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Distrazione spese: diritto al compenso integrale

La Corte di Cassazione ha stabilito che la ‘distrazione delle spese’ a favore dell’avvocato non riduce il suo diritto a ricevere l’intero compenso dal proprio cliente. Il tribunale di merito aveva erroneamente detratto l’importo oggetto di distrazione dal totale dovuto, senza verificare se fosse stato effettivamente incassato. La Suprema Corte ha cassato la decisione, affermando che il rapporto tra avvocato e cliente rimane autonomo e il professionista può richiedere l’intera somma pattuita, a meno che non abbia già ricevuto pagamento dalla parte soccombente.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Distrazione Spese: la Cassazione conferma il diritto dell’avvocato al compenso integrale

Con l’ordinanza n. 17061/2024, la Corte di Cassazione torna su un tema cruciale per la professione forense: il rapporto tra la distrazione spese e il diritto dell’avvocato a percepire l’intero compenso dal proprio cliente. La Suprema Corte ha chiarito che il provvedimento con cui il giudice ordina alla parte soccombente di pagare le spese legali direttamente al difensore non limita né riduce il credito professionale di quest’ultimo verso il proprio assistito.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine dalla richiesta di pagamento di compensi professionali avanzata da un avvocato nei confronti di un suo ex cliente. Il Tribunale di Siracusa, pur riconoscendo il credito del legale, aveva detratto dall’importo totale una somma significativa, pari a 5.000 euro. Tale somma corrispondeva alle spese processuali che erano state liquidate in favore dell’avvocato, in qualità di difensore antistatario, in un precedente giudizio in cui aveva assistito il medesimo cliente. In sostanza, il giudice di merito aveva considerato la somma oggetto di distrazione come un acconto già percepito, riducendo così il debito del cliente. L’avvocato, ritenendo errata tale interpretazione, ha proposto ricorso per cassazione.

L’Ordinanza del Tribunale e i motivi del ricorso

Il ricorso in Cassazione si fondava su diversi motivi, ma quello decisivo riguardava la violazione dell’art. 93 del codice di procedura civile, che disciplina appunto l’istituto della distrazione delle spese. Il legale sosteneva che il Tribunale avesse commesso un errore nel detrarre automaticamente l’importo liquidato a titolo di distrazione dal suo credito complessivo. Secondo il ricorrente, la distrazione crea un rapporto autonomo tra il difensore e la parte soccombente, ma non incide sul rapporto principale tra l’avvocato e il proprio cliente. Quest’ultimo rimane obbligato a corrispondere l’intera parcella, salvo che l’avvocato non abbia effettivamente incassato le somme dalla controparte soccombente.

La decisione della Corte sulla distrazione spese

La Corte di Cassazione ha accolto il motivo di ricorso, ritenendolo fondato. Gli Ermellini hanno ribadito un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità: il provvedimento di distrazione spese instaura un rapporto diretto e autonomo tra il difensore antistatario e la parte soccombente. Tuttavia, questo nuovo rapporto si affianca, senza sostituirlo, a quello preesistente tra il legale e il suo assistito.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che l’avvocato conserva pienamente il diritto di agire nei confronti del proprio cliente per ottenere il pagamento dell’intero credito professionale, comprensivo sia delle competenze che delle spese anticipate. La facoltà di richiedere il pagamento alla parte soccombente è un’ulteriore garanzia per il difensore, non una limitazione dei suoi diritti. Di conseguenza, il giudice di merito non può operare una decurtazione automatica. Per poter scomputare dal dovuto l’ammontare delle spese oggetto di distrazione, è necessario un passaggio fondamentale: la verifica che il difensore abbia effettivamente incamerato le somme liquidate dal giudice nel precedente contenzioso. In assenza di tale prova, il cliente rimane obbligato per l’intero importo. L’ordinanza impugnata è stata quindi cassata perché il Tribunale ha omesso questa verifica essenziale, dando per scontato un pagamento che poteva non essere mai avvenuto.

Le conclusioni

Questa pronuncia rafforza la tutela del credito professionale dell’avvocato. La distrazione spese è uno strumento di recupero, non un fattore che riduce il compenso pattuito. I clienti non possono considerare estinto il proprio debito verso il legale solo perché un giudice ha emesso un ordine di distrazione a carico di terzi. Sarà onere del cliente, se del caso, dimostrare che l’avvocato ha effettivamente ricevuto il pagamento dalla parte soccombente. La causa è stata rinviata al Tribunale di Siracusa, in diversa composizione, che dovrà riesaminare la questione attenendosi a questo fondamentale principio di diritto e provvedere anche alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

La ‘distrazione delle spese’ riduce il compenso che l’avvocato può chiedere al proprio cliente?
No, la distrazione delle spese non riduce il diritto dell’avvocato a richiedere l’intero compenso al proprio cliente. Il rapporto contrattuale tra avvocato e assistito rimane integro e autonomo.

Cosa succede se l’avvocato ottiene la distrazione delle spese ma la parte soccombente non paga?
L’avvocato conserva integralmente il diritto di chiedere il pagamento delle sue competenze e delle spese anticipate direttamente al proprio cliente, il quale rimane l’obbligato principale.

È possibile detrarre dal compenso totale dovuto all’avvocato la somma liquidata a titolo di distrazione delle spese?
Sì, ma solo dopo aver verificato che l’avvocato abbia effettivamente incassato tale somma dalla parte soccombente nel giudizio precedente. In mancanza di prova dell’avvenuto pagamento, la detrazione non è ammissibile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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