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Eccezione di incompetenza: i termini perentori del giudice

Un istituto di credito si oppone a un precetto, eccependo la compensazione con un credito maggiore. Il Tribunale si dichiara incompetente per valore solo nella sentenza finale. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che l’eccezione di incompetenza del giudice è tardiva se non sollevata nei termini previsti dalla riforma (art. 171-bis c.p.c. o prima udienza), radicando così la competenza.

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Pubblicato il 31 dicembre 2025 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Eccezione di incompetenza: la Cassazione fissa i paletti temporali per il giudice

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione è intervenuta su un tema cruciale della procedura civile, rafforzato dalla recente Riforma Cartabia: i termini perentori entro cui sollevare l’eccezione di incompetenza. La decisione chiarisce che il rilievo d’ufficio da parte del giudice, se effettuato oltre le fasi preliminari del giudizio, è da considerarsi tardivo, con la conseguenza che la competenza si radica definitivamente presso l’organo giudiziario adito. Questo principio mira a garantire la rapida definizione delle questioni procedurali e la certezza del processo.

I fatti del caso

La vicenda trae origine dall’opposizione a un atto di precetto. Un soggetto privato notificava a un istituto di credito un precetto per il pagamento di circa 5.000 euro a titolo di spese legali liquidate in una precedente sentenza. La banca si opponeva, sostenendo l’estinzione del debito per compensazione con un proprio controcredito, di importo superiore (oltre 15.000 euro), vantato nei confronti del medesimo soggetto e derivante dal medesimo rapporto di conto corrente.

Il giudizio di opposizione veniva instaurato dinanzi al Tribunale competente. Tuttavia, in sede di decisione finale, il Tribunale dichiarava la propria incompetenza per valore, ritenendo che la causa, basata sull’importo del precetto (inferiore a 5.000 euro), rientrasse nella giurisdizione del Giudice di Pace. Il Tribunale, quindi, non decideva nel merito ma assegnava alle parti un termine per riassumere la causa davanti al giudice ritenuto competente.

Contro questa sentenza, l’istituto di credito proponeva ricorso per regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando la tardività del rilievo officioso dell’incompetenza da parte del Tribunale.

La tardiva eccezione di incompetenza del giudice

Il cuore del ricorso si fondava sulla violazione delle nuove disposizioni introdotte dalla Riforma Cartabia, in particolare degli articoli 38 e 171-bis del codice di procedura civile. La banca sosteneva che il Tribunale avesse dichiarato la propria incompetenza ben oltre i termini previsti dalla legge.

Secondo la nuova normativa, applicabile ai procedimenti avviati dopo il 28 febbraio 2023, il giudice può rilevare d’ufficio la propria incompetenza per materia, valore o territorio (nei casi previsti) solo in una fase molto precoce del processo: o con il decreto preliminare di cui all’art. 171-bis c.p.c., oppure, al più tardi, entro la prima udienza. Una volta superato questo sbarramento temporale, la competenza si consolida e non può più essere messa in discussione.

Nel caso di specie, il Tribunale non aveva sollevato alcuna questione di competenza né nel decreto preliminare né durante la prima udienza. Al contrario, aveva proseguito il giudizio fino alla fase decisionale, per poi dichiararsi incompetente solo con la sentenza finale. Questo comportamento, secondo la ricorrente e la stessa Corte di Cassazione, costituisce un rilievo tardivo e, pertanto, inammissibile.

Le motivazioni della Corte

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso, accogliendolo e stabilendo un principio di diritto di notevole importanza pratica. La Corte ha ribadito che la finalità della riforma è quella di introdurre una consistente limitazione alla rilevabilità dell’incompetenza, sia su istanza di parte che d’ufficio, per favorire una rapida formazione delle preclusioni processuali.

L’obiettivo è evitare che rilievi tardivi possano vanificare l’attività processuale già svolta e ritardare l’esito del giudizio. Pertanto, per i procedimenti soggetti alla nuova disciplina, ogni eventuale rilievo di incompetenza è tempestivo solo se “espressamente” effettuato con il decreto previsto dall’articolo 171-bis c.p.c. o, in alternativa, entro la prima udienza di trattazione.

Poiché nel caso esaminato il Tribunale non aveva rispettato questa tempistica, la sua declaratoria di incompetenza è stata giudicata tardiva. Di conseguenza, la competenza deve intendersi definitivamente radicata davanti allo stesso Tribunale, al quale la causa è stata rimessa per la prosecuzione del giudizio di merito.

Conclusioni: le implicazioni pratiche della sentenza

Questa ordinanza consolida uno dei pilastri della Riforma Cartabia: la concentrazione delle questioni pregiudiziali e procedurali nella fase iniziale del processo. La decisione ha due importanti implicazioni:

1. Certezza per le parti: Le parti in causa hanno ora la certezza che, superata la prima udienza senza rilievi sulla competenza, il processo proseguirà davanti al giudice adito fino alla sua conclusione, senza il rischio di un’improvvisa declaratoria di incompetenza in fase avanzata.
2. Responsabilità del giudice: Viene accentuata la responsabilità del giudice nel verificare d’ufficio la propria competenza entro i ristretti limiti temporali fissati dalla legge. Un’omissione in questa fase preclude qualsiasi successiva contestazione, garantendo maggiore efficienza e celerità processuale.

In un processo civile iniziato dopo il 28 febbraio 2023, entro quando il giudice può dichiarare la propria incompetenza per valore?
Il giudice può rilevare la propria incompetenza solo ‘espressamente’ con il decreto preliminare previsto dall’art. 171-bis c.p.c. o, nei procedimenti dove tale decreto non si applica, non oltre la prima udienza di trattazione.

Cosa succede se il giudice dichiara la propria incompetenza dopo questi termini?
La declaratoria di incompetenza è considerata tardiva e quindi inammissibile. Di conseguenza, la competenza si considera definitivamente radicata presso il giudice che era stato inizialmente adito.

Come viene determinato il valore della causa ai fini della liquidazione delle spese legali in un giudizio di regolamento di competenza?
In un giudizio di regolamento di competenza, la controversia si considera di ‘valore indeterminabile’ ai fini della liquidazione delle spese, poiché l’oggetto del giudizio è solo la questione di competenza e non l’intera controversia nel merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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