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Criteri di scelta licenziamento: conta l’esperienza

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 18093/2024, ha confermato l’illegittimità di un licenziamento collettivo in cui non sono stati applicati correttamente i criteri di scelta. La Corte ha stabilito che la valutazione della fungibilità professionale di un lavoratore deve basarsi sull’intero bagaglio di esperienze e conoscenze acquisite durante il rapporto di lavoro, e non limitarsi all’ultima mansione svolta. Di conseguenza, il licenziamento di una dipendente è stato annullato perché non era stata comparata con colleghi in posizioni fungibili che avevano un punteggio inferiore ma sono stati mantenuti in servizio.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Criteri di scelta licenziamento: L’Intera Carriera Professionale è Decisiva

Quando un’azienda avvia una procedura di licenziamento collettivo, la corretta applicazione dei criteri di scelta licenziamento è fondamentale per garantirne la legittimità. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale: per valutare quali dipendenti licenziare, non basta guardare all’ultima mansione svolta, ma bisogna considerare l’intero bagaglio professionale del lavoratore. Questa decisione sottolinea l’importanza di una valutazione completa e non superficiale della fungibilità professionale.

I Fatti del Caso: Un Licenziamento Basato su una Visione Parziale

Il caso esaminato riguardava una lavoratrice di una grande società di telecomunicazioni, licenziata nell’ambito di una procedura di mobilità. La dipendente, che al momento del recesso svolgeva mansioni di “Retail Field Account”, aveva impugnato il licenziamento sostenendo che l’azienda non l’avesse correttamente comparata con altri colleghi che ricoprivano posizioni professionalmente simili, come quella di “District Supervisor”.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato ragione alla lavoratrice. I giudici di merito avevano accertato che, sulla base del suo percorso professionale all’interno dell’azienda (avendo ricoperto in passato anche il ruolo di “Supervisor Direct Sales”), la dipendente possedeva le competenze per svolgere altre mansioni. Era emerso che altri dipendenti, con un punteggio inferiore secondo i criteri di scelta ma con professionalità fungibile, non erano stati licenziati. L’azienda ha quindi proposto ricorso in Cassazione, contestando la valutazione sulla fungibilità delle mansioni.

La Decisione della Corte di Cassazione: La Corretta Applicazione dei Criteri di Scelta Licenziamento

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’azienda, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Gli Ermellini hanno stabilito che l’approccio dei giudici di merito era stato corretto. In tema di criteri di scelta licenziamento, la comparazione tra i lavoratori non può essere limitata alle mansioni concretamente svolte al momento della procedura, ma deve estendersi a una valutazione più ampia.

Il fulcro della decisione risiede nel concetto di “complessivo bagaglio di esperienze e conoscenze”. La Corte ha chiarito che, per una corretta applicazione della legge, è necessario ricostruire l’intera professionalità del lavoratore, tenendo conto delle esperienze pregresse, della formazione e di tutte le competenze acquisite nel tempo. Questo permette di verificare l’effettiva sussistenza di professionalità omogenee da mettere a confronto, anche tra dipendenti di diverse unità produttive.

Le Motivazioni: Perché Conta l’Intero Percorso Professionale

Le motivazioni della Corte si fondano su un orientamento ormai consolidato. Limitare la comparazione solo all’ultimo incarico sarebbe riduttivo e potrebbe portare a risultati ingiusti, escludendo dalla platea dei lavoratori comparabili persone che, pur svolgendo temporaneamente un certo ruolo, possiedono le capacità per ricoprirne altri. La fungibilità, quindi, va intesa in senso dinamico e non statico.

La Corte ha specificato che la comparazione deve includere tutti coloro che sono in grado di svolgere le mansioni proprie dei settori che sopravvivono alla riorganizzazione aziendale, indipendentemente dal fatto che le stessero esercitando in quel preciso momento. Nel caso specifico, la valutazione complessiva della carriera della lavoratrice ha dimostrato la sua idoneità a ricoprire altre posizioni, rendendo illegittima la sua esclusione dal confronto con colleghi che, a parità di fungibilità, avevano un punteggio inferiore e sono rimasti in azienda.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per Aziende e Lavoratori

Questa ordinanza offre importanti indicazioni pratiche. Per le aziende, emerge la necessità di condurre le procedure di licenziamento collettivo con estrema attenzione, basando la comparazione su un’analisi approfondita e documentata del profilo professionale completo di ogni dipendente. Una mappatura superficiale delle competenze espone al rischio di contenziosi e di declaratoria di illegittimità dei licenziamenti. Per i lavoratori, invece, si rafforza la tutela: il loro valore professionale non è definito solo dall’ultima etichetta, ma dalla somma di tutte le esperienze e competenze maturate, che devono essere correttamente ponderate dall’azienda nell’applicazione dei criteri di scelta licenziamento.

In un licenziamento collettivo, quali mansioni bisogna considerare per la comparazione tra lavoratori?
La comparazione non deve limitarsi alle mansioni svolte al momento del licenziamento, ma deve considerare il complessivo bagaglio di esperienze e conoscenze del lavoratore per verificare l’effettiva sussistenza di professionalità omogenee e fungibili.

Come viene valutata la fungibilità professionale nei criteri di scelta del licenziamento?
La fungibilità viene valutata ricostruendo l’intera carriera del dipendente, incluse le esperienze pregresse, la formazione e le competenze acquisite. Questo permette di confrontare lavoratori che, pur operando in settori diversi, possiedono capacità professionali equivalenti per ricoprire le posizioni che non vengono soppresse.

Su chi ricade l’onere di provare la fungibilità delle mansioni tra diversi reparti?
La sentenza chiarisce che, sebbene spetti tendenzialmente al lavoratore dedurre e provare la fungibilità, la decisione del giudice si basa sull’esame di tutte le risultanze istruttorie. Se da queste emerge la fungibilità, il datore di lavoro deve fornire prove contrarie efficaci per dimostrare la legittimità della scelta operata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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