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Danno da cose in custodia: porta a vetri non segnalata

Una cliente si infortunava urtando una porta a vetri non segnalata di un locale commerciale. La Corte d’Appello ha confermato la responsabilità del gestore per danno da cose in custodia (art. 2051 c.c.), ma ha anche riconosciuto un concorso di colpa della danneggiata pari al 30%, poiché era distratta dal cellulare al momento dell’impatto. La Corte ha rigettato le richieste di risarcimento per spese mediche future, ritenendole non provate nella loro necessità e riconducibilità causale all’evento.

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Pubblicato il 5 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Danno da cose in custodia: La responsabilità del locale per la porta a vetri non segnalata

Quando subiamo un infortunio all’interno di un locale commerciale, di chi è la colpa? Una recente sentenza della Corte di Appello di Perugia affronta un caso emblematico di danno da cose in custodia, analizzando la responsabilità del gestore di un’attività per i danni subiti da una cliente che ha urtato una porta a vetri trasparente e non adeguatamente segnalata. Questo caso ci offre spunti preziosi sulla ripartizione delle responsabilità quando anche il comportamento della persona danneggiata contribuisce all’incidente.

I fatti di causa

Una signora citava in giudizio una società proprietaria di un esercizio commerciale per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di un urto contro la porta a vetri del locale. In primo grado, il Tribunale riconosceva la responsabilità della società ai sensi dell’art. 2051 c.c. (responsabilità per danno da cose in custodia), ma attribuiva alla danneggiata un concorso di colpa del 30%, in quanto le testimonianze avevano rivelato che la donna, al momento dell’incidente, era intenta a guardare lo schermo del proprio cellulare. La donna proponeva appello, lamentando la mancata liquidazione di tutte le spese mediche, la mancata rivalutazione e gli interessi, e contestando la valutazione delle prove che aveva portato al riconoscimento del suo concorso di colpa. La società, a sua volta, proponeva appello incidentale, chiedendo che la responsabilità fosse attribuita esclusivamente alla danneggiata.

La decisione della Corte d’Appello sul danno da cose in custodia

La Corte di Appello ha rigettato sia l’appello principale che quello incidentale, confermando la sentenza di primo grado. La decisione si fonda su un’attenta analisi dei principi che regolano il danno da cose in custodia e la valutazione del comportamento delle parti coinvolte.

La ripartizione della responsabilità e il concorso di colpa

Il punto centrale della controversia era stabilire se la responsabilità fosse esclusiva del custode (la società) o se il comportamento della danneggiata avesse avuto un ruolo. La Corte ha confermato che la porta trasparente, non adeguatamente segnalata, costituiva una fonte di rischio riconducibile alla cosa in custodia. La normativa sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008) impone che le pareti trasparenti siano chiaramente segnalate, e le piccole vetrofanie presenti non sono state ritenute idonee allo scopo.

Tuttavia, la Corte ha ritenuto corretto il riconoscimento di un concorso di colpa. Il comportamento della danneggiata – camminare guardando il cellulare – è stato considerato imprudente e ha contribuito causalmente all’evento. Questo comportamento, pur non essendo così imprevedibile da interrompere del tutto il nesso causale (e quindi non integrando un caso fortuito), ha giustificato una riduzione del risarcimento del 30% ai sensi dell’art. 1227 c.c.

La liquidazione del danno: spese mediche e danno futuro

Un altro motivo di appello riguardava il risarcimento del danno. La danneggiata chiedeva il rimborso di spese mediche già sostenute e la liquidazione di una somma per un futuro intervento chirurgico riparativo.

La Corte ha respinto entrambe le richieste. Per le spese già sostenute (visita e consulenza tecnica), non è stato provato il nesso diretto e necessario con le lesioni derivanti dall’incidente. Per quanto riguarda il danno futuro, la consulenza tecnica d’ufficio (CTU) aveva accertato solo “minimi reliquati” del trauma, non tali da rendere necessario un intervento chirurgico. La giurisprudenza è chiara: il danno futuro non può essere risarcito sulla base di mere ipotesi o eventualità, ma richiede una prova concreta della sua necessità e riconducibilità all’illecito.

Le motivazioni

La Corte ha basato la sua decisione su principi giuridici consolidati. In primo luogo, nel danno da cose in custodia, la responsabilità del custode è quasi oggettiva e si fonda sul criterio del “più probabile che non”. Nel caso specifico, la consulenza tecnica aveva stabilito che era più probabile (al 51%) che la lesione derivasse dall’urto piuttosto che da cause preesistenti. Questo è sufficiente in ambito civile per affermare il nesso causale.

In secondo luogo, il comportamento della vittima assume rilevanza ai fini dell’art. 1227 c.c. Se la condotta è imprudente e contribuisce a causare il danno, il risarcimento deve essere ridotto. Solo un comportamento del tutto anomalo, imprevedibile e inevitabile per il custode può integrare il caso fortuito e liberarlo completamente da responsabilità.

Infine, per quanto riguarda il risarcimento, la Corte ribadisce che ogni voce di danno deve essere provata. Le spese mediche sono risarcibili solo se necessarie e direttamente collegate al fatto illecito. Ugualmente, gli interessi compensativi non sono automatici ma richiedono una specifica domanda e prova di un danno ulteriore da ritardato pagamento.

Le conclusioni

Questa sentenza offre due importanti lezioni pratiche. Per i gestori di locali aperti al pubblico, evidenzia l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per prevenire danni derivanti dalle cose in loro custodia, come segnalare adeguatamente superfici in vetro potenzialmente pericolose. Per i cittadini, ricorda che un comportamento distratto o imprudente può avere conseguenze legali, portando a una significativa riduzione del risarcimento a cui si avrebbe diritto in caso di infortunio.

Chi è responsabile se un cliente urta una porta a vetri non segnalata in un locale?
Di norma, la responsabilità ricade sul gestore del locale in qualità di custode, ai sensi dell’art. 2051 c.c. (danno da cose in custodia), in quanto la mancata segnalazione di un potenziale pericolo costituisce un difetto della cosa custodita.

L’essere distratti dal cellulare può ridurre il risarcimento del danno?
Sì. La sentenza conferma che un comportamento imprudente della persona danneggiata, come camminare guardando il cellulare, integra un concorso di colpa che può portare a una riduzione del risarcimento, in questo caso del 30%.

Le spese per un intervento chirurgico futuro, solo ipotizzato, sono risarcibili?
No. La Corte ha stabilito che il danno futuro è risarcibile solo se la sua necessità e la sua riconducibilità all’evento dannoso sono provate con un alto grado di probabilità. Non può essere liquidato sulla base di mere ipotesi o eventualità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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