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Danno erariale: la responsabilità degli amministratori

La Corte di Cassazione ha stabilito che gli amministratori di una società controllata da un ente pubblico sono soggetti alla giurisdizione della Corte dei conti per danno erariale, qualora le loro azioni, in virtù di un mandato specifico, abbiano causato un pregiudizio diretto al patrimonio dell’ente controllante. La natura sostanzialmente pubblica della controllante e l’esistenza di un rapporto di servizio funzionale sono determinanti, a prescindere dalla forma giuridica privata della società.

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Pubblicato il 15 dicembre 2025 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Danno erariale: quando rispondono gli amministratori di società controllate?

La gestione di società partecipate da enti pubblici comporta oneri e responsabilità significativi, specialmente quando si verificano perdite economiche. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite (n. 23452/2024) ha chiarito i confini della giurisdizione della Corte dei conti in casi di danno erariale causato da amministratori di società controllate. La decisione sottolinea come, al di là della forma giuridica privata, la natura sostanziale degli interessi in gioco e il legame funzionale con l’ente pubblico siano decisivi per stabilire la responsabilità contabile.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine dall’azione della Procura Regionale della Corte dei conti contro due ex amministratori di una società per azioni (la “Società Figlia”), interamente controllata da una grande azienda pubblica operante nel settore delle infrastrutture (la “Società Madre”). Agli amministratori veniva contestato di aver causato un ingente danno patrimoniale attraverso operazioni di business development in Qatar e in India, ritenute in contrasto con le direttive della capogruppo.

Queste iniziative avrebbero portato non solo alla svalutazione della partecipazione detenuta dalla Società Madre, ma anche alla necessità di una sua onerosa ricapitalizzazione per coprire le perdite. La Procura contabile ha quindi ipotizzato una responsabilità per danno erariale, sostenendo che gli amministratori, pur operando in una società di diritto privato, avessero di fatto agito come “titolari del potere di decidere” per conto dell’ente pubblico controllante.

La Questione di Giurisdizione e il Presunto Danno Erariale

Gli amministratori convenuti hanno sollevato una questione di giurisdizione, chiedendo alla Corte di Cassazione di dichiarare la competenza del giudice ordinario e non di quello contabile. La loro difesa si basava su due argomenti principali:

1. Natura del danno: Il danno, a loro avviso, era stato arrecato direttamente al patrimonio della Società Figlia, che non è una società in house. Di conseguenza, il pregiudizio per la Società Madre era solo indiretto, una mera conseguenza della perdita di valore della sua partecipazione. In questi casi, secondo la giurisprudenza consolidata, l’azione di responsabilità spetta alla società danneggiata e si svolge davanti al tribunale civile.
2. Inapplicabilità delle norme sulle società pubbliche: A seguito di un’operazione di riassetto societario, la Società Madre era passata sotto il controllo di una holding quotata in borsa. Secondo i ricorrenti, questo cambiamento avrebbe reso inapplicabile il Testo Unico sulle Società Pubbliche (TUSP), facendo venir meno il presupposto per la responsabilità erariale.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

Le Sezioni Unite hanno respinto integralmente le argomentazioni degli amministratori, confermando la giurisdizione della Corte dei conti. Le motivazioni della decisione sono cruciali per comprendere i limiti della responsabilità degli amministratori di società pubbliche.

La Corte ha innanzitutto chiarito che, sebbene la Società Madre non sia tecnicamente una società in house, essa mantiene una natura sostanzialmente pubblica, qualificandosi come “società legale”. Il suo patrimonio, pertanto, conserva connotati pubblicistici.

Il punto centrale della decisione risiede nell’analisi del rapporto tra la Società Madre e la Società Figlia. La Cassazione ha evidenziato l’esistenza di un “mandato esclusivo con rappresentanza” conferito dalla prima alla seconda per la gestione delle commesse estere. Attraverso questo mandato, gli amministratori della Società Figlia hanno assunto la titolarità del potere di decidere per la stessa Società Madre, gestendo di fatto una porzione del suo patrimonio e delle sue attività strategiche.

Questo legame ha creato una “relazione funzionale” o un “rapporto di servizio” tra gli amministratori e l’ente pubblico controllante. Tale rapporto, anche se non formalizzato in un contratto di impiego pubblico, è sufficiente a radicare la giurisdizione della Corte dei conti. La condotta degli amministratori non ha causato solo un danno riflesso, ma un pregiudizio diretto ed immediato al patrimonio della Società Madre, integrando così la fattispecie del danno erariale come definita dall’art. 12 del TUSP.

Infine, la Corte ha giudicato irrilevante il trasferimento del pacchetto azionario della Società Madre alla holding quotata. Tale modifica è stata considerata puramente formale e non ha inciso sulla natura sostanzialmente pubblica della società e sulle connesse responsabilità.

Le conclusioni

L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale: la responsabilità per danno erariale non dipende dalla schermatura formale di una struttura societaria di diritto privato. Quando un amministratore di una società controllata agisce in base a un mandato che gli conferisce il potere di incidere direttamente sul patrimonio e sulle scelte strategiche dell’ente pubblico controllante, si instaura un rapporto di servizio che lo sottopone alla giurisdizione della Corte dei conti. Questa decisione rappresenta un importante monito per chi opera all’interno del complesso sistema delle partecipazioni pubbliche, ricordando che la gestione di risorse della collettività, anche se veicolata attraverso strumenti privatistici, comporta sempre una responsabilità diretta verso lo Stato.

Quando gli amministratori di una società controllata da un ente pubblico rispondono di danno erariale davanti alla Corte dei conti?
Rispondono quando, in virtù di uno specifico mandato o di una relazione funzionale, assumono il potere di decidere per l’ente pubblico controllante e con la loro condotta causano un danno diretto al patrimonio di quest’ultimo, e non un mero danno riflesso sul valore della partecipazione.

La trasformazione di un ente pubblico in S.p.A. o il suo trasferimento sotto una holding quotata esclude la giurisdizione della Corte dei conti?
No. Secondo la Cassazione, se l’ente conserva una natura sostanzialmente pubblica (come una “società legale”), le modifiche puramente formali dell’assetto proprietario, come il passaggio sotto una holding, non alterano la natura pubblica del suo patrimonio e non escludono la giurisdizione contabile per i danni ad esso arrecati.

Che cosa si intende per ‘rapporto di servizio’ ai fini della responsabilità per danno erariale?
È una relazione funzionale tra un soggetto, anche privato, e la pubblica amministrazione. Non richiede un formale rapporto di impiego, ma sorge quando il soggetto è incaricato di gestire risorse o svolgere attività nell’interesse dell’ente pubblico, inserendosi nel suo apparato organizzativo. Questo legame è il presupposto per poter essere chiamati a rispondere di danno erariale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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