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Delibera condominiale annullabile: il caso Cassazione

Una società costruttrice, esentata dal pagamento delle spese condominiali per le unità invendute da un regolamento contrattuale, si è vista addebitare tali costi da una delibera assembleare. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale delibera non è nulla, ma si tratta di una delibera condominiale annullabile. Di conseguenza, doveva essere impugnata entro il termine di 30 giorni, altrimenti diventa definitiva. La ripetizione della violazione in più delibere non trasforma il vizio in nullità.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Delibera Condominiale Annullabile: La Cassazione Sancisce l’Onere dell’Impugnazione Tempestiva

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di diritto condominiale: una delibera che ripartisce le spese in violazione del regolamento è una delibera condominiale annullabile, e non nulla. Questo significa che deve essere contestata entro il breve termine di 30 giorni, pena la sua definitiva validità. La decisione offre importanti chiarimenti sulla distinzione tra i due tipi di vizi e sulle conseguenze pratiche per i condomini.

I Fatti del Caso: Una Disputa sulle Spese Condominiali

La vicenda trae origine dalla richiesta di pagamento, tramite decreto ingiuntivo, avanzata da un Condominio nei confronti della società costruttrice dell’edificio. L’oggetto della richiesta erano le spese condominiali relative a diverse unità immobiliari rimaste invendute.

La società costruttrice si opponeva al pagamento, sostenendo che una specifica clausola (l’art. 49) del regolamento condominiale, di natura contrattuale, la esentava esplicitamente dal contribuire a tali spese. I giudici di primo e secondo grado avevano dato ragione alla società, dichiarando nulle le delibere assembleari che avevano approvato la ripartizione delle spese in violazione di tale clausola. Secondo le corti di merito, l’assemblea aveva travalicato i propri poteri, modificando di fatto un criterio stabilito contrattualmente senza il necessario consenso unanime.

La Decisione della Corte di Cassazione: la delibera condominiale annullabile

Il Condominio ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l’erronea qualificazione del vizio come nullità anziché annullabilità. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ribaltando la decisione dei giudici di merito.

La Corte ha affermato che le delibere che violano i criteri di ripartizione delle spese stabiliti dalla legge o dal regolamento contrattuale sono affette da annullabilità. Non si tratta di un vizio così grave da comportare la nullità dell’atto, la quale è riservata a casi eccezionali, come le delibere con oggetto impossibile o illecito, o quelle che ledono i diritti individuali del condomino sulla sua proprietà esclusiva.

Le Motivazioni: Differenza tra Nullità e Annullabilità

La chiave della decisione risiede nella distinzione, ormai consolidata dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite (sent. 9839/2021), tra delibere nulle e annullabili. Una delibera condominiale annullabile è quella che presenta vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, o che viene adottata con una maggioranza inferiore a quella prescritta, o ancora, come nel caso di specie, che viola criteri di ripartizione delle spese. Tali vizi devono essere denunciati dall’interessato entro il termine perentorio di 30 giorni previsto dall’art. 1137 del codice civile.

La nullità, invece, riguarda vizi radicali che rendono la delibera priva di qualsiasi effetto giuridico sin dall’origine. Un esempio è una delibera che decide di vendere una parte comune senza il consenso unanime di tutti i condomini. La Cassazione ha specificato che anche una serie di delibere che ripetono la stessa violazione non è sufficiente a trasformare l’annullabilità in nullità. Non si può presumere una volontà ‘normativa’ dell’assemblea di modificare tacitamente il regolamento; ogni violazione resta un atto puntuale e concreto, da impugnare singolarmente.

Conclusioni: L’Onere dell’Impugnazione Tempestiva

Questa sentenza ha importanti implicazioni pratiche. Stabilisce che il condomino che si ritiene leso da una ripartizione delle spese non conforme alla legge o al regolamento ha l’onere di agire prontamente. Non può rimanere inerte e contestare la delibera in un secondo momento, ad esempio in sede di opposizione a un decreto ingiuntivo. Se il termine di 30 giorni scade senza che sia stata proposta un’impugnazione, la delibera, seppur viziata, diventa definitiva e vincolante per tutti, inclusi gli assenti e i dissenzienti.

Una delibera che ripartisce le spese violando il regolamento contrattuale è nulla o annullabile?
Secondo la sentenza, tale delibera è annullabile. La violazione di criteri legali o contrattuali di ripartizione delle spese condominiali non è un vizio che comporta la nullità, ma l’annullabilità, che deve essere fatta valere entro il termine di decadenza di 30 giorni.

Cosa succede se un condomino non impugna una delibera annullabile entro 30 giorni?
Se la delibera non viene impugnata nel termine perentorio previsto dall’art. 1137 c.c., essa diventa definitiva e pienamente efficace. Di conseguenza, il condomino è obbligato a pagare le spese così come ripartite, anche se la delibera era originariamente illegittima.

Una serie di delibere che violano sistematicamente lo stesso criterio di spesa diventa causa di nullità?
No. La sentenza chiarisce che la ripetizione di una violazione identica in più delibere non trasforma il vizio da annullabilità a nullità. Ogni singola delibera costituisce una violazione puntuale e concreta che deve essere impugnata individualmente entro il termine di 30 giorni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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