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Diritto Societario

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Scioglimento società: nomina del liquidatore dal Tribunale
A seguito del ricorso di una socia di minoranza, il Tribunale ha accertato lo scioglimento di una società rimasta inattiva per oltre dieci anni dopo il decesso del socio di maggioranza e amministratore unico. Poiché l'eredità è stata devoluta allo Stato e l'assemblea era di fatto paralizzata, il Tribunale ha nominato un liquidatore per gestire la chiusura della società, superando la situazione di stallo.
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Nomina liquidatore: l’intervento del Tribunale
Un socio ha richiesto al Tribunale la nomina di un liquidatore per una società, dopo che l'assemblea dei soci aveva deliberato lo scioglimento ma non era riuscita a nominare un liquidatore a causa dell'inerzia e del disinteresse generale. Il Tribunale di Bologna ha accolto il ricorso, nominando un professionista esterno per gestire la liquidazione, sottolineando come l'intervento giudiziario sia necessario per superare la paralisi decisionale dei soci e tutelare gli interessi della società e dei creditori.
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Convocazione assemblea: il Tribunale ordina la riunione
Un socio di minoranza ha richiesto la convocazione di un'assemblea per deliberare sull'esclusione del socio di maggioranza per presunti atti di concorrenza sleale. Di fronte al rifiuto del consiglio di gestione, che ha sollevato dubbi sulla validità della clausola statutaria e sull'opportunità della richiesta, il socio si è rivolto al Tribunale. Quest'ultimo, ai sensi dell'art. 2367 c.c., ha accolto il ricorso, ordinando la convocazione assemblea. La decisione si fonda sul principio che il controllo degli amministratori sulla richiesta dei soci è limitato alla legittimità formale e non può estendersi al merito della questione, che è di esclusiva competenza dell'assemblea stessa.
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Amministratore di fatto: responsabilità e danni
Un socio cita in giudizio l'altro socio, nominatosi amministratore a seguito di un'assemblea irregolare, per aver venduto l'unico immobile sociale a un prezzo irrisorio. Il Tribunale di Milano dichiara nulla la delibera di nomina per vizio di convocazione, ma rigetta la richiesta di annullare gli atti successivi. Riconosce però la piena responsabilità dell'amministratore di fatto per i danni cagionati alla società, condannandolo a risarcire la differenza tra il valore di mercato dell'immobile e il prezzo di vendita.
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Pagamenti revocatoria fallimentare: la sentenza
Una sentenza del Tribunale di Roma affronta il tema dei pagamenti in revocatoria fallimentare, distinguendo tra pagamenti anteriori e successivi alla domanda di concordato preventivo. Il tribunale ha dichiarato inefficace un pagamento di 12.500 euro, effettuato durante la procedura di concordato, qualificandolo come atto di straordinaria amministrazione non autorizzato perché superiore al compenso pattuito e versato in anticipo. Al contrario, ha ritenuto legittimo un precedente pagamento di circa 4.800 euro, in quanto rientrante nelle esenzioni previste per le prestazioni professionali funzionali all'attività d'impresa.
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Cessione del credito: quando è valida nonostante i divieti
Un'azienda si oppone a un decreto ingiuntivo eccependo un divieto di cessione del credito. Il Tribunale di Roma rigetta l'opposizione, affermando che il conferimento del credito a una società controllata quasi al 100% non viola la ratio del divieto, poiché il controllo economico resta invariato. La sentenza analizza la validità della cessione del credito infragruppo.
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Responsabilità liquidatore: quando non risponde dei debiti
Un'analisi della sentenza del Tribunale di Roma che chiarisce i limiti della responsabilità del liquidatore di una società cancellata. Il Tribunale ha annullato le ingiunzioni di pagamento contro liquidatore e socio unico, stabilendo che la colpa del liquidatore deve essere provata dal creditore e non può essere presunta, specialmente in un contesto di liquidazione giudiziale con patrimonio negativo.
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Iscrizione gestione commercianti: quando non è dovuta
Il Tribunale di Roma ha annullato un avviso di addebito per contributi previdenziali, stabilendo che la semplice qualifica di socio accomandatario non basta a giustificare l'obbligatoria iscrizione gestione commercianti. È necessario dimostrare lo svolgimento effettivo, abituale e prevalente di un'attività lavorativa all'interno della società, cosa non avvenuta nel caso di due società la cui unica attività era la locazione di immobili di proprietà (mero godimento).
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Iscrizione Gestione Commercianti: quando è illegittima
Un socio amministratore si è opposto a un avviso di addebito per contributi previdenziali, sostenendo di non partecipare attivamente all'attività d'impresa. Il Tribunale ha accolto il ricorso, annullando il debito. La decisione si fonda sul principio che l'iscrizione alla Gestione Commercianti richiede la prova, a carico dell'ente previdenziale, di una partecipazione personale, abituale e prevalente del socio. In questo caso, l'ente non ha fornito tale prova, mentre le testimonianze hanno confermato che l'attività era svolta esclusivamente da dipendenti.
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Sede legale fittizia: la competenza non si sposta
La Corte d'Appello ha respinto il reclamo dell'amministratore di una società in liquidazione giudiziale. La Corte ha stabilito che l'eccezione di incompetenza territoriale, basata su una sede legale fittizia, era tardiva e infondata. La competenza è stata confermata nel luogo del 'centro degli interessi principali' effettivo dell'azienda, e non presso la sede formale. È stato inoltre confermato il grave stato di insolvenza della società.
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Responsabilità amministratore per danni alla società
In tema di responsabilità dell'amministratore per i danni cagionati alla società amministrata, il principio della insindacabilità del merito delle scelte di gestione (cd. business judgement rule, non si applica in presenza di irragionevolezza, imprudenza o arbitrarietà palese dell'iniziativa economica.
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Conferma misure protettive ex art. 18 CCII
La sentenza analizza i presupposti per la concessione e la conferma delle misure protettive a favore delle imprese in crisi, evidenziando la necessità di bilanciare l'interesse del debitore al risanamento con quello dei creditori a non subire pregiudizi. Il Tribunale sottolinea l'importanza della valutazione caso per caso, tenendo conto del piano di risanamento, delle trattative in corso e della posizione dei creditori.
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Prelievo di stabilità sui giochi leciti: appelli respinti
La Corte ha stabilito che il prelievo di stabilità del 2015 sui giochi leciti, pur essendo stato un intervento una tantum, non era retroattivo. Il criterio di riparto, stabilito dalla legge, non prevede la solidarietà passiva tra gestore ed esercente. Le domande degli attori, volte a contestare il prelievo, sono state ritenute infondate.
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Amministratore, responsabilità per mala gestio
La sentenza afferma la responsabilità dell'amministratore di una società in caso di gravi irregolarità contabili, violazione degli obblighi di legge e mancata prova liberatoria. Il danno risarcibile è quantificato anche in eccedenza rispetto al passivo fallimentare.
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Rigetto reclami contro omologa concordato semplificato
La sentenza affronta il tema del concordato semplificato e della falcidia dei crediti prededucibili. La Corte ha stabilito che il rispetto dell'ordine delle cause di prelazione è irrinunciabile, ma la soddisfazione non integrale dei crediti privilegiati è ammissibile in caso di incapienza dei beni su cui insiste la causa di prelazione.
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Società di ingegneria e obbligo di iscrizione Inarcassa
Il Tribunale ha ribadito che l'obbligo di iscrizione e comunicazione ad Inarcassa per le società di ingegneria sussiste per il solo fatto di avere un oggetto sociale che comprende attività ingegneristiche, anche in assenza di un effettivo svolgimento e a prescindere dall'iscrizione ad altre forme di previdenza.
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Corrispettivo pattuito per la cessione di quote societarie
Il giudizio verte sulla compravendita di quote societarie e sull'impugnazione del prezzo. Il giudice ha affermato che l'onere della prova sulla simulazione del prezzo ricade sull'attore, che non ha fornito prove sufficienti. Inoltre, l'applicazione della garanzia per vizi della cosa venduta alle quote societarie richiede specifiche garanzie contrattuali o la prova del dolo, elementi non emersi nel caso in esame. Infine, la mancata presentazione di memorie istruttorie e la mancata partecipazione alle udienze successive da parte dell'attore hanno dimostrato un disinteresse a proseguire l'opposizione.
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Responsabilità amministratore per danno da false informazioni
Il Tribunale ha condannato l'ex amministratore di una società al risarcimento del danno nei confronti di un terzo che aveva subito un danno a causa delle false informazioni fornite dall'amministratore sulla situazione debitoria della società. Il Tribunale ha ritenuto che l'amministratore fosse responsabile ai sensi dell'art. 2395 c.c. per aver agito con dolo, inducendo il terzo a concludere un contratto a condizioni diverse da quelle che avrebbe accettato se avesse conosciuto la reale situazione debitoria.
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Responsabilità 231 e cancellazione della società dal registro delle imprese
Il Tribunale di Milano, con sentenza dell'8 settembre 2020, aveva condannato XXX per i reati di turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente oltre che per corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e i responsabili amministrativi della società YYY Srl in liquidazione (e della ZZZ S. p. a) alla pena pecuniaria di Euro 50. 150 c. p. La questione dell'equiparazione tra società cancellata e morte del reo, con relativa cessazione di ogni rapporto processuale dipendente dall'illecito derivante dal delitto presupposto, ha visto negli anni svilupparsi un ricco dibattito giurisprudenziale e dottrinale con due diverse posizioni.
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Responsabilità dell’amministratore di società
La sentenza conferma la responsabilità degli amministratori di società per i danni causati da scelte gestionali irragionevoli, come il pagamento di compensi professionali eccessivi senza adeguata verifica e l'autodeterminazione di un compenso personale sproporzionato rispetto ai risultati ottenuti e alla situazione economica della società.
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