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Eccezione nuova in appello: limiti e inammissibilità

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17979/2024, ha ribadito i rigidi limiti alla proposizione di un’eccezione nuova in appello. Nel caso esaminato, alcuni fideiussori avevano sollevato la questione della nullità del contratto per violazione della normativa antitrust solo nelle memorie finali del giudizio di secondo grado. La Corte ha dichiarato tale eccezione inammissibile, chiarendo che le comparse conclusionali servono solo a illustrare domande e difese già ritualmente introdotte. Anche il potere del giudice di rilevare d’ufficio la nullità presuppone che i fatti costitutivi della stessa siano già stati allegati tempestivamente nel corso del processo. La decisione sottolinea l’importanza di una strategia difensiva completa fin dal primo grado di giudizio.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Eccezione Nuova in Appello: Quando è Troppo Tardi per Difendersi?

Nel processo civile, la tempistica è tutto. Sollevare le proprie difese al momento giusto non è solo una buona strategia, ma un requisito fondamentale imposto dalla legge. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato con forza questo principio, stabilendo i confini invalicabili per l’introduzione di una eccezione nuova in appello. La vicenda, nata da un contratto di fideiussione legato a un leasing nautico, offre uno spunto prezioso per comprendere perché non si possano introdurre nuove questioni nelle fasi finali del giudizio.

I Fatti del Caso

La controversia ha origine dalla risoluzione di un contratto di leasing per un’imbarcazione. La società finanziaria, a seguito dell’inadempimento della società utilizzatrice, otteneva un decreto ingiuntivo contro i fideiussori che avevano garantito il pagamento. Questi ultimi si opponevano al decreto, dando inizio a una causa civile.

Il Tribunale di primo grado accoglieva parzialmente l’opposizione, riducendo l’importo dovuto tenendo conto del ricavato della vendita dell’imbarcazione. Insoddisfatti, i fideiussori proponevano appello. La Corte d’Appello riformava parzialmente la prima sentenza, riducendo ulteriormente la somma da pagare. È a questo punto che la questione si sposta sul piano procedurale: nel ricorso per cassazione, i fideiussori lamentavano, tra le altre cose, che la Corte d’Appello non avesse considerato la loro eccezione sulla nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust, questione sollevata per la prima volta solo nella comparsa conclusionale d’appello.

L’Eccezione Nuova in Appello e il Ricorso in Cassazione

I ricorrenti hanno basato il loro ricorso in Cassazione su cinque motivi, i primi quattro dei quali strettamente connessi. Essi sostenevano che la Corte d’Appello avesse errato nel non pronunciarsi sulla nullità delle fideiussioni, che a loro dire erano conformi a uno schema ABI censurato dalla Banca d’Italia per violazione delle norme sulla concorrenza. La tesi difensiva era che tale nullità, essendo assoluta, potesse essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio dal giudice. Un ulteriore motivo di ricorso riguardava la presunta estinzione della garanzia, che la corte territoriale aveva ritenuto un’eccezione da sollevare tempestivamente.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso, fornendo chiarimenti fondamentali sui limiti processuali.

Inammissibilità della Nullità Antitrust Sollevata Tardivamente

Il cuore della decisione riguarda l’inammissibilità dell’eccezione nuova in appello. La Corte ha spiegato che la comparsa conclusionale, secondo l’art. 190 del codice di procedura civile, ha la sola funzione di illustrare le domande e le eccezioni già ritualmente proposte. Non è la sede per introdurre nuove questioni o temi di indagine. Alterare l’oggetto del contendere in questa fase finale lederebbe il diritto di difesa della controparte.

La Cassazione ha poi affrontato il tema della rilevabilità d’ufficio della nullità. Sebbene sia vero che il giudice, anche in appello, ha il potere e il dovere di rilevare una nullità contrattuale, tale potere non è illimitato. Può essere esercitato solo sulla base dei fatti già allegati e provati nel corso del processo. Nel caso di specie, i fideiussori non avevano introdotto in primo grado gli elementi fattuali necessari a sostenere la pretesa nullità (ad esempio, la corrispondenza delle clausole del loro contratto con quelle dello schema ABI vietato). Introdurre tali fatti per la prima volta in appello, o addirittura nella comparsa conclusionale, è proceduralmente inammissibile.

La Natura di “Eccezione in Senso Stretto” per l’Estinzione della Fideiussione

Anche il motivo relativo all’estinzione della fideiussione (ex art. 1957 c.c.) è stato respinto. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato secondo cui quella prevista dall’art. 1957 c.c. è un'”eccezione in senso stretto”. Questo significa che non tutela un interesse pubblico, ma solo l’interesse privato del garante. Di conseguenza, il giudice non può rilevarla d’ufficio, ma deve essere la parte interessata a sollevarla entro i termini perentori previsti dalla legge, ossia nel primo atto difensivo utile. Avendola sollevata tardivamente, i fideiussori avevano perso il diritto di farla valere.

Le Conclusioni

L’ordinanza della Suprema Corte è un monito sull’importanza del rispetto delle regole procedurali. La strategia difensiva deve essere completa e delineata fin dal primo grado di giudizio. Tentare di introdurre un’eccezione nuova in appello, specialmente nelle fasi finali, è una mossa destinata al fallimento. Anche un’argomentazione potenzialmente fondata nel merito, come la nullità di un contratto, diventa inefficace se non viene supportata tempestivamente dall’allegazione dei fatti costitutivi. La decisione ribadisce che il processo non è una ricerca della verità materiale a qualsiasi costo, ma un percorso governato da regole precise a garanzia del contraddittorio e della certezza del diritto.

È possibile sollevare per la prima volta una questione di nullità del contratto nella comparsa conclusionale in appello?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la comparsa conclusionale ha solo la funzione di illustrare le domande e le eccezioni già ritualmente proposte. Introdurre una questione nuova in tale atto è inammissibile perché altera l’oggetto della controversia in una fase in cui la controparte non può più difendersi adeguatamente.

Il giudice d’appello può rilevare d’ufficio una nullità non eccepita dalle parti?
Sì, il giudice ha il potere di rilevare d’ufficio una nullità contrattuale anche in appello, ma a una condizione fondamentale: i fatti che costituiscono tale nullità devono essere già stati allegati e acquisiti al processo nel rispetto dei termini procedurali. Il giudice non può procedere a nuovi accertamenti di fatto per verificare l’esistenza della nullità.

L’eccezione di estinzione della fideiussione per mancata azione del creditore (art. 1957 c.c.) può essere rilevata dal giudice se la parte non la solleva?
No. Secondo la giurisprudenza consolidata richiamata nella sentenza, l’eccezione di estinzione della garanzia fideiussoria prevista dall’art. 1957 c.c. è un’eccezione “in senso stretto”. Tutela un interesse privato del garante e, pertanto, deve essere sollevata dalla parte interessata entro i termini perentori previsti dalla legge, non potendo essere rilevata d’ufficio dal giudice.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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