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Domanda di manleva: Giurisdizione e Litisconsorzio

Una società di gestione idrica, condannata a risarcire un utente per la fornitura di acqua non potabile, ha presentato una domanda di manleva contro l’ente regionale. I giudici di merito hanno declinato la giurisdizione ordinaria su tale domanda. La Corte di Cassazione, prima di decidere sulla questione di giurisdizione, ha emesso un’ordinanza interlocutoria, rilevando la mancata notifica del ricorso all’utente originario. Ha quindi ordinato l’integrazione del contraddittorio, considerandolo litisconsorte necessario, e ha rinviato la causa a nuovo ruolo.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Domanda di manleva e Giurisdizione: La Cassazione Sottolinea il Litisconsorzio Necessario

L’ordinanza interlocutoria n. 17378/2024 della Corte di Cassazione affronta un complesso caso relativo alla responsabilità per la fornitura di acqua contaminata, ponendo l’accento su un aspetto procedurale cruciale: la corretta composizione delle parti in giudizio. La vicenda, che vede contrapposti una società di gestione del servizio idrico e un ente regionale, ruota attorno a una domanda di manleva e al delicato confine tra giurisdizione ordinaria e amministrativa.

I Fatti di Causa

La controversia ha origine dalla condanna di una società idrica, gestore del servizio in un’ampia zona, a risarcire un esercizio commerciale per i danni subiti a causa della fornitura, tra il 2013 e il 2014, di acqua con una concentrazione di arsenico superiore ai limiti di legge, e quindi non utilizzabile per scopi alimentari.

Nel corso del giudizio di primo grado, la società idrica aveva chiamato in causa l’ente regionale, avanzando una domanda di manleva per essere tenuta indenne da ogni conseguenza negativa derivante dalla condanna. Tuttavia, sia il Giudice di Pace che, in sede di appello, il Tribunale avevano respinto tale richiesta, ritenendo che la controversia tra il gestore del servizio e l’ente pubblico regionale, basata su un presunto inadeguato esercizio di poteri pubblicistici, rientrasse nella giurisdizione del giudice amministrativo.

I Motivi del Ricorso e la questione della domanda di manleva

La società idrica ha portato il caso dinanzi alla Corte di Cassazione, articolando tre motivi di ricorso. In sintesi, la ricorrente ha sostenuto che il Tribunale avesse errato nel declinare la giurisdizione del giudice ordinario.

Secondo la sua tesi, la domanda di manleva non si basava sull’esercizio di poteri pubblici, ma rappresentava il riflesso di una pretesa risarcitoria con profili puramente civilistici. Si trattava, a suo dire, di una ‘garanzia impropria’, strettamente connessa alla causa principale. Inoltre, la società ha evidenziato come la normativa emergenziale all’epoca vigente le impedisse di intervenire autonomamente sulla qualità dell’acqua, attribuendo di fatto la responsabilità all’ente regionale. Infine, ha lamentato l’omesso esame del ruolo chiave svolto dall’ente regionale nella gestione della situazione di emergenza ambientale, che lo rendeva corresponsabile del disservizio.

La Decisione della Corte: l’Ordinanza Interlocutoria

Contrariamente alle aspettative, la Corte di Cassazione non si è pronunciata nel merito della questione di giurisdizione. Ha invece emesso un’ordinanza interlocutoria, ovvero un provvedimento che non chiude il processo ma ne regola lo svolgimento.

I giudici hanno rilevato d’ufficio un vizio procedurale fondamentale: la mancata notifica del ricorso per cassazione all’esercizio commerciale, ossia l’utente che aveva originariamente intentato la causa e ottenuto il risarcimento. La Corte ha qualificato l’utente come ‘litisconsorte processuale necessario’, una parte la cui presenza in giudizio è indispensabile.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte è di natura squisitamente processuale. L’esito del giudizio sulla domanda di manleva tra la società idrica e l’ente regionale è strettamente collegato e dipendente dalla causa principale tra la società e l’utente danneggiato. Una decisione sulla giurisdizione per la causa di garanzia avrebbe inevitabilmente inciso sulla posizione giuridica dell’utente. Pertanto, per garantire il principio del contraddittorio e assicurare che la decisione finale sia efficace nei confronti di tutte le parti coinvolte, è obbligatorio che anche l’utente partecipi a questa fase del giudizio. La Corte ha quindi ordinato alla società ricorrente di ‘integrare il contraddittorio’, notificando il ricorso all’esercizio commerciale entro 60 giorni, e ha rinviato la causa a una nuova udienza.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame, pur non risolvendo il complesso nodo della giurisdizione sulla responsabilità per danni da acqua contaminata, offre un’importante lezione di diritto processuale. Sottolinea come la corretta identificazione e citazione di tutte le parti necessarie sia un presupposto imprescindibile per la validità del processo. Un errore in questa fase può bloccare l’iter giudiziario, ritardando la decisione sul merito, a prescindere dalla fondatezza delle ragioni delle parti. La questione della ripartizione delle responsabilità tra gestore del servizio idrico ed enti pubblici in situazioni di emergenza ambientale resta quindi aperta e sarà affrontata dalla Corte solo dopo che il contraddittorio sarà stato correttamente instaurato.

Chi è un ‘litisconsorte necessario’ in un processo?
È una parte che deve obbligatoriamente partecipare al giudizio perché la sentenza avrà effetti diretti e inscindibili sulla sua posizione giuridica. In questo caso, l’utente danneggiato è stato ritenuto tale perché l’esito della causa di manleva tra gestore e Regione è strettamente connesso al suo diritto al risarcimento.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione non viene notificato a un litisconsorte necessario?
La Corte non può decidere la causa. Come avvenuto in questo caso, il giudice ordina alla parte che ha presentato il ricorso di ‘integrare il contraddittorio’, ovvero di notificare l’atto alla parte mancante entro un termine stabilito, rinviando la decisione a una successiva udienza.

La Corte di Cassazione ha deciso a chi spetta la giurisdizione sulla domanda di manleva in questo caso?
No. La Corte ha emesso un’ordinanza interlocutoria e non si è pronunciata sulla questione di giurisdizione. Ha sospeso il giudizio per risolvere prima il problema procedurale della mancata partecipazione di una parte necessaria al processo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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