Una cittadina ha promosso un ricorso per accertamento tecnico preventivo (una procedura per verificare le condizioni di salute prima della causa) contro l’ente previdenziale. L’esito della perizia medica è stato sfavorevole per la donna. Di conseguenza, il Tribunale ha emesso un decreto di liquidazione CTU. Con questo atto, il giudice ha stabilito che la cittadina doveva pagare trecentoventi euro per coprire il compenso del perito d’ufficio. La donna si è opposta a questa decisione. La ricorrente sosteneva di avere diritto all’esenzione dal pagamento delle spese processuali in caso di perdita della causa. A tal fine, la cittadina aveva allegato una dichiarazione sostitutiva che attestava il possesso dei requisiti di reddito previsti dalla legge. Nonostante questa dichiarazione, il Tribunale ha posto le spese a suo carico. La donna ha quindi deciso di proporre ricorso direttamente davanti alla Corte di Cassazione per ottenere l’annullamento del provvedimento.
La natura provvisoria delle spese del perito
La Corte di Cassazione ha esaminato la questione e ha dichiarato il ricorso inammissibile (non esaminabile nel merito). I giudici di legittimità hanno spiegato che il provvedimento del Tribunale non ha natura definitiva. Quando il giudice emette un decreto per pagare il perito durante la fase preliminare, questa decisione ha un valore solo provvisorio. La ripartizione finale delle spese spetta infatti al giudice che deciderà la causa di merito. Nel caso specifico, la cittadina aveva contestato l’esito della perizia medica e aveva avviato la causa ordinaria. Sarà proprio in quella sede che il Tribunale deciderà in modo definitivo chi deve pagare le spese dell’intero procedimento.
I rimedi alternativi previsti dalla legge
La legge non consente di impugnare direttamente in Cassazione ogni decisione del giudice. Per contestare il calcolo o l’attribuzione delle spese del perito esiste una strada specifica. La parte interessata deve proporre una formale opposizione davanti allo stesso Tribunale che ha emesso il decreto. Questo strumento permette di ridiscutere la decisione in modo rapido ed efficace. Il ricorso in Cassazione rappresenta invece l’ultimo grado di giudizio e richiede requisiti molto severi. Tra questi requisiti spicca la definitività del provvedimento impugnato, che in questo caso manca del tutto.
Il principio della definitività dei provvedimenti
La Costituzione garantisce il diritto di ricorrere in Cassazione contro le sentenze e i provvedimenti che incidono sui diritti dei cittadini. Tuttavia, la giurisprudenza ha chiarito che questo diritto si applica solo ai provvedimenti decisori e definitivi. Un provvedimento è decisorio quando risolve una controversia su un diritto. È definitivo quando non esistono altri rimedi interni al processo per modificarlo. Il decreto che liquida il compenso del perito d’ufficio incide sul patrimonio, ma non è definitivo. Il processo deve ancora concludersi e la decisione finale sulle spese potrebbe cambiare a favore del cittadino.
Le motivazioni della sentenza sul decreto di liquidazione CTU
Nelle motivazioni della decisione, la Suprema Corte ha ribadito che il decreto di liquidazione CTU non può essere impugnato con ricorso straordinario per Cassazione. I giudici hanno richiamato i propri precedenti orientamenti per confermare questa regola. L’ordinanza che impone il pagamento provvisorio del perito costituisce solo un regolamento temporaneo delle spese. Questo regolamento resta affidato alla sentenza che chiuderà definitivamente il giudizio. Poiché la cittadina ha iniziato la causa di merito, il giudice di quella fase dovrà valutare anche la validità della dichiarazione di esenzione dal reddito. Solo in quel momento si conoscerà il reale debitore delle spese di giustizia.
Le conclusioni: le conseguenze pratiche per il cittadino
In conclusione, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della cittadina senza esaminare se avesse o meno diritto all’esenzione. La decisione conferma che il cittadino non può saltare le tappe del processo. Se si riceve un decreto provvisorio di pagamento, occorre attendere la fine della causa di merito o utilizzare l’opposizione specifica. La ricorrente non deve pagare le spese di questo grado di giudizio perché la sua dichiarazione di esenzione è valida per la fase di merito. Tuttavia, la donna dovrà versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato per aver proposto un ricorso inammissibile. Questa pronuncia invita alla prudenza nella scelta delle strategie legali.
Si può impugnare direttamente in Cassazione il decreto che liquida le spese del perito d’ufficio?
No, il decreto che stabilisce il compenso del perito ha natura provvisoria e non può essere impugnato direttamente in Cassazione, poiché manca del requisito della definitività.
Come si possono contestare le spese provvisorie del perito stabilite dal giudice?
Per contestare il decreto di pagamento è necessario proporre una specifica opposizione davanti allo stesso tribunale oppure attendere la sentenza definitiva del giudizio di merito.
Chi ha un reddito basso deve comunque pagare il perito d’ufficio in via provvisoria?
La dichiarazione di esenzione per reddito viene valutata dal giudice nella sentenza finale di merito, che deciderà in modo definitivo su chi graveranno tutte le spese del processo.