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Danno da fauna selvatica: onere della prova e art. 2052

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12714/2024, interviene su un caso di danno da fauna selvatica causato da un capriolo. La Corte ha stabilito che la responsabilità dell’ente pubblico non va inquadrata nell’art. 2043 c.c. (illecito generico), ma nell’art. 2052 c.c. (danno cagionato da animali). Di conseguenza, l’onere della prova si inverte: il danneggiato deve solo dimostrare il nesso causale tra l’animale e il danno, mentre spetta all’ente provare il caso fortuito per essere esonerato da responsabilità. La Corte ha cassato la sentenza d’appello che aveva erroneamente addossato l’onere della prova interamente sul cittadino.

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Pubblicato il 3 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Danno da Fauna Selvatica: la Cassazione ribalta l’Onere della Prova

Un recente intervento della Corte di Cassazione chiarisce definitivamente a chi spetta la responsabilità e, soprattutto, l’onere della prova in caso di danno da fauna selvatica. Con l’ordinanza in esame, i giudici supremi hanno stabilito che la responsabilità dell’ente pubblico per i danni causati da animali selvatici rientra nell’ambito dell’articolo 2052 del codice civile, relativo al danno cagionato da animali in custodia, e non nella generica responsabilità extracontrattuale dell’articolo 2043. Questa precisazione ha conseguenze pratiche enormi per il cittadino danneggiato.

I Fatti del Caso

Una conducente subiva danni alla propria autovettura a seguito di un incidente causato da un capriolo che aveva improvvisamente attraversato la strada. La donna decideva di citare in giudizio la Regione competente per ottenere il risarcimento del danno, quantificato in quasi 4.000 euro. Sul posto erano intervenuti i carabinieri, che avevano redatto un verbale di sopralluogo corredato da fotografie, attestando l’accaduto.

Il Percorso Giudiziario e l’Errore del Giudice d’Appello

In primo grado, il Giudice di Pace accoglieva la domanda della danneggiata, condannando la Regione al pagamento di 2.900 euro. Tuttavia, il Tribunale, in funzione di giudice d’appello, ribaltava la decisione. L’errore del Tribunale è stato quello di ritenersi vincolato alla qualificazione giuridica dei fatti proposta dalle parti, le quali avevano inquadrato la vicenda nell’ambito della responsabilità per fatto illecito ex art. 2043 c.c. Secondo tale norma, spetta al danneggiato provare tutti gli elementi costitutivi dell’illecito, inclusa la colpa dell’ente pubblico. Poiché la conducente non aveva dimostrato una colpa specifica della Regione, la sua domanda era stata respinta.

La Qualificazione del Danno da Fauna Selvatica secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della danneggiata, censurando duramente la decisione del Tribunale. I giudici supremi hanno ribadito un principio fondamentale del nostro ordinamento: il giudice non è vincolato dalla qualificazione giuridica che le parti attribuiscono ai fatti (‘iura novit curia’). Il suo compito è applicare la norma di diritto corretta alla fattispecie concreta.

La Corte ha chiarito che, a seguito di un consolidato mutamento giurisprudenziale, il danno da fauna selvatica deve essere ricondotto alla responsabilità per danno cagionato da animali, disciplinata dall’art. 2052 c.c. Questa norma prevede una forma di responsabilità oggettiva o semi-oggettiva, che prescinde dalla prova della colpa.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si fonda sulla diversa distribuzione dell’onere della prova prevista dall’art. 2052 c.c. rispetto all’art. 2043 c.c. Mentre nel secondo caso il danneggiato deve provare tutto (fatto, danno, nesso causale e colpa), nel primo il suo onere si ferma alla dimostrazione del nesso di causalità tra il comportamento dell’animale e il danno subito. Una volta fornita questa prova, la responsabilità dell’ente (custode della fauna selvatica) si presume.

Spetta quindi all’ente pubblico, per liberarsi da tale responsabilità, fornire la cosiddetta ‘prova liberatoria’, che consiste nel dimostrare il ‘caso fortuito’. Nel contesto di un incidente stradale, il caso fortuito può consistere, ad esempio, nella condotta colpevole dello stesso danneggiato (guida imprudente) o nell’assoluta imprevedibilità e inevitabilità dell’attraversamento dell’animale, nonostante l’adozione di ogni cautela. Il Tribunale aveva errato nel richiedere alla danneggiata di provare l’imprevedibilità della condotta dell’animale, invertendo di fatto l’onere della prova previsto dalla legge.

Le Conclusioni

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa al Tribunale, in diversa composizione, affinché decida la controversia applicando i corretti principi di diritto. La decisione riafferma con forza che in un caso di danno da fauna selvatica, il cittadino deve solo provare che l’incidente è stato causato dall’animale. Sarà poi l’ente pubblico a dover dimostrare l’esistenza di un evento imprevedibile e inevitabile, come la guida imprudente del conducente, per poter essere esonerato dal risarcimento.

Chi è responsabile per i danni causati da animali selvatici?
Secondo la Corte di Cassazione, la responsabilità per i danni causati dalla fauna selvatica ricade sull’ente pubblico (in questo caso la Regione) in qualità di custode, ai sensi dell’art. 2052 del codice civile.

Cosa deve dimostrare chi subisce un danno da fauna selvatica per ottenere il risarcimento?
Il danneggiato deve provare unicamente il nesso di causalità, ovvero che il danno subito (ad esempio, all’autovettura) è stato una conseguenza diretta del comportamento dell’animale selvatico (ad esempio, il suo improvviso attraversamento della strada).

Come può l’ente pubblico evitare di pagare il risarcimento?
L’ente pubblico può essere esonerato dalla responsabilità solo se fornisce la prova del ‘caso fortuito’. Questo significa dimostrare che il danno è stato causato da un evento imprevedibile e inevitabile, come una condotta colpevole del danneggiato (es. guida a velocità eccessiva) o l’assoluta e inevitabile imprevedibilità del comportamento dell’animale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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