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Distanze tra costruzioni: le nuove regole

La Corte di Cassazione ha affrontato il tema delle distanze tra costruzioni in un caso di demolizione e ricostruzione con aumento di volume. Grazie all’applicazione dello ius superveniens e delle recenti riforme edilizie, la Corte ha stabilito che la ricostruzione con premi volumetrici può mantenere le distanze legittimamente preesistenti, ribaltando precedenti orientamenti più restrittivi.

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Distanze tra costruzioni: le novità su demolizione e ricostruzione

Il tema delle distanze tra costruzioni rappresenta da sempre uno dei terreni più fertili per il contenzioso civile in ambito immobiliare. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha gettato nuova luce su come debbano essere interpretate queste distanze quando un edificio preesistente viene demolito e ricostruito con un incremento di volume, specialmente alla luce delle recenti riforme legislative volte a favorire la rigenerazione urbana.

Il caso: ricostruzione e distanze tra costruzioni

La vicenda trae origine da un complesso contenzioso tra alcuni proprietari di appartamenti e una società di costruzioni. Al centro della disputa vi era la realizzazione di un nuovo edificio sorto dalla demolizione di un fabbricato preesistente, con un aumento di volume del 10% (pari a due piani aggiuntivi). I vicini lamentavano la violazione delle distanze tra costruzioni, in particolare quella dei dieci metri tra pareti finestrate prevista dal D.M. 1444/1968, chiedendo l’arretramento o la demolizione delle porzioni illegittime.

Inizialmente, i giudici di merito avevano ordinato l’arretramento, ritenendo che l’aumento di volumetria configurasse una “nuova costruzione”, soggetta quindi ai limiti distanziali più rigorosi stabiliti dalla normativa statale inderogabile. Tuttavia, la Cassazione ha ribaltato questa impostazione, evidenziando la necessità di applicare le norme sopravvenute durante il giudizio.

L’evoluzione normativa e lo ius superveniens

Il punto focale della decisione risiede nell’applicazione dello ius superveniens. Durante lo svolgimento del processo, il quadro normativo è mutato profondamente attraverso il Decreto Semplificazioni (L. 120/2020) e, più recentemente, il Decreto Salva Casa (L. 105/2024). Queste riforme hanno ampliato il concetto di ristrutturazione edilizia, includendovi anche gli interventi di demolizione e ricostruzione con incrementi volumetrici finalizzati alla rigenerazione urbana.

Secondo la nuova disciplina, tali interventi sono consentiti nel rispetto delle distanze tra costruzioni legittimamente preesistenti. Questo significa che, se il vecchio edificio si trovava a una determinata distanza, il nuovo fabbricato può mantenere quella stessa posizione anche se viene aumentata l’altezza o il volume, a patto che non vengano modificati l’area di sedime e il posizionamento rispetto ai confini.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha chiarito che il giudice deve sempre tenere conto delle disposizioni derogatorie più favorevoli al costruttore entrate in vigore prima che la sentenza diventi definitiva. Le motivazioni si fondano sulla volontà del legislatore di semplificare i processi di trasformazione del territorio, superando la rigida distinzione tra ristrutturazione e nuova costruzione che in passato penalizzava chi intendeva riqualificare edifici obsoleti.

Nello specifico, la Corte ha rilevato che la Corte d’Appello aveva erroneamente qualificato l’intervento come “nuova costruzione” basandosi solo sull’incremento di altezza, senza verificare se le distanze fossero comunque conformi a quelle dell’edificio originario abbattuto. Viene inoltre sottolineato che gli incentivi volumetrici possono essere collocati sul filo dell’edificio preesistente, anche fuori dalla sagoma originaria, purché nei limiti delle distanze legittimamente occupate in precedenza.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce un principio fondamentale: la tutela della proprietà del vicino deve essere bilanciata con l’esigenza pubblica di rigenerazione del tessuto urbano. Se una costruzione viene ricostruita rispettando i confini storici e legittimi, l’aggiunta di volumi consentiti dai piani di recupero non può essere sanzionata con la demolizione solo perché non rispetta i nuovi standard distanziali più ampi.

Le conclusioni tratte dalla Cassazione impongono ora un nuovo accertamento tecnico che verifichi l’esatta corrispondenza tra le distanze dell’edificio demolito e quelle del fabbricato ricostruito, garantendo così certezza del diritto sia ai costruttori sia ai proprietari confinanti.

È possibile mantenere le distanze preesistenti in caso di ricostruzione con aumento di volume?
Sì, le nuove norme permettono di mantenere le distanze legittimamente preesistenti anche in caso di demolizione e ricostruzione con premi volumetrici, purché l’intervento rientri nei piani di rigenerazione urbana.

Cosa succede se una legge più favorevole sulle distanze entra in vigore durante la causa?
Il giudice deve applicare la nuova normativa più favorevole, definita ius superveniens, a meno che non sia già intervenuta una sentenza passata in giudicato.

Qual è la distanza minima tra pareti finestrate in caso di ristrutturazione edilizia?
In caso di ristrutturazione via demolizione e ricostruzione, è possibile derogare alla distanza dei dieci metri se si rispettano le distanze che l’edificio originale aveva legittimamente prima dell’intervento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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