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Declinatoria competenza arbitrale: il potere dell’Avvocato

Una Pubblica Amministrazione contesta la competenza di un collegio arbitrale in un appalto pubblico. La Corte di Cassazione stabilisce che la declinatoria competenza arbitrale è un atto processuale, rientrante nei poteri dell’Avvocatura dello Stato, e non un atto sostanziale. Di conseguenza, l’arbitrato non aveva giurisdizione e la sentenza d’appello viene cassata.

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Pubblicato il 16 dicembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Declinatoria Competenza Arbitrale: La Cassazione Conferma il Potere dell’Avvocatura dello Stato

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 23973 del 2024, interviene su una questione cruciale che interseca il diritto processuale e gli appalti pubblici: la natura e l’efficacia della declinatoria competenza arbitrale presentata dall’Avvocatura dello Stato per conto di una Pubblica Amministrazione. Questa decisione ribadisce principi fondamentali sul ruolo del difensore tecnico e sulla distinzione tra atti processuali e sostanziali, con importanti ricadute pratiche.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da una controversia legata a un contratto di appalto per il completamento di un’importante opera pubblica. Tra l’Amministrazione committente e l’impresa appaltatrice era insorto un contenzioso, per la cui risoluzione era previsto il ricorso a un collegio arbitrale.

Tuttavia, l’Avvocatura Generale dello Stato, in rappresentanza dell’Amministrazione, aveva formalmente dichiarato di non accettare la competenza del collegio arbitrale. Nonostante ciò, il giudizio arbitrale era proseguito, concludendosi con un lodo. L’Amministrazione aveva quindi impugnato il lodo davanti alla Corte d’Appello, sostenendo, tra le altre cose, proprio il difetto di giurisdizione degli arbitri a causa della valida declinatoria. La Corte d’Appello, però, aveva respinto questo motivo, ritenendo che la scelta di rinunciare alla clausola compromissoria fosse un atto di natura sostanziale che richiedeva una manifestazione di volontà diretta e inequivocabile dell’Amministrazione, non potendo essere validamente compiuta dal suo difensore. Contro questa decisione, l’Amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione.

La Declinatoria Competenza Arbitrale secondo la Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Amministrazione, cassando la sentenza d’appello. Il punto centrale della decisione è la qualificazione giuridica della declinatoria di competenza. Contrariamente a quanto stabilito dalla Corte d’Appello, la Cassazione ha affermato con chiarezza che tale atto ha natura squisitamente processuale.

Il Ruolo dell’Avvocatura dello Stato

Il ragionamento della Corte si fonda su un consolidato orientamento giurisprudenziale. Sia la domanda di arbitrato sia la relativa declinatoria sono atti disciplinati da norme processuali, che concorrono a definire il perimetro del giudizio e la scelta del giudice competente. Di conseguenza, la decisione di avvalersi o meno della clausola arbitrale rientra nella disponibilità tecnica del procuratore.
Per le Pubbliche Amministrazioni, questo ruolo è svolto ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato. L’Avvocatura ha il compito di dirigere la difesa dell’Amministrazione, e ciò include tutte le scelte processuali, come quella di contestare la competenza del giudice adito. L’atto, pur dando attuazione a un diritto di natura sostanziale (la facoltà di scegliere il giudice), si manifesta e produce i suoi effetti sul piano del processo.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha spiegato che la declinatoria non si configura come una modifica di un patto contrattuale, ma come un atto processuale finalizzato a dare attuazione a un diritto potestativo. Tale attuazione non può che avvenire attraverso l’opera dell’organo tecnico – l’Avvocatura – che rappresenta l’Amministrazione in relazione alla res litigiosa. Pertanto, l’efficacia della dichiarazione resa dall’Avvocatura dello Stato non poteva essere messa in discussione. Avendo l’Avvocatura validamente ed efficacemente declinato la competenza arbitrale, il collegio era privo di potestas iudicandi, ovvero del potere di decidere la controversia. La Corte d’Appello ha quindi errato nel ritenere sussistente la giurisdizione arbitrale.

Le Conclusioni

La sentenza in esame ha importanti implicazioni. In primo luogo, rafforza il ruolo e l’autonomia tecnica dell’Avvocatura dello Stato nella gestione delle liti che coinvolgono le Amministrazioni Pubbliche. In secondo luogo, chiarisce definitivamente che la scelta di aderire o meno a un procedimento arbitrale previsto contrattualmente è una decisione strategica di natura processuale, che non necessita di un autonomo e specifico atto di volontà dell’ente patrocinato. La decisione della Cassazione, cassando la sentenza e rinviando alla Corte d’Appello, impone una nuova valutazione del caso che dovrà partire dal presupposto corretto: il collegio arbitrale non aveva il potere di giudicare.

L’atto con cui l’Avvocatura dello Stato declina la competenza di un arbitrato per conto di una Pubblica Amministrazione è valido?
Sì, è valido. La Corte di Cassazione ha stabilito che si tratta di un atto di natura processuale che rientra nella disponibilità tecnica e nei poteri del procuratore legale, in questo caso l’Avvocatura Generale dello Stato.

La declinatoria della competenza arbitrale è considerata un atto di natura processuale o sostanziale?
È un atto di natura processuale. Sebbene dia attuazione a un diritto potestativo di carattere sostanziale, la sua manifestazione avviene tramite un atto del processo, la cui efficacia non può essere contestata quando proviene dall’organo tecnico (l’Avvocatura) che rappresenta l’Amministrazione in giudizio.

Quali sono le conseguenze se un collegio arbitrale procede nonostante una valida declinatoria di competenza?
Il collegio arbitrale agisce in difetto di potestas iudicandi, ovvero senza il potere di giudicare. Di conseguenza, il lodo arbitrale emesso è nullo e la sentenza che ne conferma la validità deve essere cassata, come avvenuto nel caso di specie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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