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Custodia scale: 50% di colpa per chi cade

Una donna cade su scale condominiali bagnate durante le pulizie. Il tribunale stabilisce una responsabilità condivisa: 50% al custode dell’immobile per la mancanza di avvisi di pericolo e 50% alla danneggiata per non aver prestato sufficiente attenzione, pur essendo a conoscenza della presenza degli addetti. L’impresa di pulizie viene condannata a tenere indenne il custode. La sentenza evidenzia l’equilibrio tra il dovere di custodia delle scale e il dovere di autotutela dell’utente.

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Pubblicato il 28 dicembre 2025 in Diritto Civile, Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Custodia scale: Responsabilità al 50% per caduta su pavimento bagnato

Una recente sentenza del Tribunale di Milano affronta un caso emblematico di caduta su scale condominiali, definendo i confini della responsabilità legata alla custodia scale. La decisione stabilisce un concorso di colpa al 50% tra il custode dell’immobile e la persona danneggiata, offrendo importanti spunti sulla diligenza richiesta a entrambe le parti quando sono in corso attività di pulizia.

I Fatti del Caso: Una Caduta Durante le Pulizie Condominiali

Una residente di un condominio scivolava sui primi gradini delle scale della sua abitazione, cadendo rovinosamente. Al momento dell’incidente, le scale erano bagnate e rese scivolose da acqua e detergente a causa di una pulizia straordinaria in corso. La donna sosteneva che la pericolosità della situazione non era segnalata da alcun cartello di avvertimento, né vi era personale presente nelle immediate vicinanze. A supporto della sua versione, la testimonianza di un’amica presente al momento dei fatti, che confermava lo stato dei luoghi e l’assenza di avvisi.

A seguito della caduta, la donna riportava lesioni fisiche che richiedevano cure mediche e riabilitazione, decidendo così di citare in giudizio il gestore dell’immobile per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

La Difesa e la Chiamata in Causa di Terzi

Il gestore dell’immobile, in qualità di custode, si difendeva negando ogni addebito. Sosteneva che le scale non presentassero anomalie o pericoli occulti e che la vittima, abitando da anni nell’edificio, ne conosceva perfettamente le caratteristiche. Aggiungeva che, di prassi, le operazioni di pulizia venivano sempre segnalate con appositi cartelli.

In via prudenziale, il custode chiedeva e otteneva l’autorizzazione a chiamare in causa l’impresa a cui erano stati appaltati i servizi di pulizia, al fine di essere tenuto indenne (in gergo tecnico, “manlevato”) da un’eventuale condanna. A sua volta, l’impresa di pulizie chiamava in causa la propria compagnia di assicurazioni.

La Decisione del Tribunale sulla custodia scale

Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda della danneggiata, ritenendo la responsabilità per l’accaduto divisa a metà tra lei e il custode.

La Responsabilità del Custode ex art. 2051 c.c.

Il giudice ha innanzitutto riconosciuto la responsabilità del gestore dell’immobile ai sensi dell’art. 2051 del Codice Civile, che disciplina il danno causato da cose in custodia. Le scale bagnate e trattate con detergenti sgrassanti professionali rappresentavano una condizione di oggettiva pericolosità, che è stata la causa diretta della caduta. La testimonianza ha confermato che, al momento del passaggio della donna, non era stato apposto alcun cartello di avviso, elemento cruciale per fondare la responsabilità del custode.

Il Concorso di Colpa del Danneggiato al 50%

Nonostante la responsabilità del custode, il Tribunale ha ritenuto che la danneggiata avesse contribuito a causare il danno per il 50%. La stessa donna, infatti, aveva ammesso in interrogatorio di essersi accorta che le pulizie erano in corso, poiché sentiva le voci degli addetti ai piani superiori. Questa consapevolezza, secondo il giudice, le imponeva un dovere di maggiore cautela e prudenza nell’affrontare le scale. Il suo comportamento, non sufficientemente attento data la situazione, ha interrotto parzialmente il nesso causale tra la pericolosità delle scale e il danno, giustificando una riduzione del risarcimento.

La Ripartizione delle Responsabilità: la Manleva

Il Tribunale ha anche chiarito la catena delle responsabilità tra i vari soggetti coinvolti:

1. Condanna dell’impresa di pulizie: L’impresa è stata condannata a rimborsare al gestore dell’immobile (custode) tutte le somme che quest’ultimo dovrà versare alla danneggiata. L’impresa, infatti, non è riuscita a provare di aver adempiuto correttamente ai suoi obblighi contrattuali, in particolare quello di segnalare adeguatamente il pericolo.
2. Condanna dell’assicurazione: La compagnia assicurativa è stata a sua volta condannata a tenere indenne l’impresa di pulizie, poiché il contratto di assicurazione copriva questo tipo di incidenti.

Le Motivazioni

La sentenza si fonda su un bilanciamento tra due principi cardine del nostro ordinamento. Da un lato, la responsabilità oggettiva del custode (art. 2051 c.c.), che risponde dei danni causati dalla cosa che ha in gestione a prescindere da una sua colpa diretta, per il solo fatto che la cosa ha generato un pericolo. Dall’altro, il principio di auto-responsabilità (art. 1227 c.c.), secondo cui chi subisce un danno deve vedere ridotto il proprio risarcimento se ha contribuito a causarlo con un comportamento negligente.

In questo caso, la pulizia straordinaria con detergenti potenti aveva reso le scale più scivolose del normale, creando un’insidia non facilmente prevedibile. La mancata apposizione di un avviso è stata la violazione decisiva da parte dell’impresa appaltatrice. Tuttavia, l’ammissione della danneggiata di aver percepito la presenza degli addetti alle pulizie è stata interpretata come la consapevolezza di una situazione anomala, che avrebbe dovuto indurla a un livello di attenzione superiore al normale. La sua disattenzione ha quindi avuto un’efficacia causale pari a quella della negligenza del custode.

Conclusioni

Questa pronuncia ribadisce che la custodia scale impone obblighi severi a condomini e gestori di immobili, i quali sono tenuti a garantire la sicurezza delle parti comuni. La mancata segnalazione di un pericolo, come un pavimento bagnato, costituisce una grave inadempienza. Allo stesso tempo, la sentenza serve da monito per gli utenti: la consapevolezza di una potenziale situazione di rischio, anche se generica, attiva un dovere di diligenza e prudenza. Ignorare tali segnali può portare a una significativa riduzione del risarcimento, anche in presenza di una chiara responsabilità altrui.

Chi è responsabile se una persona cade sulle scale condominiali bagnate durante le pulizie?
La responsabilità è del custode delle scale (solitamente il condominio o il gestore dell’immobile). Tuttavia, se la persona danneggiata era consapevole che le pulizie erano in corso ma non ha usato la dovuta cautela, la responsabilità può essere condivisa. In questo caso, è stata divisa al 50%.

La mancanza di un cartello “pavimento bagnato” è sufficiente a dare piena ragione a chi cade?
Non necessariamente. La mancanza del cartello è una grave negligenza che fonda la responsabilità del custode e dell’impresa di pulizie. Tuttavia, il giudice può comunque valutare se il danneggiato, pur in assenza di cartello, fosse a conoscenza del pericolo (ad esempio, sentendo le voci degli addetti) e non abbia agito con la necessaria prudenza, riducendo così il risarcimento.

L’impresa di pulizie risponde dei danni al posto del condominio?
Sì, se il danno è causato da una sua negligenza, come non aver messo i segnali di pericolo. In questo caso, il condominio, condannato a risarcire il danneggiato, può chiedere all’impresa di pulizie di rimborsargli l’intera somma versata (attraverso un’azione di manleva), trasferendo di fatto su di essa il costo del risarcimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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