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Equa riparazione: da quando decorre il termine?

Un cittadino, dopo aver ottenuto un’ordinanza di assegnazione di somme a titolo di equa riparazione, non riceveva il pagamento. Avviava quindi un giudizio di ottemperanza per costringere l’amministrazione a pagare. Il Ministero della Giustizia sosteneva che il termine per chiedere un nuovo indennizzo per la lungaggine della fase esecutiva dovesse decorrere dalla prima ordinanza di assegnazione. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il termine decorre dalla conclusione dell’ultimo rimedio esperito per ottenere l’effettivo soddisfacimento del credito, in questo caso la sentenza del Consiglio di Stato che ha definito il giudizio di ottemperanza. La decisione rafforza la tutela del creditore, affermando che il processo si conclude solo con il pagamento effettivo.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Equa Riparazione: Quando Inizia il Termine se lo Stato non Paga?

Ottenere una sentenza favorevole è solo il primo passo. Ma cosa succede se la parte soccombente, in questo caso lo Stato, non paga spontaneamente? La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 33361/2023 offre un chiarimento fondamentale sul termine per richiedere l’equa riparazione (il risarcimento per la durata irragionevole del processo) quando la fase di esecuzione diventa essa stessa un percorso a ostacoli. La Corte ha stabilito che il termine per la richiesta di indennizzo decorre non dal primo tentativo di esecuzione, ma dalla conclusione dell’ultimo rimedio necessario per ottenere il pagamento effettivo.

I Fatti del Caso: una Lunga Attesa per l’Indennizzo

Un cittadino, già creditore dello Stato per una precedente vicenda di irragionevole durata processuale, otteneva un’ordinanza di assegnazione delle somme dal Tribunale di Roma nel novembre 2015. Nonostante questo provvedimento esecutivo, il pagamento non arrivava. Per ottenere quanto gli spettava, il cittadino era costretto a intraprendere un ulteriore percorso giudiziario: il giudizio di ottemperanza davanti al giudice amministrativo. Questo nuovo procedimento, articolatosi in due gradi di giudizio, si concludeva solo nell’ottobre 2019 con una sentenza del Consiglio di Stato che ordinava definitivamente all’Amministrazione di pagare.
A seguito di questa lunga fase esecutiva, nel giugno 2020, il cittadino presentava una nuova domanda di equa riparazione, questa volta per l’eccessiva durata del recupero del suo credito.

L’Opposizione del Ministero e la Questione del Termine di Decadenza

Il Ministero della Giustizia si opponeva alla richiesta, sostenendo che fosse tardiva. Secondo la tesi del Ministero, il termine semestrale di decadenza per presentare la domanda avrebbe dovuto iniziare a decorrere dalla prima ordinanza di assegnazione del 2015. Il successivo giudizio di ottemperanza, a loro avviso, era un’attività superflua che non poteva spostare in avanti l’inizio di tale termine. La Corte d’Appello di Perugia, tuttavia, respingeva l’opposizione, portando il Ministero a ricorrere in Cassazione.

La Decisione della Cassazione e il Principio dell’Equa Riparazione Effettiva

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando la decisione della Corte d’Appello. La sentenza si fonda su un principio cardine, derivato anche dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU): il processo non termina con la sentenza, ma con la sua concreta esecuzione.

Il Diritto a un “Processo” Completo: Esecuzione Inclusa

La Corte ha ribadito che, ai sensi dell’art. 6 della CEDU, l’esecuzione di una sentenza è parte integrante del “processo”. Il diritto a un tribunale sarebbe illusorio se una decisione giudiziaria definitiva potesse rimanere inapplicata. Pertanto, il termine per chiedere l’equa riparazione per la lungaggine della fase esecutiva inizia a decorrere solo quando il creditore ottiene un “concreto ed effettivo soddisfacimento”.

Pluralità di Rimedi e il “Dies a Quo” della Decadenza

I giudici hanno chiarito che se il primo strumento esecutivo (come l’ordinanza di assegnazione) si rivela inefficace, il creditore ha pieno diritto di utilizzare altri rimedi previsti dall’ordinamento, come il giudizio di ottemperanza, senza che ciò possa essere considerato un modo per procrastinare artatamente i termini. L’esaurimento della procedura esecutiva ordinaria non impedisce di rivolgersi al giudice amministrativo se il credito non è stato ancora soddisfatto. Di conseguenza, il dies a quo (il giorno di inizio) del termine di decadenza di sei mesi va individuato nella data in cui si è concluso l’ultimo dei rimedi intentati, ovvero la sentenza del Consiglio di Stato dell’ottobre 2019. La domanda del cittadino, presentata nel giugno 2020, era quindi perfettamente tempestiva.

Le Motivazioni della Corte

La Corte Suprema ha motivato la sua decisione richiamando un consolidato orientamento, anche delle Sezioni Unite, che considera unitariamente la fase di cognizione e quella esecutiva. Viene sottolineato che il giudizio di ottemperanza è pienamente equiparabile al procedimento esecutivo ordinario quando è finalizzato a ottenere il pagamento di somme di denaro. La possibilità per il creditore insoddisfatto di avvalersi di entrambi i rimedi, anche in successione, non fa che rafforzare il suo diritto a una tutela giurisdizionale effettiva. Ritenere che il termine decorra dal primo provvedimento esecutivo, anche se non seguito dal pagamento, significherebbe vanificare il diritto del creditore e premiare l’inerzia della Pubblica Amministrazione. La decisione è quindi coerente con i principi sovranazionali che impongono agli Stati di garantire non solo una decisione in tempi ragionevoli, ma anche la sua pronta esecuzione.

Conclusioni: La Tutela del Creditore contro la P.A. Inadempiente

L’ordinanza della Cassazione rappresenta un’importante affermazione del diritto del cittadino a ottenere una giustizia non solo decisa, ma anche eseguita. Stabilendo che il termine per la richiesta di equa riparazione decorre dal momento dell’effettivo pagamento, la Corte protegge il creditore dall’inerzia della Pubblica Amministrazione e garantisce che il concetto di “processo” si estenda fino al suo naturale compimento: il soddisfacimento del diritto riconosciuto in giudizio.

Da quando decorre il termine di sei mesi per chiedere l’indennizzo per equa riparazione relativo alla fase di esecuzione?
Il termine decorre dalla definizione positiva dell’ultimo dei rimedi intentati dal creditore al fine di conseguire l’effettivo adempimento della prestazione dovuta. Non inizia dal primo provvedimento esecutivo se questo non ha portato al concreto soddisfacimento del credito.

Se un’ordinanza di assegnazione non viene pagata dalla Pubblica Amministrazione, è possibile avviare un giudizio di ottemperanza?
Sì, la Corte conferma che anche dopo l’esaurimento della procedura esecutiva ordinaria (come un pignoramento concluso con ordinanza di assegnazione non pagata), il creditore può rivolgersi al giudice amministrativo con il giudizio di ottemperanza per ottenere il pagamento.

L’aver utilizzato più strumenti per recuperare il credito (esecuzione ordinaria e poi giudizio di ottemperanza) sposta l’inizio del termine per la richiesta di equa riparazione?
Sì. Secondo la Corte, il termine per chiedere l’indennizzo per la durata eccessiva della fase esecutiva decorrerà dalla conclusione dell’ultimo procedimento necessario a ottenere il pagamento. L’uso successivo di più rimedi, se necessario a causa del mancato pagamento, è legittimo e sposta in avanti il momento da cui calcolare il termine di decadenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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