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Diritto di scelta in condominio: il caso del citofono

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due condòmini che chiedevano un risarcimento danni per essere rimasti isolati dal nuovo impianto videocitofonico condominiale. I condòmini si erano opposti all’acquisto del modello proposto dalla ditta appaltatrice, esercitando il loro diritto di scelta in condominio e installandone uno autonomo. La Corte ha stabilito che non vi è stata alcuna condotta illecita da parte del condominio o della ditta, poiché le richieste di garanzie e certificazioni per l’allaccio del dispositivo privato erano legittime per preservare la sicurezza e la funzionalità dell’intero impianto comune.

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Diritto di scelta in condominio: fin dove si estende e quali sono i limiti?

Il diritto di scelta in condominio rappresenta un punto di equilibrio delicato tra la proprietà individuale e le esigenze della collettività. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato questo tema, analizzando il caso di alcuni condòmini che, dopo aver scelto un videocitofono diverso da quello proposto per il nuovo impianto comune, si sono visti negare l’allaccio e hanno richiesto un risarcimento per i danni subiti. La decisione offre spunti fondamentali per comprendere i confini tra autonomia del singolo e interesse comune.

I Fatti di Causa: La Controversia sul Nuovo Impianto Videocitofonico

Due condòmini, proprietari di un’unità immobiliare, citavano in giudizio il loro Condominio, l’amministratore e la ditta incaricata dei lavori di rifacimento dell’impianto videocitofonico. Essi lamentavano di essere rimasti a lungo isolati dall’impianto comune per essersi opposti all’imposizione di installare gli apparecchi citofonici proposti dalla ditta appaltatrice, preferendo acquistarne di propri. A loro avviso, tale situazione configurava una lesione del loro diritto di proprietà e una coartazione della volontà, chiedendo pertanto un risarcimento per danni patrimoniali e non.

Il Tribunale di primo grado, pur riconoscendo il diritto dei condòmini di allacciarsi all’impianto comune con citofoni scelti autonomamente, rigettava le domande risarcitorie. La Corte d’Appello confermava la decisione, sottolineando che il diritto di scelta individuale doveva comunque concretizzarsi in un apparecchio compatibile con il sistema centrale e conforme alle normative di sicurezza, superando il diritto del singolo. Contro questa sentenza, i condòmini proponevano ricorso in Cassazione.

La Decisione della Corte e il Diritto di Scelta in Condominio

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. Gli Ermellini hanno chiarito diversi punti cruciali, definendo in modo più netto il perimetro del diritto di scelta in condominio.

L’Analisi dei Motivi del Ricorso

I ricorrenti basavano le loro censure su diversi punti:

1. Nullità della delibera assembleare: Sostenevano che la delibera che imponeva l’installazione di impianti specifici all’interno delle singole proprietà fosse nulla, in quanto esorbitante dalle competenze dell’assemblea.
2. Violazione delle norme sulla proprietà privata: Ribadivano che la delibera limitava illegittimamente il loro diritto di proprietà, non potendo l’assemblea decidere su beni di competenza esclusiva del singolo condòmino.
3. Omessa pronuncia: Lamentavano che i giudici di merito non si fossero pronunciati sugli ostacoli concreti frapposti dalla ditta e dal condominio all’allaccio (richiesta di codici PIN, certificazioni, assunzione di garanzie sull’intero impianto).
4. Responsabilità per fatto illecito: Insistevano sulla sussistenza di una condotta illecita che aveva causato loro un danno risarcibile.

Le Motivazioni della Sentenza: Perché il Ricorso è Stato Rigettato

La Corte ha smontato le argomentazioni dei ricorrenti punto per punto. In primo luogo, ha osservato che i condòmini non avevano mai impugnato formalmente la delibera per nullità nei precedenti gradi di giudizio; anzi, avevano partecipato alla spesa per il rifacimento delle parti comuni dell’impianto. Sollevare la questione per la prima volta in Cassazione era inammissibile, e una pronuncia in tal senso da parte del giudice d’appello avrebbe costituito un vizio di ultra petita.

Nel merito, la Cassazione ha chiarito che l’installazione di citofoni interni, pur essendo nelle singole proprietà, rientra nelle modalità di uso dei servizi comuni. La scelta del modello, sebbene libera, non può prescindere dalla necessità di garantire la piena compatibilità, funzionalità e sicurezza dell’intero impianto. Le richieste della ditta appaltatrice (come la certificazione di conformità del dispositivo scelto autonomamente e l’assunzione di responsabilità per eventuali malfunzionamenti causati all’impianto centrale) non sono state ritenute condotte ostruzionistiche o illecite, ma legittimi oneri posti a carico dei condòmini per bilanciare la loro libertà di scelta con la necessità di preservare il bene comune. In sostanza, il mancato allaccio non è derivato da un’azione illegittima della controparte, ma dalle modalità con cui i condòmini hanno esercitato il loro diritto, senza adempiere agli oneri necessari a tutelare la collettività.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per i Condòmini

Questa ordinanza consolida un principio fondamentale: il diritto di scelta in condominio non è assoluto. Se da un lato il singolo condòmino è libero di non aderire a proposte d’acquisto collettive per elementi da installare nella sua proprietà privata (come un terminale videocitofonico), dall’altro lato questa libertà comporta delle responsabilità. Il condòmino deve assicurare, a proprie spese e con adeguate certificazioni, che la sua scelta non comprometta la funzionalità e la sicurezza dell’impianto comune. Le richieste di garanzia da parte del condominio o dell’installatore, se ragionevoli e finalizzate a questo scopo, sono legittime e non costituiscono un fatto illecito che possa dar luogo a un risarcimento del danno.

Un condòmino può scegliere un modello di citofono diverso da quello deliberato dall’assemblea?
Sì, la Corte ha confermato il diritto di scelta autonoma del singolo condòmino per gli apparecchi da installare all’interno della propria unità immobiliare, in quanto espressione del suo diritto di proprietà.

Se un condòmino sceglie un citofono autonomo, il condominio è responsabile se l’allaccio non avviene subito?
No, non è responsabile se il ritardo non deriva da una condotta illecita ma dalla necessità di garantire la sicurezza e la funzionalità dell’impianto comune. Gli oneri per dimostrare la compatibilità e la conformità del dispositivo scelto, incluse le relative certificazioni, gravano sul singolo condòmino che esercita tale scelta.

Può un giudice dichiarare d’ufficio la nullità di una delibera condominiale se le parti litigano solo sulla sua esecuzione?
No. Se le parti in causa non hanno mai chiesto formalmente la declaratoria di nullità della delibera, ma si sono limitate a contestarne le modalità di applicazione, il giudice non può pronunciarsi sulla validità dell’atto, altrimenti incorrerebbe nel vizio di ‘ultra petita’ (decisione oltre il richiesto).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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