifico dei singoli artisti per riscuotere il compenso?
No, se lo statuto della società di gestione include il potere di difesa e riscossione dei diritti dei soci, tale potere è considerato sussistente anche senza singoli mandati per ogni operazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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