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Danno da cose in custodia: condotta del danneggiato

Una cittadina ha citato in giudizio un comune per i danni subiti a seguito di una caduta su una strada dissestata. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, attribuendo la colpa alla condotta imprudente della danneggiata. La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla corretta interpretazione del ‘caso fortuito’ e del danno da cose in custodia ai sensi dell’art. 2051 c.c., ha deciso di rinviare la decisione, in attesa di una più ampia rivalutazione giurisprudenziale su questi principi.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Danno da Cose in Custodia: Quando la Colpa è del Pedone? La Cassazione Rinvia la Decisione

La responsabilità per danno da cose in custodia, disciplinata dall’art. 2051 del Codice Civile, rappresenta un tema centrale nelle aule di giustizia, specialmente quando coinvolge enti pubblici e la manutenzione di strade e marciapiedi. Una recente ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione, la n. 10493/2023, ha sospeso il giudizio su un caso emblematico, segnalando una possibile riconsiderazione dei criteri per definire i confini tra la responsabilità del custode e la condotta del danneggiato.

I Fatti di Causa

Una cittadina conveniva in giudizio il proprio Comune di residenza per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa di una caduta. L’incidente era avvenuto su una strada pubblica a causa del dissesto della pavimentazione: una ‘basola’ non cementata al suolo costituiva, a dire della vittima, un’insidia non visibile né prevedibile. L’infortunata aveva specificato di essere scesa dal marciapiedi, in quel momento affollato, e di aver camminato sulla pavimentazione stradale dissestata.

Le Decisioni dei Giudici di Merito

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno rigettato la domanda di risarcimento. I giudici hanno ritenuto che la condotta della danneggiata fosse stata la causa esclusiva dell’evento. Le motivazioni si sono concentrate su alcuni punti chiave:

* La vittima abitava nei pressi del luogo dell’incidente e quindi era a conoscenza dello stato di dissesto della strada.
* L’incidente è avvenuto in condizioni di piena visibilità.
* La strada era lastricata con basole di grandi dimensioni, tutte visibilmente sconnesse.
* La scelta di scendere dal marciapiedi e camminare sulla carreggiata dissestata è stata volontaria.

Secondo i giudici, questo comportamento imprudente ha integrato gli estremi del ‘caso fortuito’, interrompendo il nesso causale tra le condizioni della strada e la caduta, e assorbendo di fatto ogni responsabilità del Comune.

Il Ricorso in Cassazione e la questione del danno da cose in custodia

La danneggiata ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la violazione degli articoli 2051 e 1227 del Codice Civile. Il fulcro del suo argomento era che i giudici di merito avessero erroneamente valutato il suo comportamento, senza interrogarsi se esso fosse realmente imprevedibile ed eccezionale dal punto di vista del custode (il Comune). A fronte di una situazione di oggettiva e nota pericolosità, il Comune avrebbe dovuto prevedere il rischio di cadute e intervenire per mettere in sicurezza l’area. In sostanza, la difesa sosteneva che non ogni comportamento disattento del danneggiato può essere automaticamente qualificato come caso fortuito, specialmente quando il pericolo è creato e mantenuto dal custode stesso.

Le Motivazioni dell’Ordinanza Interlocutoria

La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, con una mossa significativa, non ha deciso il caso nel merito. Ha invece emesso un’ordinanza interlocutoria con cui ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. La Corte ha riconosciuto che le questioni sollevate – la nozione di caso fortuito, il rilievo del concorso colposo del danneggiato e la natura stessa della responsabilità per danno da cose in custodia – sono attualmente oggetto di un’ampia rivalutazione da parte della stessa Sezione. Questo progetto di rivalutazione mira a consolidare e, se necessario, innovare gli orientamenti giurisprudenziali in materie di particolare rilevanza sociale, come la responsabilità da custodia.

Conclusioni

L’ordinanza interlocutoria, pur non fornendo una risposta definitiva al caso, ha un’importanza strategica. Segnala che la Suprema Corte è consapevole della necessità di fare chiarezza sui criteri di ripartizione della responsabilità tra custode e danneggiato. Il futuro orientamento che emergerà da questa riflessione giurisprudenziale sarà cruciale per definire con maggiore certezza quando la condotta di un cittadino possa essere considerata talmente imprudente da esonerare completamente un ente pubblico dal suo dovere di manutenzione e custodia, e quando, invece, la responsabilità debba essere almeno condivisa. Per ora, il giudizio è sospeso, in attesa di principi più solidi e uniformi.

In caso di caduta su una strada pubblica dissestata, il Comune è sempre responsabile?
No. Secondo la giurisprudenza esaminata nel provvedimento, la responsabilità del Comune può essere esclusa se viene provato il ‘caso fortuito’. Questo può consistere anche in un comportamento del danneggiato talmente imprudente, imprevedibile ed eccezionale da interrompere completamente il nesso di causalità tra la condizione della strada e il danno.

Cosa ha deciso la Corte di Cassazione in questo specifico caso?
La Corte non ha emesso una decisione finale sul merito, ma ha pubblicato un’ordinanza interlocutoria. Ha deciso di rinviare la causa a una nuova udienza, poiché le questioni giuridiche fondamentali, come la definizione di caso fortuito e la responsabilità per danno da cose in custodia, sono attualmente oggetto di una riconsiderazione generale da parte della stessa Sezione della Corte.

Il fatto che una persona conosca lo stato di pericolo di una strada esclude automaticamente il suo diritto al risarcimento?
Nei gradi di merito di questo caso, i giudici hanno ritenuto di sì, considerando la conoscenza dei luoghi un fattore decisivo per qualificare la condotta della vittima come imprudente e causa esclusiva del sinistro. Tuttavia, questo è proprio il punto contestato nel ricorso in Cassazione, e la questione è ora al vaglio della Corte per una potenziale rivalutazione complessiva del principio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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