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Danno da buca stradale: la colpa esclude il risarcimento

Una motociclista ha citato in giudizio il Comune per un danno da buca stradale. Il Tribunale ha respinto la richiesta, attribuendo l’intera responsabilità dell’incidente alla condotta di guida imprudente della donna. La sua manovra, unita alla visibilità della buca e alle condizioni generali della strada, ha integrato il “caso fortuito”, interrompendo il nesso di causalità con la responsabilità dell’ente custode della strada.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Danno da buca stradale: quando la colpa del conducente annulla il risarcimento

Il tema del danno da buca stradale è una questione ricorrente nelle aule di tribunale, che contrappone i cittadini agli enti pubblici responsabili della manutenzione delle strade. Una recente sentenza del Tribunale di Roma offre importanti chiarimenti su un aspetto cruciale: il comportamento del danneggiato. La decisione sottolinea come una condotta di guida imprudente possa integrare il cosiddetto “caso fortuito”, interrompendo il nesso causale e, di conseguenza, escludendo il diritto al risarcimento.

I Fatti di Causa

Una motociclista citava in giudizio il Comune di Roma, chiedendo il risarcimento dei danni subiti a seguito di una caduta. L’incidente era avvenuto di sera, alle 22:20 circa, a causa di una buca presente sul manto stradale di dimensioni pari a 30×50 cm. La donna sosteneva che la buca costituisse un’insidia non segnalata, imprevedibile e poco visibile a causa dell’ora notturna.
Il Comune convenuto si difendeva, negando la propria responsabilità e chiamando in causa le due società appaltatrici, una responsabile della sorveglianza e l’altra della manutenzione stradale. Secondo l’ente, la responsabilità dell’incidente era da attribuire esclusivamente alla condotta negligente della motociclista.

La responsabilità per danno da buca stradale secondo il Tribunale

Il Giudice ha rigettato integralmente la domanda della motociclista. La decisione si fonda sull’applicazione dell’art. 2051 c.c., che disciplina la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia. Sebbene questa norma preveda una forma di responsabilità oggettiva a carico del custode (in questo caso, il Comune), essa può essere superata dalla prova del “caso fortuito”.
Il Tribunale ha stabilito che la condotta della stessa danneggiata, connotata da imprudenza e negligenza, ha assunto le caratteristiche di un evento imprevedibile e inevitabile, tale da interrompere ogni legame di causa-effetto tra le condizioni della strada e l’incidente. In pratica, l’incidente non è stato causato dalla buca in sé, ma dal modo in cui la motociclista ha guidato.

Le motivazioni

Il Giudice ha basato la sua decisione su una serie di elementi emersi durante il processo:
1. Visibilità della Buca: Nonostante l’ora serale, la strada era dotata di illuminazione pubblica e la buca, date le sue dimensioni, era da considerarsi visibile. Inoltre, il verbale della polizia municipale descriveva un manto stradale complessivamente dissestato, una condizione che avrebbe dovuto indurre qualsiasi utente a una maggiore prudenza.
2. Condotta di Guida: La motociclista, al momento della caduta, stava effettuando una manovra di sorpasso di veicoli parcheggiati in doppia fila. Tale manovra, per sua natura, richiede una particolare attenzione e una valutazione preventiva della visibilità e delle condizioni della strada, come previsto dal Codice della Strada.
3. Prevedibilità dell’Evento: Secondo il Tribunale, un conducente diligente, tenuto conto dello stato generale di dissesto della strada e della manovra che stava compiendo, avrebbe potuto prevedere la presenza di un’anomalia e adeguare la propria velocità e attenzione per evitarla. La caduta non era un evento inevitabile, ma la conseguenza di una guida non adeguata alle circostanze.

Conclusioni

La sentenza ribadisce un principio fondamentale in materia di danno da buca stradale: la responsabilità del custode non è assoluta. L’utente della strada ha un dovere di autoresponsabilità e deve adottare una condotta di guida prudente, adeguata alle condizioni concrete del luogo e del momento. Quando il comportamento del danneggiato è talmente imprudente da diventare la causa esclusiva dell’evento, esso si qualifica come caso fortuito, liberando l’ente pubblico da ogni responsabilità. Questa decisione serve da monito: non basta la presenza di una buca per ottenere un risarcimento, ma è necessario dimostrare di aver tenuto un comportamento irreprensibile alla guida.

Quando è escluso il risarcimento per un danno da buca stradale?
Il risarcimento è escluso quando la condotta del danneggiato è talmente negligente da integrare il “caso fortuito”. Questo avviene se il conducente, con l’ordinaria diligenza, avrebbe potuto prevedere ed evitare il pericolo, ma ha tenuto un comportamento imprudente che è diventato la causa esclusiva dell’incidente.

La manovra di sorpasso di auto in doppia fila può influire sulla responsabilità?
Sì, secondo la sentenza, una manovra di sorpasso di veicoli in doppia fila richiede un grado di attenzione superiore. Se, durante tale manovra, il conducente non si accorge di una buca visibile, la sua condotta può essere considerata la causa principale dell’incidente, escludendo la responsabilità del custode della strada.

Cosa deve dimostrare chi chiede un risarcimento per una caduta in una buca?
Chi subisce il danno deve provare il nesso causale tra la buca (la “cosa in custodia”) e la caduta. Tuttavia, il custode (il Comune) può liberarsi dalla responsabilità dimostrando il “caso fortuito”, che può consistere proprio nella prova che l’incidente è avvenuto per colpa esclusiva del danneggiato, il cui comportamento imprudente ha interrotto il legame di causalità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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